La manutenzione del mattatoio

Nella mia personale echo chamber digitale risuonano spesso gli echi della malgestione del traffico urbano e delle infrastrutture stradali. Pochi giorni fa si sono accavallati diversi articoli legati alla situazione di pericolosità delle strade.

Prima un articolo dedicato ad un ciclista dodicenne investito ed ucciso, all’interno del quale il redattore apprezzava l’intervento delle forze dell’ordine nel ‘liberare la carreggiata, riportando la situazione traffico alla normalità’. Per assurdo, quella stessa ‘normalità’ che aveva portato all’uccisione del ragazzo.

A seguire un altro articolo menzionava una sequenza di incidenti mortali, cui facevano seguito i soliti inutili commenti, su tutti la classica domanda: “ma perché non si fa nulla?”

Quindi un post, rimbalzato via Facebook, annunciava la manutenzione (ri-asfaltatura) di una importante arteria stradale, Via Cristoforo Colombo, teatro il giorno stesso dell’ennesimo incidente mortale ai danni di un ciclista. Spiccava il commento autocelebrativo di un amministratore: “Siamo felici di annunciarvi che verranno ristabiliti i normali limiti di velocità”. Ché il problema è il freno alla velocità degli automobilisti, non già la sicurezza.

Da ciclista urbano ho iniziato ad apprezzare le buche e le irregolarità del manto stradale. Sono dei rallentatori passivi del traffico, capaci di generare effetti analoghi a quelli prodotti, in altri paesi, da infrastrutture specificamente destinate, come gli attraversamenti rialzati o i cuscini berlinesi.

Lì per lì mi sono limitato a commentare: “La velocità prevista è quella alla quale ci ammazzano. Grazie, eh!” Poi ho aggiunto: “Poi c’è chi dice che non si fa nulla per la sicurezza stradale. Si fa, eccome! Si fa la manutenzione del mattatoio!”.

Come scrivevo poco tempo addietro, questo è il sistema: questo ‘va bene’. Per l’interesse di pochi, e la dabbenaggine dei più, dobbiamo accettare come intoccabile quello che si è consolidato negli ultimi trent’anni come uno dei sistemi di mobilità fra i più mortali (e più redditizi) del pianeta.

Un sistema che ingoia, per la sua stessa (insufficiente) manutenzione, la gran parte delle risorse pubbliche, lasciando le briciole per gli interventi di messa in sicurezza. Un sistema, oltretutto, consolidato da uno stuolo di funzionari non eletti, burocrati fossilizzati e difensori ad oltranza dello status quo.

Ah, dimenticavo: l’amministratore che esultava per il ripristino delle condizioni di velocità (e mortalità) del traffico veicolare, apparteneva all’attuale governo ‘del cambiamento’, che amministra la città dalla data delle ultime elezioni. E qui veniamo all’idea stessa di cambiamento.

C’è chi interpreta per ‘cambiamento’ una trasformazione rispetto agli errori del passato, e chi (paradossalmente, verrebbe da dire) lo intende come una maggior adesione a quegli stessi errori. Per questi ultimi la cosa inaccettabile è il declino della manutenzione di una tra le reti stradali più mortali del mondo, non la sua messa in sicurezza.

Basta intendersi sul significato della parola cambiamento, però, perché non è detto che, grattando la superficie, non si scopra che il reale significato, per molti, è ‘conservazione’. Ma questo fa perfettamente parte del meccanismo di Neolingua che tiene paralizzato il paese da decenni.

Nel frattempo si mantiene efficiente il mattatoio. Hai visto mai che i frequentatori, abituati ad ammazzarsi fra loro, rischino di cambiare abitudini…

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4 pensieri su “La manutenzione del mattatoio

  1. Pingback: quando le poesie piovono dagli alberi – bortoblog 47 – cor-pus 15

  2. Guardate solo ciò che stanno facendo in questi giorni i giornalisti in seguito alla legalizzazione dei monopattini.
    Hanno già previsto ondate di morti e feriti e pare che il monopattino stia per diventare il nuovo mostro del terzo millennio.

    Addirittura alcuni chiedono: e poi cosa faremo quando morirà qualcuno?
    Dimenticandosi che le automobili provocano, da sole, quasi 10 morti al giorno solo in Italia, più di qualsiasi altro veicolo a motore e non.

    Il monopattino però va limitato, ostacolato, è pericoloso; l’auto può continuare a fare morti e feriti, anzi deve, guai a limitarne l’uso o anche solo provare a farne un uso diverso e più consapevole. E poi le concessionarie come fanno? I meccanici? Le assicurazioni? Le cliniche private? I benzinai?

    Poi magari paradossalmente il monopattino diventerà più diffuso dell’automobile e a quel punto si demonizzerà l’auto (seeee…) a favore del monopattino dimostrando con ricerche americane e studi scientifici quanto esso sia più sicuro dell’automobile (vero o falso che sia)! Ahahaha

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