Anche se voi vi sentite assolti

Oggi pomeriggio, 9 marzo 2012, è morta una ragazza di 22 anni, in bicicletta. Stava attraversando un semaforo col verde quando una Smart, arrivando a forte velocità ed ignorando il rosso, l’ha uccisa sul colpo. Un incidente? No.

Un incidente è, per definizione, qualcosa di imprevedibile. Qui l’unica cosa imprevedibile è il “chi”, il “dove”, il “quando”, ma di certo non il numero di morti, che di anno in anno continua a salire. Quello che non si sa è se la prossima volta toccherà a me, a te che leggi, a qualcuno che conosciamo o a qualche sconosciuto, se sarà nella mia o nella tua città, o da qualche altra parte, se sarà domani o dopodomani.

Quello che si sa per certo è che nel Far-West delle strade italiane, parafrasando Sergio Leone, “Quando un uomo con l’automobile impatta un uomo con la bicicletta, l’uomo con la bicicletta è un uomo morto”. Quello che si sa per certo è che alla fine dell’anno più di mille persone in Italia, ciclisti e pedoni, avranno perso la vita perché qualcuno aveva troppa fretta, era in ritardo, non li ha visti, si è distratto, parlava al cellulare, era stanco…

Questo è quanto riferisce l’ASAPS. “Sul totale di vittime della strada il 50% sono pedoni e ciclisti: a Roma muore un ciclista a settimana. la percentuale di decessi per un passante coinvolto in un incidente raggiunge quasi il doppio rispetto alla media italiana: il 28% rispetto al 15%”.

Sono morti già decisi, già accettati, metabolizzati, vittime sacrificali di un modello di mobilità delirante come non si era mai visto prima nella storia dell’umanità. Fremiamo di sdegno per la crudeltà dei sacrifici umani degli Aztechi, ma siamo incapaci di vedere le nostre vittime, sacrificate sull’altare della divinità automobile. Morti talmente prevedibili che qualcuno ci ha fatto un contatore, e potete star sicuri che sbaglierà solo di poche unità.

Chiedo perciò a tutti quelli/e che leggeranno questo mio post un rapido esame di coscienza, perché ad una situazione del genere non si arriva senza l’accettazione passiva, la connivenza, la complicità di un’intera popolazione.

Chiedo a tutti quelli che mi leggeranno cosa abbiano mai fatto per ribellarsi a questo stillicidio di vittime inermi, se mai abbiano provato a reagire in un qualsiasi modo, a ribellarsi a questa strage, o si siano sempre limitati a girarsi dall’altra parte, a scuotere la testa, a distogliere lo sguardo. Perché in quest’ultimo caso prenderò a prestito le parole di un grande poeta dei nostri tempi per dire che “anche se voi vi sentite assolti, siete lo stesso coinvolti”.

 

Qualcosa si sta agitando, da un mese a questa parte, per risvegliare questo paese vecchio e abulico dal letargo pluridecennale in cui versa. Ci trovate su Facebook nel gruppo “Salviamo i ciclisti”. Aderire non vi costa nulla… non vi laverà la coscienza ma almeno una briciola di sforzo potrete dire di averlo fatto.

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