Nebbia

È destino, immagino, il non poter conoscere e comprendere la propria epoca. A maggior ragione, direi, se vuoto di chiarezza, mancata comprensione dei fatti, indecifrabilità delle situazioni contingenti sono esattamente i pilastri su cui si fonda il controllo demagogico e mediatico dell’opinione pubblica. Le fondamenta di quella che in Italia, oggi, ci viene spacciata per democrazia.

Di fatto, però, scrutando con un po’ di attenzione quello che sfugge alle maglie del capillare controllo mediatico su cui si basa la "sovranità limitata" di questo paese, si avvalora l’idea che la nostra visione del mondo sia perennemente offuscata da coltri sovrapposte di depistaggi, insabbiamenti, menzogne e disinformazione. E che finiamo col conoscere solo ed a malapena quello che, da altre parti, ci vogliono far sapere.

O, peggio, che i veri spazi decisionali siano in realtà sottratti alla conoscenza ed al controllo dell’opinione pubblica ed occultati in qualche oscura sala riunioni, mentre "fuori" le marionette che fanno finta di governarci inscenano uno scadente spettacolino ad uso e consumo del "popolo elettore".

Ma se c’è chi può gettare una luce parziale sui fatti degli scorsi decenni è forse solo qualche vecchia volpe frequentatrice dei palazzi, anziani uomini di potere che ormai non hanno più nulla da perdere, o desiderosi di mandare "segnali trasversali" per contrattare il proprio silenzio.

Per questo motivo ho trovato molto significativa l’intervista di Paolo Sabelli Fioretti a Rino Formica, socialista, ex ministro dell’economia del PSI di Craxi, pubblicata da La Stampa e rimbalzata sul web.

L’intervista va letta tutta, ma qui mi limiterò a commentare alcune delle affermazioni della "vecchia volpe". A cominciare dagli ambienti che vollero la dissoluzione dell’ex Partito Socialista Italiano, definiti da Formica: "Un mondo complesso", che "Non si può dire", in pratica ambienti internazionali irritati dall’attivismo politico dell’Italia di quegli anni.

Poi Formica parla della loggia P2, in termini in cui fin qui non mi era mai capitato di sentirla descritta: "La P2 era una copertura. Serviva, su suggerimento dei servizi Nato, a non fare accorgere nessuno dell’esistenza di una rete clandestina, un club, dove erano iscritti tutti i capi dei servizi. Qualcosa di eversivo. E Gelli era un drittone". E ancora: "Si pensava che la P2 fosse un luogo di raccordo nazionale. Invece aveva una spinta sovranazionale".

Quindi non un "club" eversivo prodotto dalla deriva politica di quegli anni, ma una mascheratura, un diversivo, un catalizzatore per l’opinione pubblica "informata" creato ad arte per nascondere altri maneggi, altre distorsioni, altre manovre occulte.

E con estrema lucidità segnala quanto i più accorti già da un po’ avevano realizzato: quello che un tempo veniva considerato un piano eversivo, oggi è patrimonio comune dell’agire di entrambi gli schieramenti politici. "Bisogna essere onesti: il piano di rinascita democratica è il piano comune che hanno sia il Pd che Berlusconi. Un giorno ero con Macaluso e leggemmo una presa di posizione del Pd. Commentammo: Ma questo è il piano di Gelli!"

Sulle due coalizioni attualmente al governo del paese (e non mi si venga a raccontare che quello che fa il PD è opposizione) il vecchio uomo politico, ormai fuori dai giochi di palazzo, usa parole molto nette:

"Quello di Berlusconi è un partito barattolo, un contenitore, come quello di Veltroni" … "Ai miei tempi compito della politica non era conoscere la realtà, ma forzare il corso delle cose. Adesso si sta dietro il corso delle cose" … "Oggi abbiamo una classe dirigente trasformista, che produce trasformismo. Sia a destra che a sinistra. Sia Berlusconi che Veltroni".

Il teatro della politica ridotto al teatrino delle marionette, questa è l’Italia di oggi. Un paese ancora ricco, ma succube di un colonialismo culturale ed economico onnicomprensivo. Un popolo eterodiretto e scarsamente consapevole di cosa gli accade. Come un transatlantico che avanza nella nebbia, mentre l’orchestra suona un valzer. Mi ricorda qualcosa…

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11 thoughts on “Nebbia

  1. A causa di questo post il blog è stato “annebbiato” per un paio di giorni (codice “spurio” che bloccava il caricamento della pagina, almeno per alcuni browsers), ci scusiamo dell’inconveniente.

