Vita reale, vita virtuale

Ogni tanto mi fermo a riflettere su quanta parte della mia vita sia ormai "virtuale", se pure questo termine ha ancora qualche significato. La maggior parte delle ore lavorative è spesa davanti ad un monitor, a disegnare macchine partorite dalla mia fantasia. La maggior parte delle comunicazioni interpersonali viaggia attraverso lo stesso strumento, sotto forma di e-mail, blog, forum. Poi c’è il momento della "distrazione", speso spesso davanti ad altri schermi, quello televisivo, o più raramente quello del cinema.

Sembrerebbe, messa in questi termini, che la gran parte della mia esistenza si svolga in una forma virtuale, che è l’obiezione principe di Emanuela alle mie attività. Ma grattando un po’ l’apparenza superficiale c’è, sotto la crosta, una fame di informazione, che viaggia oggi prevalentemente attraverso questi strumenti.

Non avremmo parlato di "realtà virtuale" un secolo fa, per gli studiosi che passavano le loro giornate chini sui libri. I libri e le biblioteche hanno rappresentato per millenni, e fino a pochi anni addietro, la principale forma di conservazione e trasmissione del sapere, motivo per cui godevano di un sacrale rispetto. Internet, al contrario, viene vista con maggior diffidenza.

Forse ciò è dovuto al fatto che, come strumento, si dimostra infinitamente più flessibile dei libri cartacei, ma altrettanto inevitabilmente più aperta alle contaminazioni, allo scivolamento di senso, all’orizzontalità. Ciò che in un libro era selezionato e, potremmo dire quasi "distillato", nettamente distinto da ciò che non vi fosse congruo, in internet è mescolato, ibridato, imbastardito da links, rimandi, deviazioni, infinite possibilità.

Si può partire con l’idea di approfondire un periodo storico, e ritrovarsi dopo poche pagine ad ascoltare brani musicali dell’epoca, guardare fotografie, visionare filmati. Trovarsi catapultati in branche dello scibile anche molto lontane da quella da cui eravamo partiti. Approfondire un argomento utilizzando la rete significa quasi sempre capitare da qualche parte completamente imprevista, in qualche meandro inaspettato del sapere.

Non so se la mia generazione, cresciuta sui libri, sia realmente in grado di sfruttare questo strumento, o piuttosto non corra perennemente il rischio di farsene traviare, dirottare, portare lontano dagli obiettivi che ci si era prefissati. Mi è capitato spesso, direi anzi che sia quasi la norma, di partire con l’idea di fare una cosa, realizzarne decine di altre e ricordarmi, solo dopo aver nuovamente spento il computer, di non aver concluso proprio la cosa per cui lo avevo acceso.

Insomma un gran caos. Ora mi manca solo, per parafrasare Nietzsche, di "partorire una stella danzante"… almeno gli darebbe un senso.

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8 thoughts on “Vita reale, vita virtuale

  1. Non a caso si parla di “navigare” in internet. Col rischio di perdere la rotta.
    Credo che in effetti il pregio di Internet, oltre a quello di essere veloce, sia quello di poter immediatamente confrontare l’informazione che cerchi. Puoi accedere a dieci, cento siti che raccontano della stessa cosa, e quindi avere una quasi certezza che quello che hai letto sia corretto o meno. Con i libri è molto più difficile. Poi è chiaro che un pc non sostituirà mai un libro, come dice Tic è difficile portarselo in spiaggia (e lo diceva seriamente, non era un’ironia).
    Dopo che ci sia gente che per vivere deve andare diecimila volte su Facebook, è triste, ma sarebbe ancora più triste se non avesse nemmeno quello e passasse il tempo sola in casa.

    Yod

  2. Io avevo aperto un account su FacciaLibro in tempi non sospetti, con l’idea che potesse essere usato per coordinare azioni concrete. Ci ho passato su forse una mezz’ora, dopodiché l’ho abbandonato e ad oggi non ho più neppure la password (e nemmeno la cerco).

    Come ottimo esempio di strumento “virtuale” per fare cose concrete ti potrei citare il Forum Cicloappuntamenti, che abbiamo aperto un anno fa col fine di organizzare escursioni in bicicletta. Beh, funziona! 🙂

    Anche lì è stato necessario “mettere dei paletti”, perché la tendenza a farlo diventare un ennesimo “luogo virtuale” fine a sé stesso si è manifestata, ma è stata contenuta.

    Sul tizio che vive una “vita virtuale” e forse è meglio di una solitudine reale, qualche dubbio me lo pongo. Come per tutte le forme di dipendenza, di fronte ad un problema si sceglie spesso la “strada più facile”. Ho pochi dubbi che lo stare da soli sia peggio, ma quello star male può diventare la molla per sbloccarsi, mentre Facebook, la playstation, la tv satellitare, consentono di procrastinare un moderato disagio indefinitamente, avvitandosi in un meccanismo sempre più alienante.

    Quanto a Tic, spiegagli che l’iPhone di Apple ha aperto una strada anche in quella direzione, e se al momento un telefono è oggetto troppo piccolo, un domani potremmo avere minicomputer touchscreen impermeabili delle dimensioni di un libro tascabile, anzi, è strano che non ci siano già. E un oggetto di questo tipo cambierebbe un bel po’ le carte in tavola.

  3. Una vita virtuale come una specie di dipendenza, insomma…
    E quanto a metterti a spiegare a Tic sull’i-phone, beh, se vuoi lanciarti nell’impresa, prego. Ma ti avverto che rischi di passare la vita facendolo.
    Y.

  4. esistono già dei pc dimensione agenda da portare ovunque, non sono antiinceppo ma se usati con le dovute attenzioni è possibile portarseli ovunque.
    Personalmente preferisco al realtà viva e condivisa a quella virtuale ma molto dipende dal mio piacere a bere in compagnia, cosa che mi è preclusa incontrando gli altri solo in modo virtuale. Mi oppongo a feisbuk per questo motivo e credo (spero) che arrivati a luglio, il fenomeno si sarà bello e sgonfiato.
    M!!!

  5. Bella riflessione, Marco, sulle differenze tra “vita virtuale” e “solitudine reale”, sul cercare la scintilla o procastinare il disagio.
    Io mi trovo proprio davanti a quel bivio e faccio le stesse riflessioni.

    Ma la scintilla, la luce, non arriva…

    UgaSofT

  6. Ciao Giorgio, felice di risentirti!
    Direi che quando eri a Roma un po’ di “vita reale”, oltre a quella virtuale, l’abbiamo condivisa. Ora che stai a Milano… non so più che combini.

    Il fatto è che il problema non ha soluzioni spicciole, non esiste una formula magica per uscirne. O meglio esiste, e lo spiega bene R. E. Raspe nel “Barone di Münchhausen”: il protagonista finisce dentro una buca dalla quale non riesce ad uscir fuori, e siccome non c’è nessuno in giro che lo possa tirare su, si afferra per i capelli e si tira fuori da solo!
    🙂

    E’ l’unica dritta che ti posso dare, anche se sembra un’idea senza senso. La soluzione consiste nel fare qualcosa di impossibile, per poi scoprire che impossibile non era.
    Non preoccuparti, dopo un po’ ti rendi conto che non è un progetto di vita troppo assurdo.

    Cmq. grazie per la dritta sul Forum, c’è un sacco di gente che mi/ti deve qualcosa.

    E buon anno (esteso a tutti/e quelli/e che passando leggeranno questo augurio)

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