Il Re Volante


Oggi vi racconto una fiaba. Non è mia, ma di Terry Jones, ex membro dei Monty Python. Mi ci imbattei per la prima volta poco più di un anno fa e, penso come tutti gli adulti, il confronto con una forma di narrazione rivolta ai bambini mi colse impreparato. Ma è una fiaba particolare, una fiaba dalla morale amara, che racconta di un patto scellerato ed in cui il “vissero felici e contenti” finale funziona solo nel rassicurante contesto della storia, mentre nel mondo reale, quello in cui tutti viviamo, avviene l’esatto contrario.

Ora, a distanza di più di un anno, mi sono deciso a rimetterci mano per tradurre in italiano l’originale in inglese (non credo che il libro di fiabe di Jones sia mai stato tradotto e pubblicato nel nostro paese, al limite potreste trovarlo ed ordinarlo su Amazon). Il motivo che mi ha spinto a ciò ve lo rivelerò al termine del racconto.


IL RE VOLANTE

C’ERA UNA VOLTA un diavolo dell’inferno chiamato Carnifex, a cui piaceva mangiare i bambini piccoli. Alle volte gli piaceva prenderli vivi per frantumarne tutte le ossa, altre volte preferiva strappargli la testa, oppure picchiarli con tanta violenza da spezzar loro la schiena come un ramo secco… Oh, non c’era limite alle cose terribili che era in grado di fare. Ma un giorno, Carnifex scese dal suo letto all’inferno e si rese conto che non gli era rimasto più nemmeno un bambino. “Ho bisogno di un approvvigionamento regolare”, si disse. Così andò in un paese che sapeva essere governato da un re estremamente sciocco. Lo trovò nella sua stanza da bagno (che conteneva oltre un centinaio di vasche) e gli disse: “Maestà, Vi piacerebbe poter volare?” “Certamente”, disse il re, “ma cosa vuoi in cambio, Carnifex?”

“Oh… non molto in realtà”, rispose Carnifex, “vi renderò in grado di volare tanto in alto quanto vorrete, alla velocità preferita, semplicemente alzando le braccia così”, e mostrò al re come avrebbe potuto volare. “Mi piacerebbe essere davvero in grado di farlo”, pensò il re. “Ma che cosa vuoi in cambio, Carnifex?” chiese ad alta voce. “Guardate! Fate una prova!” rispose Carnifex. “Allargate le braccia… ok, bene così… e ora si parte!” Il re allargò le braccia e subito iniziò a salire sempre più in alto, fino a quando fu sopra le nuvole, e volò come un uccello in un giorno d’estate. Poi atterrò di nuovo di fianco al diavolo e gli chiese: “Cosa vuoi in cambio, Carnifex?”

“Oh, niente di importante”, rispose Carnifex. “Voglio solo un bambino al giorno, in cambio potrete volare dove e come vorrete”. Ora il re era davvero molto desideroso di poter volare in quel modo, tuttavia conosceva le cose terribili che Carnifex faceva ai bambini, così scosse la testa. “Suvvia, ci sono migliaia di bambini nel vostro regno”, rispose Carnifex. “Io ne prenderò soltanto uno al giorno… il popolo quasi non se ne accorgerà.” Il re rifletté a lungo, perché sapeva che era una cosa cattiva, ma il pensiero di dover camminare per andare dove voleva, ora che aveva assaporato l’ebbrezza del volo, gli apparve una cosa talmente lenta e noiosa che alla fine accettò. E da quel giorno poté volare.

Da principio tutti i suoi sudditi rimasero molto colpiti. La prima volta che prese il volo una grande folla si radunò nella piazza principale e tutti stettero lì a bocca aperta mentre guardavano il loro re che a braccia distese, saliva in aria, per poi volare oltre le nuvole e fuori di vista, quindi piombare giù di nuovo e volare basso sopra le loro teste, mentre tutti applaudivano e festeggiavano. Ma dopo pochi mesi era diventato uno spettacolo talmente comune vedere il re volare sopra la città che smisero di farci caso. In realtà qualcuno cominciò perfino a risentirsi. Ed ogni giorno una qualche famiglia povera scopriva che uno dei loro bambini era stato preso dal diavolo Carnifex.

