Competizione, cooperazione e inganno (contenimento)

(quarta parte di una riflessione iniziata qui)

La funzione di contenere la diffusione dei comportamenti auto-competitivi nelle esatte proporzioni capaci di avvantaggiare il gruppo senza comprometterne l’efficienza viene svolta per mezzo di uno stigma sociale condiviso. I partecipanti al gruppo condividono una soglia di tolleranza che non deve essere superata. Al di sotto di tale soglia una moderata quantità di comportamenti auto-competitivi è tollerata, al di sopra scatta il biasimo collettivo dell’individuo o del gruppo responsabile.

Essendo le organizzazioni umane diverse e molto complesse, non esiste una soglia univoca ma unicamente una convergenza comportamentale in direzione di tale soluzione. Culture diverse metabolizzano e stigmatizzano in modi differenti i comportamenti auto-competitivi.

In alcune culture è presente una elevata tolleranza alla competizione sul piano fisico, al bullismo ed alla conseguente sopraffazione, e sono tipicamente le culture più aggressive verso l’esterno. Queste culture risultano, per contro, meno tolleranti nei confronti delle forme di inganno esercitate fra membri della stessa comunità.

In questa categoria rientrano le IdeoCulture [1] militari, dagli imperi dell’antichità ai moderni fascismi, nelle quali l’esaltazione della competizione e della violenza reciproca, fra individui come fra nazioni, fa da contraltare a continui richiami all’integrità morale, al rispetto delle regole, delle leggi e delle tradizioni.

Simmetricamente, le culture che basano il proprio successo sull’astuzia, esercitata nei confronti di soggetti esterni alla propria cerchia relazionale, sono anche più tolleranti riguardo all’esercizio dell’inganno fra i propri membri ma hanno, per contro, una bassissima tolleranza per i comportamenti aggressivi e violenti.

In questa categoria rientrano le IdeoCulture mercantili, che traggono il massimo vantaggio dal coltivare processi di fiducia finalizzati all’asservimento ed alla domesticazione collettiva. Un’IdeoCultura mercantile massimizza i propri vantaggi quando riesce a mediare tra comunità pacifiche che lavorano a produrre tipologie diverse di risorse, ed a guadagnare nello scambio.

Le due forme di auto-competizione appaiono in questo senso auto-escludenti: l’evidenza di una competizione sul piano fisico inficia la possibilità di sviluppare anche una competizione sul piano intellettivo (inganno), perché un individuo/gruppo consapevole di essere coinvolto in dinamiche di sopraffazione di tipo fisico sarà più difficile da ingannare.

Il terzo tassello del quadro che vado costruendo lo individuo in questa forma di reciproca auto-esclusione. Ricapitolando, i comportamenti ‘auto-competitivi’ nei gruppi umani possono definirsi:

– intrinseci, perché funzionali all’efficacia del gruppo stesso [2]

– modellati attraverso forme di stigma sociale

– necessariamente minoritari, perché potenzialmente dannosi [3]

– auto-escludenti, perché reciprocamente incompatibili

Ora non mi resta che estendere il quadro interpretativo alle dinamiche tipiche delle relazioni tra IdeoCulture, arrivando ad una miglior definizione dei processi di manipolazione reciproci e del ruolo svolto dai meccanismi di inganno.

(continua)


[1] – L’ascesa delle IdeoCulture

[2] – Competizione, cooperazione e inganno (origine)

[3] – Competizione, cooperazione e inganno (preponderanza)

Raduno nazista (da Wikimedia Commmons)

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