Pessimismo (e fastidio)

Scrivo poco, in questi giorni, e non solo sul blog. Scrivo poco in generale, ma leggo molto, cercando qualcosa di cui valga la pena ragionare e scrivere. I temi, volendo, ci sarebbero pure, ma non danno l’idea che ci sia molto da approfondire, da scavare. Tutto sembra sia già stato detto. Ogni cosa pare avvitarsi, con masochistica ineluttabilità, verso il peggio.

Sopra tutto la crisi economica internazionale, fin qui esorcizzata, ignorata, sottovalutata, che sta corrodendo inesorabilmente l’atmosfera di falsa allegria tipica delle festività natalizie. In una società che ha investito tutte le proprie energie ed aspettative nel consumismo, la contrazione dei consumi suona come una campana a morto, evocando oscuri presagi.

Cresciuti, e direi allevati, col riflesso condizionato a sfuggire al vuoto morale attraverso l’acquisto di oggetti vistosi ed inutili, nel momento in cui il meccanismo s’inceppa, lo spreco di risorse comincia a mostrare i propri limiti, il giocattolo finanziario si rompe, i "bravi cittadini" iniziano ad annaspare ed a fare i conti con la propria inconsistenza.

Sembra un po’ la canzone di Lucio Dalla "L’anno che verrà", in cui il protagonista, la "voce narrante", si prepara al peggio cercando di far finta di niente, di aspettare che tutto passi e che le cose si risolvano da sé, in qualche maniera. Ma anche con l’angosciante timore che non si risolveranno affatto.

La situazione politica del paese, ormai, è il trionfo di quanto di più retrogrado e passatista si sia visto negli ultimi anni. Vero è che raramente l’Italia è stata governata all’insegna del "nuovo", ma parimenti mai si erano visti un governo ed un’opinione pubblica tanto affezionati al passato: idee vecchie, progettualità stantìe, nostalgia dei "tempi andati".

Specularmente al fossilizzarsi dei partiti di governo c’è il disastro dello schieramento progressista. Il PD, a furia di rincorrere a tutti i costi il "centro", si ritrova spesso e volentieri su posizioni di centrodestra senza nemmeno rendersene conto. Per non parlare dei partiti della "Sinistra Arcobaleno", polverizzati in un limbo extraparlamentare ed ormai privi di qualsiasi visibilità perché di fatto estromessi dai media.

C’è, in tutto questo, un bruciante senso di sconfitta, di perdita dello slancio ideale. Un sentimento di impotenza e di nemesi storica. La consapevolezza di un declino in larga misura prodotto dalla rinuncia alla radicalità, dall’appiattimento sul "senso comune", da scelte perennemente di corto respiro, dall’assenza di una qualsivoglia idea di futuro.

Quel futuro che a breve ci lancerà sfide terribili a causa dell’esaurimento delle materie prime e delle risorse energetiche fossili, dell’impoverimento dei terreni, dell’inquinamento delle falde acquifere, dell’instabilità dello scacchiere geopolitico, delle sacrosante rivendicazioni dei paesi "meno sviluppati".

E dovremo far fronte a tutto ciò con una classe politica obsoleta ed inadeguata, un’opinione pubblica ignorante, pigra e menefreghista, un sistema paese inefficiente e malgestito. L’unica realtà che sembra guadagnare terreno è la criminalità organizzata. C’è da preoccuparsi sul serio, altro che feste di Natale.

Ultimamente scrivo poco, è vero, ma forse è meglio così. Perché quando rileggo quello che ho scritto sono costretto a guardare in faccia i motivi concreti per cui ho così poca voglia di scrivere, e sto anche peggio.
 

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10 thoughts on “Pessimismo (e fastidio)

  1. Comprendo perfettamente lo stato d’animo. Quando sono oltremodo sconfortata, Tic mi dice “Di che ti preoccupi, noi non moriremo”. E io rispondo: “Occhei, ma forse non è solo una questione di me medesima singola suonatrice di piano in un casino”.
    D’accordo, forse come il millennium bug (ve lo ricordate?) alla fine non sarà niente. Forse ci stiamo preoccupando troppo. Ma se invece? E se tutti pensassero (specie ad alti livelli, tipo governo) che tanto noi non moriremo? perchè questo è il modo in cui il buon Berlusca si è sempre mosso, eh: finchè si salva lui, salvi tutti. Il resto può andare, come diciamo noi in Fvg, a remengo.

    Yod

  2. Un adesivo attaccato a un armadio nella mia redazione dice “Se vi venisse un rigurgito di coscienza andate a vomitare da un’altra parte”.

