Orange is the new Black

Gli anni passano, persone e biciclette invecchiano, e dopo un po’ torna la voglia di cercare qualcosa che ti restituisca il sapore delle belle cose che un tempo ci si divertiva a fare. Come l’andare in bici.

Passati ormai quasi sette anni dall’ultimo acquisto, con un parco di bici un tempo ottime ma ormai afflitte da progressivi acciacchi, nei mesi scorsi ho sentito montare la voglia di muovermi su un mezzo nuovo, o quantomeno un mezzo fabbricato nel corrente decennio… (che peraltro si avvia alla conclusione). Un desiderio astratto che ho faticato non poco a mettere a fuoco.

Ho cominciato col ragionare su cosa non volevo più. Non volevo più bici da stare continuamente e regolare, a mettere a punto, coi freni V-brake da tenere perennemente d’occhio perché nel tempo la sporcizia si infiltra negli snodi e finisce che un pattino si ridistende meno dell’altro, o con l’usura finisce a strofinare il fianco del copertoncino.

Non volevo più un carro posteriore ammortizzato (invenzione assolutamente geniale per terreni particolarmente impervi) che mese dopo mese cominci a maturare giochi laterali fino a rendere la bici ‘sculettante’ e restituire una sensazione di instabilità.

Non volevo più telai consumati dagli anni, saldati e risaldati, che, pedalandoci su, ti fanno dubitare della loro effettiva integrità e inducono una condotta di guida meno disinvolta di quanto vorresti. Non volevo più biciclette affidabili ma pesanti e lente.

Da ultimo, ho compreso, non volevo una nuova bici ‘specializzata’. Ho avuto negli anni mountain bike ‘da viaggio’, da ‘cross-country’, da ‘freeride’, ognuna perfetta per un solo possibile utilizzo. Tutti belli, tutti interessanti, ma da scegliere in anticipo. Quello che cercavo era una bici ‘per andare in bici’, senza troppe menate, senza troppa manutenzione, senza retropensieri.

Quindi un telaio semplice, leggero il giusto, robusto al limite dell’indistruttibile. Un ammortizzatore anteriore dalla corsa generosa me non penalizzante in fase di pedalata, una geometria comoda, a metà tra lo sportivo e il discesistico, freni a disco ed assolutamente pochi fronzoli. Una bici senza picchi di eccezionalità ma in grado di fare un po’ di tutto, e di farlo bene.

Questo lungo rimuginare è andato avanti per un paio di mesi almeno. Mi sono guardato intorno, finché il solito negozio di fiducia mi ha proposto un bell’usato. La prima volta mi sono limitato a sollevare la bici, valutandola un po’ più pesante di quanto desiderassi. Qualche settimana dopo ci sono ripassato, e trovando ancora la stessa bici ho deciso di salirci sopra e provarla. E il copione si è ripetuto tale e quale per la quarta volta consecutiva.

Esco con la bici, ci faccio un giro in Caffarella, scorrevolezza Ok, frenata spettacolare, controllo e stabilità inaspettati, postura efficace (solo l’attacco manubrio da sostituire con uno più corto, in ossequio al mio maniacale perfezionismo). Era la bici che stavo cercando. Comprata. Il paio di chili in più del previsto, a fronte della performance, mi sono sembrati un problema del tutto accettabile, soprattutto in considerazione dei dieci di cui sono in sovrappeso io.

Stamattina ci sono andato un po’ in giro per parchi, e la bici ha fatto esattamente quello che mi aspettavo: si è fatta dimenticare. I pedali giravano, il cambio cambiava, i freni frenavano, il telaio mi sosteneva comodamente, tutta la mia attenzione era finalmente libera di godere di quello che avevo intorno.

Ora sto considerando un possibile nome, o aggettivo, con cui battezzarla. Per il momento sono in ballottaggio ‘la Semplice’, ‘Orange’ e l’ultimissimo ‘Hare Krishna’ (la bici è arancione)… impossibile dire quale sedimenterà(*). Per il momento sono contento di avere un nuovo strumento per muovermi in maniera efficace e divertente. Uno strumento semplice e paziente che promette di accompagnarmi per parecchi anni.

(*) Per dire, in soli due giorni di utilizzo me ne sono venuti in mente altri due: ‘Crocchetta’ (per il colore) e ‘Arancia Meccanica’ (che al momento è quello che mi piace di più).

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2 thoughts on “Orange is the new Black

  1. Caro Marco! Felice di poter leggere qualcosa di nuovo – e pubblicato proprio al giorno del mio – ahem – 60esimo compleanno … Mi sento bene comunque. Un editore tedesco vuole ripubblicare un romanzo che era uscito dieci anni fa, si tratta di “Critical Mass” a Roma. Come sempre problemi con il cover! Voglio chiederti qualcosa. Sei un ottimo fotografo, forse ti viene in mente una foto adatta (larga almeno 1600 pixel) su Critical Mass a Roma che potrebbe accompagnare un romanzo del titolo Critical Mass (in tedesco)? Spero che la tua esperienza nell’amministrazione è stata buona e sta continuando. Tutto il bene, saluti, Manfred.

    • Ciao Manfred! La tua risposta mi ha appena fatto scoprire che i gestori di dropbox.com, il cloud sul quale erano collocate le immagini del “Mammifero”, hanno appena deciso di rivedere l’indicizzazione dei files, col risultato che ora quasi tutte le illustrazioni risultano sparite, senza che esista una maniera pratica di reinserirle. Parliamo di poco meno di 600 immagini. Un disastro.

      Di foto ne ho diverse, ma quasi tutte in formato orizzontale. Va bene? Le copertine dei libri per solito sono in formato verticale… Scrivimi un indirizzo di posta al quale posso mandartele.

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