Ora la figlia minore del re aveva una bambola preferita, ed era così realistica che l’amava e la trattava esattamente come se fosse un bambino in carne ed ossa. Aveva l’abitudine di intrufolarsi nel bagno del re (quando lui non stava guardando) per fare il bagno a questa bambola. Accadde così che stava facendo proprio questo il giorno in cui il re stipulò il suo patto con Carnifex, e così lei sentì ogni parola che si scambiarono. Naturalmente era terrorizzata da quello che aveva sentito, ma poiché le ragazze non erano granché considerate in gran parte del regno a quell’epoca, e siccome era l’ultima e la più insignificante di tutte le sue figlie, non osò raccontare a nessuno ciò che era accaduto.

Un giorno, tuttavia, Carnifex venne e prese il figlio favorito del re. Il re si immerse nello studio del bilancio e non disse una parola. Più tardi, quel giorno, se ne andò per un lungo volo e non ritornò che dopo il tramonto. Ma la madre del ragazzo era così sopraffatta dal dolore che si mise a letto e sembrò sul punto di morire. Allora la figlia più giovane andò da lei, come sempre stringendo la sua bambola preferita, e le disse tutto ciò che sapeva. A quel punto il dolore della regina divenne rabbia contro il re. Ma lei era una donna astuta, e sapeva che se fosse andata dal re a lamentarsi lui, come nulla, poteva farle tagliare la testa prima che potesse pronunciare un’altra parola. Così, invece, si vestì come una mendicante e, portando la figlia più giovane con sé, strisciò fuori dal palazzo nel cuore della notte.

Quindi andò girando per il regno in lungo e in largo, domandando attenzione. E, ovunque andasse, sistemava la sua figlia più giovane in piedi su uno sgabello, mentre stringeva la sua bambola preferita (che tutti pensavano fosse un bambino vero), a raccontare la sua storia. E tutti coloro che ascoltavano il racconto dicevano: “Ecco com’è che il re può volare!” E così furono tutti pieni di rabbia contro il re.

Alla fine l’intero popolo, da ogni angolo del regno, si recò dal re per protestare. Si erano riuniti tutti nella piazza principale e il re svolazzava sopra di loro, visibilmente a disagio. “Non sei degno di essere il nostro re!” il popolo gridò. “Hai sacrificato i nostri bimbi solo per poter volare!” Il re volteggiò un po’ più in alto, in modo da essere fuori portata, quindi ordinò a tutti di tacere e gridò: “Carnifex! Dove sei?” Ci fu un lampo ed un odore di zolfo, e Carnifex il diavolo apparve seduto in cima alla fontana al centro della piazza.

Immediatamente un grido si levò dalla folla, qualcosa a metà tra la paura e la rabbia, ma Carnifex gridò: “Ascoltate! Capisco come vi sentite!” Furono tutti piuttosto sorpresi da queste parole, ed alcuni cominciarono a pensare che forse Carnifex non era poi così malvagio, dopo tutto. Alcune delle signore cominciarono addirittura a trovarlo affascinante, in qualche diabolica maniera… Ma la figlia più giovane del re si alzò in piedi sul suo sgabello, e gridò: “Lui è un diavolo! Non ascoltatelo!”

“Sì, certo”, disse Carnifex, leccandosi le labbra alla vista della ragazzina che stringeva ancora la sua bambola preferita. “Ma posso ugualmente comprendere la situazione tragica dei genitori che vedono i loro amati figli strappati via sotto i loro occhi…” “Beh! Sorprendente!” disse più d’uno al suo vicino. “Chi avrebbe mai pensato che fosse un tale galantuomo?” sussurrò più di una casalinga alla sua migliore amica. “Non ascoltate!” gridò la figlia più piccola del re.

