Riassunto delle puntate precedenti

Allora, vediamo di capire cosa succede.

È il dopoguerra, l’Europa deve uscire dalla catastrofe fratricida, i paesi del medioriente vivono un’economia di sussistenza, gli Stati Uniti hanno una macchina industriale-militare lanciatissima, bisogno di mercati per l’esportazione e necessità di consolidare alleanze militari per il controllo geopolitico globale. Decidono di investire nell’Ovest Europa esportando il proprio modello economico, mentre ad Est si consolida il blocco politico-culturale sovietico.

Negli anni ’60 la crescita economica ha prodotto un benessere crescente, con la meccanizzazione della produzione agricola ed il comparto industriale in rapida crescita, ma è una macchina drammaticamente energivora ed il petrolio americano non basta più. Chi ne ha tantissimo sono i paesi arabi.

Negli anni ’70 la prima crisi petrolifera, gli arabi chiudono i rubinetti e l’Europa va in sofferenza. In Iran la rivoluzione degli Ayatollah estromette i regnanti filo-occidentali ed impone una teocrazia basata sulla legge coranica. I rifornimenti di petrolio vengono garantiti principalmente dall’Arabia Saudita, una monarchia che si arricchisce, nei decenni succssivi, oltre ogni decenza.

Ma i vicini sono litigiosi. L’Iraq di Saddam Hussein, dopo una guerra decennale con l’Iran, decide di prendersi il Kuwait, scatenando l’intervento U.S.A. a difesa (principalmente) della produzione petrolifera. L’ingerenza statunitense non viene ben vista dai paesi confinanti e produce una reazione di rigetto che si traduce in una guerra a bassa intensità e nel consolidamento di gruppi armati antioccidentali.

La storia degli ultimi anni è quella delle “primavere arabe” e della progressiva destabilizzazione dell’area, del crollo di dittature di lunga data e della loro progressiva sostituzione con guerre civili portate avanti da fazioni tribali, dell’ascesa di movimenti islamici integralisti che vengono militarmente supportati e finanziati dall’Arabia Saudita, rimasta il principale fornitore di petrolio mondiale, spesso col consenso, se non la partecipazione attiva, delle intelligence occidentali. Una strategia di distruzione di civiltà di cui la sete di petrolio e del denaro prodotto dalla vendita di armamenti sono, se non propellenti, sicuramente complici.

Ora siamo qui a difendere uno stile di vita elitario rispetto al resto della popolazione mondiale, basato su risorse altrui che paghiamo principalmente in derrate alimentari (che contribuiscono all’aumento della popolazione), armi e tecnologia militare, in uno scenario che vede protagonisti gruppi integralisti, intelligence occidentali, appetiti di controllo geopolitico, e che ha ridotto ad un carnaio buona parte del Nordafrica e del Medioriente, dall’Algeria fino al Pakistan.

Pretendere di rimanere completamente immuni da questa devastazione diffusa di popoli e paesi, vivendo con leggerezza il mito dei consumi illimitati e contemporaneamente saccheggiando risorse e ricavando ricchezza dalla vendita di armi ed esplosivi che alimentano i conflitti è, oltreché cinico ed ipocrita, del tutto irragionevole.

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5 thoughts on “Riassunto delle puntate precedenti

  1. In tutto questo, le masse dei paesi [islamici] la cui cultura sarebbe, teoricamente, ostile in tutti i sensi al “corrotto e miscredente stile di vita dei crociati” non anelano altro a che prendere il peggio dei paesi consumisti e unirlo al peggio della propria cultura.
    Non c’e’ alcuna presa di distanza e il fatto che decine di milioni di invasori ostili alla cultura che vanno a penetrare lo facciano via via piu’ smentisce tutti i moralismi terzomondisti.
    Non c’e’ alcuna superiorita’ (e quindi inferiorita’ morale (europea o di altri)) in tutto questo.
    Ma solo una competizione per le risorse come e’ nella storia dell’umanita’.
    Il terzomondismo moralista invece è una speculazione con interessanti risvolti psicopatologici e ostile alla storia.

    • Come ecologista, io noto che mai come in questo periodo il pianeta è pieno di future Siria, Ruanda, Yemen, Somalia, etc. .
      Quando gli ecologisti alzano la mano e dicono un paio di paroline (insostenibile, deficit ecologico) tranquillisti, benaltristi, tecnoprogressisti, sìglobal, accoglientisti, crescitisti etc. alzano le spallucce o, peggio, rispondono con litanie trite e ritrite che propongono, come soluzioni, proprio le cause dei problemi attuali.
      La stessa Italia è una polveriera che aumenta di anno in anno.

      Il caso siriano è paradigmatico perché avulso da “interessi (neo)coloniali” etc. visto che è un paese che non ha risorse e quindi non ha neppure risorse da sfruttare dai cattivi liberisti capitalisti blablabla: no petrolio, no rame, no acqua, no…
      Un paese misero di risorse e subdesertico in cui dovrebbero essere quattro gatti e non quasi 18M homo.
      Se in quel posto ci sono 18M di siriani è colpa, assolutamente, nettamente e certamente, dei… siriani.
      La Siria è un caso interessante perché essa e strutturalmente priva del benché minimo fattore di quelli citati sempre dai terzomondisti.

      • Questo brandire la Storia a supporto delle proprie tesi lo trovo a dir poco improprio. Quando parliamo nel nostro saccheggiare le risorse altrui allora la Storia ci da ragione e ci autorizza a continuare a farlo, quando riguarda altri che saccheggiano le nostre risorse (quelle che gli abbiamo sottratto) allora la storia legittima il fatto che noi si reagisca. :-/

  2. il riassunto delle puntate precedenti insegna come l’uomo abbia le stesse dinamiche di branco tipiche di altri animali considerati feroci, con buona pace di chi crede nella democrazia.

    un qualunque documentario sulla savana ci fa vedere come gli animali lottano per l’acqua, per il territorio e per comandare: l’uomo fa lo stesso, e gestisce il mondo con la guerra, soprattutto con quella economica che è la più subdola e distruttiva.

    è sempre stato così, ma da 200 anni a questa parte l’iperbolico sviluppo economico, tecnologico e demografico dell’umanità sta procurando cambiamenti di notevole portata all’ecosistema.

    anni fa lessi un paragone tra l’uomo ed il cancro.
    il cancro invade l’organismo ospite fino alla distruzione, con la morte dell’uno e dell’altro, ed è quello che facciamo alla terra consumando più risorse di quelle che si generano ed intaccando in maniera irreversibile l’ambiente nel quale viviamo.

    possiamo fare ed avere cose impensabili fino a cinquant’anni fa, diamo per scontato il benessere che ci viene da uno stile di vita insostenibile dove ci sono troppi consumi, inquinamento, distruzione senza sapere (o curarci) dei costi collegati.

    se non entreremo presto in una mentalità di compensazione che ci faccia uscire dalla spirale di disparità sociale e di distruzione dell’ambiente, il futuro porterà alla guerra mondiale.

    se abbia ragione questo o quello poco importa, visto che la storia la scrive chi vince,
    il vero pericolo è che continuando così perderemo tutti.

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