Le responsabilità del non fare

Riguardo la recente querelle col neo nominato assessore alla mobilità del comune di Roma ho potuto osservare l’inveterata e tafazziana attitudine dei ciclisti nel darsi addosso gli uni agli altri, incolpandosi a vicenda di ciò che il Comune sceglie di fare o di non fare. È un punto che fortemente non condivido: l’idea che possiamo (o dobbiamo) farci carico, o essere ritenuti responsabili per quello che le istituzioni fanno o non fanno.

Il nostro ruolo, il mio ruolo e quello di tutti, dovrebbe essere fare il proprio lavoro, non già il lavoro di Esposito. Avere le proprie competenze professionali (io progetto macchinari industriali, per dire, non ciclovie), non quelle di altri. Chiunque di noi dovrebbe avere la preoccupazione di portare i soldi a casa, non far fare bella (o brutta) figura al sindaco o chi per lui (oltretutto sbandierando davanti ai giornalisti progetti che nemmeno comprendono).

Al contrario quello che ci raccontiamo da sempre è che siamo noi, privati cittadini, ciclisti, cicloattivisti, ad essere responsabili di quello che il Comune, o lo Stato, fanno o non fanno. È una visione assolutamente distorta dei fatti, e ce la diamo perché stiamo spendendo tempo ed energie a cercare di smuovere una bestia totalmente apatica, spesso acefala. Ora io ho deciso di rinunciare a questa forma di supponenza, di farmi carico del fatto che non conto un ca**o, che sto mettendo il becco (giocoforza, ahimé) in cose che non mi competono, oltretutto da una posizione di totale svantaggio e con prospettive zero di portare a casa risultati.

Ma questo porta con sé delle considerazioni che mi sento di estendere alla quasi totalità dei ciclisti romani (con pochissime demeritevoli eccezioni). Il fatto, per cominciare, che se il Comune non fa un ca**o è per una scelta sua, non mia.
Non di Marco Pierfranceschi, non di Alberto Fiorillo, non di Paolo Bellino, non di Marco Bikediablo, non di Marco Latini, non della Critical Mass, non della FIAB, non di “ciclo-pinco-pallo” o di chicchessia.

La responsabilità del non fare è sempre di chi non fa. Non di chi chiede, prega, implora, suggerisce, minaccia, blogga. Mi sono strarotto il ca**o di questa tiritera servilista per cui se l’amministrazione non fa qualcosa che dovrebbe fare (cose che si realizzano quotidianamente in tutti gli altri paesi civili) la colpa è di chi “lo ha chiesto nella maniera sbagliata”. Non esiste, non dobbiamo cadere in questo tranello. È una narrazione totalmente distorta ed opportunista dei fatti e dobbiamo piantarla di mandarla giù acriticamente e metabolizzarla come se fosse la verità.

(quanto sopra è l’estratto di una conversazione via WathsApp, l’argomento mi pareva più interessante del solito e, per evitare di dover replicare con altri le stesse argomentazioni, le ho trascritte qui. I miei lettori abituali avranno colto uno stile più “sanguigno” del solito. Poco dopo aver scritto queste righe mi è piombata tra capo e collo la notizia della morte di un amico e compagno di battaglie cicloattiviste in quel di Ancona, investito e macellato da due automobilisti distratti mentre cercava di tornare a casa, di notte, in scooter…)

2 thoughts on “Le responsabilità del non fare

  1. Sinceramente di questa città non mi frega niente sono stufo di questo tipo di politica, e sono altrettanto stufo dei ciclisti attivisti (di cui ho fatto parte con le critical mass mensili) che parlano tanto e pedalano poco per non cocludere nulla.

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