  2. Astenersi ottimisti!
    Diceva Frank Zappa:
    L’illusione della libertà continuerà fino a che é vantaggioso che continui. Nel momento in cui la libertà diventerà troppo costosa, tireranno giù la scenografia e il sipario, toglieranno i tavolini e le sedie e potrai vedere il muro di mattoni in fondo al teatro.

  3. Le tue ultime righe mi hanno fatto venire in mente un aneddoto della vita di Oscar Wilde che io trovo fantastico.
    Nelle ultime settimane di vita se ne stava da solo, ormai in povertà (causa la faccenda di Bosie) in una squallida stanza in affitto, era malato. Un giorno un suo amico (non ricordo chi), era andato a visitarlo. Lo aveva trovato a letto con un bicchiere di champagne in mano. Gli aveva chiesto: “Ma cosa fai?”
    E lui: “Non vedi? Muoio oltre le mie possibilità”.

    Ecco, in questo momento credo che stiamo morendo oltre le nostre possibilità.

    La cosa è triste, anche perchè non vedo intenzione di una spinta in senso contrario dall’alto. Mi domando: forse che tale spinta possa venire dal basso? Senza andare a scomodare la Grecia, ma qualcosa di simile? E c’è qualcuno che può farsi carico oppure ci dobbiamo rendere conto che come diceva Gandhi dobbiamo essere noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo?

    Yod

  4. @ SLec
    Temo si siano resi conto, lassù, che è più facile amministrare una finta libertà che lasciarci render conto che liberi non siamo.
    “Garçon, dell’altro anestetico a questo tavolo, grazie”.

    @ Yod
    La “crisi” che vediamo intorno a noi, secondo me, è già “cambiamento”. Nasce dal fatto che ci siamo un po’ stufati di ammazzarci di lavoro per comprare cose inutili, compriamo meno, l’economia va in crisi. Va in crisi e ci resterà, con buona pace degli economisti e della loro religione della “crescita illimitata”. Ci aspettano “tempi interessanti”, come dicono i cinesi. Forse non buoni, ma comunque è già “cambiamento”, scelto o subito.

    @ Caiofabricius
    Io non sono un complottista in senso stretto, ma sulla stagione delle stragi in Italia sono convinto che i veri mandanti e moventi non li conosciamo ancora, e forse non li conosceremo mai.
    Magari in un futuro lontano qualche centinaio d’anni degli storici scaveranno in qualche rifugio a prova di atomica e scopriranno documenti segreti che spiegheranno tutto, ma dubito che ciò avverrà nell’arco delle nostre vite.

  5. Per alcune stragi ci sono sentenze e colpevoli passati in giudicato fino al 3° grado unanime e omogeneo.
    Tutto va nella logica fin troppo conosciuta di mandanti e manovali.
    Non c’è bisogno di un futuro di fantascienza per saperlo.
    Ma tutti vogliono dimenticare, non solo gli eredi politici, oggi trionfanti.

  6. Per quanto riguarda stragi e storia nera sono d’accordo con MB. Nel mio piccolo, causa lavoro, vedo molte strategie sotterranee di cui le persone comuni non sanno NULLA.
    Per quanto riguarda la crisi invece dissento. Articolo di qualche giorno fa su Repubblica: calano le vendite di libri e vestiti, aumentano i cellulari. Nulla di più indispensabile del superfluo.
    Yod

  7. @ Yod
    Io tenterei una lettura meno grossolana: ormai è passato il messaggio consumistico che lo “status” è tutto, e la gente magari non mangia pur di ostentare l’ultimo cellulare.
    Quanto ai libri niente ci impedisce di prestarli e farseli prestare, invece di comprali nuovi (sempre ammesso che ci sia ancora chi li legge…). Per non parlare delle “novità” del settore… non c’è proprio da fare salti di giubilo.

  8. Beh, sì, nessuno ci obbliga a comperare le ultime novità in fatto di letteratura. Io i libri li prendo in biblio e se mi piacciono me li compro. Ma ho un vecchissimo nokia scassato e piangerò quando si romperà.
    Che però la gente paghi 90 euro un cellulare (quando va bene) avendone già uno funzionante, invece di andarsene e a vedere un buon film, mi pare segno dei tempi…

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