  3. Ocio a questa, ocio.
    “Al posto delle tangenti la richiesta adesso è di una fidejussione politica. In un capovolgimento mostruoso delle parti, oggi è l’imprenditore che traghetta, garantisce, accompagna. Quando qui (a Napoli, n.d.r. hanno visto che la segretaria di Fioroni era stata eletta in quanto segretaria di Fioroni, per non parlare di tutte le altre candidature, hanno capito: l’unico modo di fare carriera era l’ingresso nel mondo dorato dei vip. Persino i voti, puzzando troppo , non valevano più. Certo, indispensabili a comandare qui, ma inutili, impossibili da spendere sul piano nazionale. Chi decide a Roma? Chi può mettermi in lista? Ecco Romeo, il chiavistello”.

    E Romeo non è mica quello degli Aristogatti…
    Ma andiamo avanti.
    “Napoli è stata per anni il bancomat politico di Roma. Io c’ero il giorno in cui Clemente Mastella entrò nella stanza di Bassolino e gli mostrò il contratto, sottoscritto da Fassino, Rutelli e Chiti, secondo il quale gli toccavano per decreto due assessori. A Roma facevano gli accordi ma venivano a Napoli a riscuotere”.
    Bancomat politico, sì. E mica funziona solo per Napoli (e nemmeno funziona da ieri).
    “Se la monnezza ci è arrivata fino alla bocca è anche perché Bassolino doveva sempre mediare con Pecoraro Scanio e Rifondazione, altrimenti quelli mandavano all’aria il governo nazionale. E se la sanità fa schifo è anche perché DE Mita serviva ai Ds, e allora gli furono dati gli ospedali di Napoli. Si sapeva cosa fosse il mastellismo in questa terra dannata, ma venne col contratto firmato a Roma”.

    Venne, perché altrimenti si perdeva. Venne perché in nome dello stato di necessità, e dell’emergenza si può giustificare proprio tutto (volendo…). E venne perché l’intransigenza (la decenza), in fondo, è per i fessi.
    Il Sindaco di Salerno De Luca?
    “Secondo me è la quintessenza dei capibastone. E quel sindaco è schierato con Veltroni, ed è stato allevato da Fassino (e prima da D’Alema) come antagonista di Bassolino. Solo che De Luca, per il quale era stato richiesto l’arresto, si è salvato utilizzando l’immunità parlamentare con il consenso di tutti i vertici dei Ds, che oggi guidano il Pd. Doppia morale”.

    La Iervolino? “Se Rosetta, mettiamo per ipotesi, avesse fatto la giunta di testa sua. Avesse per esempio detto: Gambale non lo voglio! Sa dopo quanti minuti sarebbe giunta una telefonata da Roma con l’ingiunzione di mettere Gambale nella poltrona a lui assegnata?”.

    Infine, è mancata l’amicizia (e su ’sta cosa io sono particolarmente sensibile. Diciamo per esperienza personale…). E’ mancata l’amicizia “e un briciolo di misericordia. Veltroni all’infuori di ciò che legge sui giornali sa cos’è la Campania, cosa si fa? Ci saranno anche qui degli amministratori per bene, onesti. E se uno di questi avesse voluto chiedere un consiglio, un aiuto, a chi avrebbe dovuto chiamare. Chi in questo partito gnè-gnè?”.

    Così Isaia Sales che, con Repubblica, ha cantato come la Callas in una serata di grazia.
    Mi domando se c’è ancora qualcosa che si può fare, per il partito gnè-gnè (bella, come definizione, no?), per la politica, oppure se è meglio lasciar perdere.
    Mah…

    E comunque hai ragione tu, Marco: il declino è “in larga misura prodotto dalla rinuncia alla radicalità, dall’appiattimento sul “senso comune”, da scelte perennemente di corto respiro, dall’assenza di una qualsivoglia idea di futuro”.

    http://tic-talkischeap.blogspot.com

  4. @ Yod
    Rispondigli: “Moriremo… noi siamo stupidi.”
    Immagino che coglierà la citazione.
    🙂

    @ Tic
    “Se la monnezza ci è arrivata fino alla bocca è anche perché Bassolino doveva sempre mediare con Pecoraro Scanio e Rifondazione, altrimenti quelli mandavano all’aria il governo nazionale.”
    Questa mi pare una grossolana semplificazione. Pecoraro (che pure non amo nemmeno un po’) si mise di mezzo per non far costruire gli inceneritori, e su tutta la gestione dei rifiuti napoletani ci sono gli intrallazzi della Camorra, altro che beghe politiche. Ti rimando al servizio di Report dove si segnalavano le centinaia di addetti pagati per non far nulla, privi dei veicoli necessari, mentre la rimozione della spazzatura veniva appaltata ai privati. Bassolino non è certamente più presentabile di Veltroni.

    Del PD, mi dispiace, salvo quasi solo l’elettorato, gente a volte troppo ingenua (e mi ci metto anch’io) ma mediamente più onesta di quelli che votano dall’altra parte…
    Il verminaio occulto della dirigenza secondo me non lo possiamo ancora neppure intuire. Troppi compromessi per le poltrone di governo, e per troppo tempo.

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