L’immoto perpetuo

Come vi sentireste all’idea di vedere l’ennesimo remake di un vecchio film la cui trama conoscete ormai a memoria (e, a dirla tutta, nemmeno vi piace)? Correreste entusiasti al cinema? O meglio, se ve ne accorgeste direttamente in sala, mentre lo state guardando…

E’, più o meno, quello che è successo da un anno a questa parte a Roma, col cambio di amministrazione: venti di cambiamento, grandi proclami, e noi ingenui a dimenticare ancora una volta la grande lezione di Tomasi di Lampedusa.

A un anno o poco meno di distanza siamo “da capo a dodici”, con la macchina comunale paralizzata dai bilanci in rosso, vagonate di promesse non mantenute (e nonostante ciò reiterate, in un’escalation ormai al limite del ridicolo), progetti faraonici con molta probabilità destinati a rimanere buone intenzioni “sulla carta” (PGTU) ed un sostanziale nulla di fatto.

Cosa sarebbe lecito attendersi a questo punto se non un antico copione, oliato e collaudato nel corso dei decenni, testato sotto stress e perfettamente funzionale alla bisogna? Ed infatti eccola qui, puntuale come l’ora legale a primavera, la richiesta di “individuare una serie di interventi” (aggiungere una cifra a piacere tra tre e dieci) da pianificare per i prossimi mesi.

Ok, gli attori sono diversi, ma basta questo per mascherare la riproposizione dello stesso copione che viene replicato da tempo immemorabile? O forse il problema è mio, che aspetto da quindici anni (venti? venticinque?) uno sviluppo nella trama che gli sceneggiatori non sono in grado di scrivere?

Oltretutto non si capisce perché i nostri amministratori e tecnici, soggetti preposti al funzionamento della città, non siano in grado di stabilire da sé le priorità, ma vengano costantemente ad interrogare gli utenti. Qual’è esattamente il loro lavoro: conoscere i problemi ed aver cognizione degli interventi da effettuare o accontentare chi, di volta in volta, strilla più forte degli altri per poi tirare a campare fino all’emergenza successiva?

Mi sembra di essere tornato ai tempi della scuola, quando il compagno (somaro) di turno chiedeva insistentemente di poter copiare il compito in classe. Già mi scocciava all’epoca, figuriamoci adesso che vado per i cinquanta…

Io non voglio essere “accontentato”. Pretendo solo che l’amministrazione faccia semplicemente e banalmente il proprio lavoro, che consiste nello spendere il denaro che i cittadini versano in tasse per garantire servizi e qualità della vita. Non ho serietà e professionalità da rivendicare, ma pretendo invece che chi è stipendiato per fare questo lavoro le abbia e lo faccia, anziché scaldar poltrone.

Anche perché (e questo è il guaio nel fare sempre i compiti, anche per i “somari”) a lungo andare ho studiato e comprendo la situazione complessiva della città molto meglio di quelli che per anni si sono fatti “passare i compiti”, vivacchiando ed intascando soldi a sbafo. E trovo ciò desolante.

P.s.: inutile dire che non ho alcuna convinzione che quello che sarà “suggerito” possa trovare in futuro realizzazione, o che quello che pure sarà realizzato, in maniera estemporanea e del tutto fuori contesto, potrà mai funzionare davvero. Conosco già il film, compreso il finale. E stavolta più che mai: “Not In My Name!”

One thought on “L’immoto perpetuo

  1. Hai voglia a criticare. L’unica vera novità sarà l’amministrazione M5S. Questo sistema ormai è noto. Chi vuole capire ha capito. Se anche Alemanno e Marino (e i loro successori) dichiarassero quello che hai scritto sarebbero votati da molti ugualmente! STUPIDE SARDINE IN SCATOLE COL MOTORE!!!

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