Vittime disfunzionali

C’è una questione che angustia i ciclisti e, più in generale, tutti quelli che si occupano di sicurezza stradale. Riguarda i ‘due pesi e due misure’ che i mass-media praticano rispetto alle vittime da incidentalità stradale. I morti e feriti sulle strade sembrano appartenere ad un popolo ‘di serie B’: se ne parla soltanto in occasione di eventi eccezionali.

In realtà, nell’economia dell’informazione, ed in senso più lato della politica, i morti hanno pesi e funzioni diverse. Esistono morti ‘funzionali’, ovvero in grado di attivare meccanismi di restituzione (di denaro, di attenzione, di immagine), e morti ‘disfunzionali’, per i quali questi meccanismi non si attivano. Le vittime della strage stradale attengono a questa seconda categoria.

Prendiamo il caso dei migranti annegati. Questa tipologia di vittime è in grado di produrre dibattito politico (è uno di quegli argomenti che i partiti solitamente utilizzano per distinguersi in base allo schieramento), quindi attenzione mediatica, i giornali possono farci sopra articoli e vendere spazi pubblicitari, i politici guadagnare attenzione e visibilità.

Evidentemente morire in mare non è sufficiente per innescare un dibattito politico, serve il momento adatto, uno scandalo da oscurare, l’assenza di dibattiti seri. Mancando queste condizioni anche l’affondamento dell’ennesimo barcone passa inosservato. I morti tornano ad essere ‘disfunzionali’ come gli altri.

Alcune tipologie di morti da incidentalità finiscono col bucare l’attenzione mediatica, ma solo se accompagnate da fenomeni di contorno. È il caso dei due bambini investiti e uccisi sulla porta di casa da un SUV guidato da rampolli delle locali famiglie mafiose. Ecco quindi un ricamare sulla criminalità organizzata, sul meridione ed altre sfaccettature assortite che giustificano l’attenzione dei giornali.

Analogamente, il caso del genitore che va fuoristrada mentre si sta filmando col telefono, causando la morte dei due figli in macchina con lui, smuove corde profonde. C’è il dolore per le vite innocenti spezzate, il biasimo sociale per il padre snaturato, la critica sociologica all’impatto dei social-media sui comportamenti devianti. Tutta roba per cui vale la pena sollevare l’attenzione collettiva.

Per l’anziano investito sulle strisce pedonali, per il ciclista buttato fuori strada dal distratto di turno, per il giovane che sopravvaluta la tenuta di strada del proprio veicolo, questi meccanismi non si attivano più.

Il lettore medio rifugge le disgrazie ‘generiche’, gli danno ansia, pensa: “succederà anche a me?”, non è in grado di trarne indicazioni utili (di guidare più piano e con più attenzione non se ne parla), ed in ultima istanza non sono morti politicamente strumentalizzabili, dal momento che il partito dell’automobile è assolutamente bipartisan.

Sono morti e disgrazie non monetizzabili, né in termini di attenzione, né di polemica politica ed in ultima istanza di inserzioni pubblicitarie. E se consideriamo che i principali inserzionisti della carta stampata sono attualmente le case automobilistiche, questo chiude definitivamente il cerchio.

2 pensieri su “Vittime disfunzionali

  1. Dico la mia.
    Le persone sono piuttosto insensibili verso ciò che, a loro parere, non le riguarda. A volte negano persino l’evidenza pur di auto-convincersi che loro non c’entrano niente.
    Diventano invece ipersensibili quando proprio non riescono ad estraniarsi da un determinato fatto, per esempio un bambino che muore in un incidente automobilistico. Tutti loro hanno figli e li portano in auto: come possono sentirsi estranei a certe vicende? Ma se il bambino muore in bici, allora non si sentono più chiamati in causa, perché loro sono genitori responsabili e non fanno andare in giro in bici i propri bambini. Questo vedo e percepisco io.

    E’ come se le persone lottassero costantemente contro la propria coscienza cercando di tenerla il più assopita possibile e sotto il controllo delle emozioni, non della razionalità, andando al massimo in cerca di capri espiatori e colpevoli di comodo per non dover mettere in discussione le proprie sicurezze.

    Questo è il mio punto di vista poco ottimistico. Provate pure a convincermi del contrario, se volete.

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