“Allora vi dirò quello che farò”, disse Carnifex, senza mai distogliere gli occhi luccicanti dalla ragazzina che stringeva a sé quello che lui pensava fosse un neonato. “Vi darò una compensazione per le vostre tragiche perdite. Vi lascerò volare tutti!” E indicò il re, che volò su e giù per un po’ e infine eseguì un avvitamento verticale, solo per mostrare loro esattamente come sarebbe stato. E non vi fu una sola di quelle brave persone che non si riempì di un desiderio quasi insopportabile di unirsi a lui in aria. “Non ascoltatelo!”, gridò la ragazzina, “Vorrà i vostri figli!”

“Tutto quello che chiedo”, disse Carnifex con la sua voce più carezzevole, “è solo un piccolo… piccolissimo… bambino al giorno. Sicuramente questo non è chiedere troppo!” E, sapete, forse vi erano uno o due laggiù tra la folla così rapiti dalla voglia di volare che sarebbero stati d’accordo, se non fosse successo un fatto imprevisto. La figlia più piccola del re improvvisamente si alzò in punta di piedi, sollevò la sua bambola preferita in modo che tutta la gente potesse vedere e gridò: “Guardate! Questo è quello che farà ai vostri figli!” E, detto questo, scagliò la bambola, che lei amava tanto, giusto in braccio a Carnifex.

Naturalmente questo fu troppo perché il diavolo potesse resistere al proprio istinto. Pensando che fosse un bambino in carne ed ossa, in quattro e quattr’otto gli strappò la testa e la ridusse a brandelli. E quando la folla vide Carnifex apparentemente smembrare un neonato vero (poiché nessuno di loro sapeva che fosse solo una bambola) improvvisamente tornarono in sé. Cacciarono un grido rabbioso, e conversero con i visi stravolti dal disgusto dove Carnifex stava accovacciato, insultandolo e minacciandolo. Non so cosa avrebbero fatto se lo avessero preso, ma prima che potessero afferrarlo Carnifex fece un salto dalla fontana proprio sulla schiena del re volante, e con un grido di rabbia e delusione se lo trascinò giù all’inferno cui ormai appartenevano entrambi.

Dopo questi fatti il popolo diede alla figlia più giovane del re una nuova bambola altrettanto realistica della precedente, e le fu concesso di farle il bagno nel bagno del castello tutte le volte che voleva. Per quanto riguarda Carnifex, tornò ogni anno per cercare di indurre la gente a rinunciare a un solo bambino al giorno per lui. Ma, qualsiasi cosa offrisse loro, essi non dimenticarono mai quello che gli avevano visto fare quel giorno, e così rifiutarono, e lui se ne dovette tornare sempre a mani vuote. Tutto questo avvenne centinaia e centinaia di anni fa, e Carnifex non riuscì mai più ad inventare qualcosa che potesse convincerli.

Ora, però, si potrebbe giustamente pensare che Carnifex fosse un diavolo terribile, e si potrebbe anche pensare che il re volante fosse un uomo terribile per dare quei poveri bambini in pasto a Carnifex solo per poter volare. Ma vi dirò qualcosa di ancora più sorprendente, ed è che al giorno d’oggi, proprio qui in questo paese, noi lasciamo che non uno… non due… non tre… ma venti bambini ogni giorno abbiano la testa fracassata o la schiena spezzata o siano schiacciati vivi… e nemmeno per poter volare, ma solo per poter andare in giro guidando delle robe che chiamiamo automobili. Se l’avessi letto in una fiaba io non ci avrei creduto… E voi?


Il motivo che mi ha fatto ripensare a questa storia è un incidente occorso pochi giorni fa a Milano: un’auto che si ferma in doppia fila, una portiera aperta senza guardare, un ragazzo in bici di dodici anni che scarta di lato, un tram che sopraggiunge e lo uccide sul colpo. L’ennesima tragedia annunciata, figlia di cattive abitudini, di distrazione, dell’assenza di infrastrutture e di controlli, di tanta, troppa pigrizia ed indifferenza da parte di tutti noi.

Secondo la fiaba di Terry Jones è il diavolo che ci seduce per mezzo delle automobili, ma siamo noi che cediamo alle sue lusinghe e gli regaliamo le vite dei nostri bambini ed anziani. Una chiave di lettura molto rudimentale, infantile forse, ma anche tragicamente esatta.

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