La cura negata

La novità di ieri sta nel resoconto di un incontro svoltosi tra le associazioni operanti sul tema della sicurezza stradale e l’attuale, neo nominato (dal governo nazionale), assessore alla mobilità del Comune di Roma, Stefano Esposito. La trovate a questo link e suggerisco di leggerla integralmente prima di proseguire.

Sulla riluttanza dei pubblici amministratori ad assumersi responsabilità di scelte controcorrente avevo già scritto. Qui, tuttavia, si compie un salto di livello, esplicitando il vuoto di competenze, e le decisioni da esso prodotte, che prima avevamo semplicemente dovuto dedurre.

Il quadro che ne emerge è francamente imbarazzante: una visione fieramente conservatrice di tutto il peggio che abbiamo ereditato dal passato, il traffico privato “inevitabile” ed “intoccabile”, lo status quo elevato a legge divina, l’orgogliosa affermazione “io non farò nulla”, come se il nulla fosse ammirevole, fino alla più totale abdicazione alle responsabilità che un ruolo dirigenziale comporta ed a ributtare sui ciclisti la responsabilità delle disgrazie causate loro dai mezzi a motore.

Leggere frasi del tipo: “Se un ciclista vuole andare sulla strada lo fa a suo rischio e pericolo” rimanda ad altre situazioni di pericolo. Per me equivale a dire: “Se un rifugiato si imbarca su un gommone lo fa a suo rischio e pericolo”, o “Se un napoletano continua a vivere a Napoli fra i camorristi lo fa a suo rischio e pericolo”. La legge italiana sancisce il diritto a percorrere le strade in sicurezza, ma chi dovrebbe garantire questo diritto ‘se ne lava le mani’ alla Ponzio Pilato.

Come le tre scimmiette ‘non vedo, non sento, non parlo’, i nostri amministratori scelgono una linea di bassissimo profilo, rifiutando la responsabilità di ogni possibile intervento migliorativo. Un conservatorismo imbarazzante, dicevo, prima di tutto a fronte delle esperienze nordeuropee, che rispetto al modello “automotive über alles” (da noi fieramente contrabbandato, dal dopoguerra ad oggi, col risultato di coprire di sangue le strade della penisola) hanno operato una netta e drastica inversione di rotta.

Le problematiche sono note da tempo, i metodi per affrontarle testati e perfezionati negli anni da culture più avanzate della nostra con strumenti ormai evoluti e moderni, come abbiamo appreso in convegni, conferenze, articoli, dispersi nell’arco di decenni.

La cultura delle strade sicure e vivibili, è realtà in molte capitali e grandi città appena fuori dai confini della penisola, eppure nulla di tutto questo pare aver scalfito una mentalità politico-amministrativa fermamente avvinghiata al precetto del “meno faccio, meglio è per me”.

La percezione è che, a fronte di una società “malata di traffico”, il medico incaricato si rifiuti di curarla e continui a praticare salassi ed impacchi vegetali come nell’ottocento, ignorando bellamente l’evoluzione delle terapie avvenuta nell’ultimo secolo.

E mentre l’Europa veleggia verso la civiltà, la riduzione degli incidenti e del traffico, la vivibilità degli spazi urbani, con indicatori di qualità della vita che ci osservano dall’alto di vette irraggiungibili noi restiamo qui, come dei fossili, abbarbicati ad un modello di mobilità demente ed autodistruttivo, a contare morti e feriti, a battibeccare sulle ‘strade killer’ e sui ‘dossi assassini’ come se si trattasse dei risultati delle partite di calcio.

Finirà che recinteranno questa città e ne faranno un parco a tema. Per mostrare ai bambini come si viveva male nel passato e quanto erano stupidi gli uomini preistorici a perseverare in comportamenti sciocchi ed irrazionali. Venderemo i biglietti e i turisti verranno a frotte a guardarci e ridere di noi. O a compatirci, come fanno già.

7 thoughts on “La cura negata

    • Più che altro insensato costringere un interlocutore in una discussione che ritiene totalmente inutile su questioni che considera troppo vaste, malposte e fuori tema.
      Buona giornata.

      • L’appunto che ti ha reso suscettibile è stata originato dal tuo uso ideologico in questa pagina del termine “rifugiato” quando i migranti (prima appunto migranti, poi profughi, ora rifugiati, un po’ come la TAV/TAC/TAX in val si Susa tanto amata dall’Esposito citato, non si sa a cosa serva quindi cosa sia e quindi come chiamarla, purché si faccia o purché immigrino) sono economici in netta maggioranza.
        Affronterò questo tuo falso da me perché qui censurerai di nuovo.
        Se tu scrivi cose false e qualcuno lo fa presente, puoi argomentare o censurare. Tu hai censurato.

      • Allora: ‘maggioranza’ non sta per ‘totalità’, la frase ha un senso, l’articolo parla d’altro e dulcis in fundo ho l’impressione tu stia cercando di dirottare il discorso su un terreno sul quale non intendo scendere.
        Va meglio così?

  1. Pingback: Le responsabilità del non fare | Mammifero Bipede

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