Il volo notturno

Decido che il giorno è finito
Saluto e abbandono la festa
Mi avvolge la notte e il silenzio
mi serra con ali di gelo.

Spossato mi lascio alle spalle
Gli amici, le risa, la gioia
E lento nel buio riprendo
In bici la strada di casa.

Percorro viali deserti
Sfiorando perplesso le mura
Che serrano i sogni protetti
Di gente comune e distratta.

Respiro, e nell’aria invernale
Si formano nubi sottili
Il Mondo assopito non vede
Quest’uomo puntino nel buio.

Io scivolo lento attraverso
Sentieri tracciati nel nulla
Il volo notturno si nutre
Di spazi ignorati dal Mondo.

In bici mi muovo leggero
Scorrendo pensoso e silente
Lo sguardo cattura impressioni
Che macino in sogni ed idee.

Un senso di me prepotente
Ricavo dall’essere solo
Dal muovermi in fretta nel buio
Pensiero che brilla nel vuoto.

La casa mi accoglie usuale
Tepore di chiuso e certezze
Il letto mi abbraccia e nel sonno
Disciolgo la fame di vita.

(1 marzo 2008)

Sere fa mi è capitato, al termine di una giornata particolarmente densa di avvenimenti (conclusasi con una Critical Mass e successiva cena al CSOA Ex-SNIA), di tornarmene a casa in bici di notte. E’ un tema al quale avevo già dedicato un post, ma sentivo la necessità di parlarne usando un linguaggio “altro”. Così è uscita fuori questa poesia.

(come sempre, il suggerimento è di leggerla a voce alta, e non solo con gli occhi, per ascoltare il suono delle parole)

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