Creare disagi agli automobilisti

Questo post nasce per evidenziare l’enorme fatica necessaria ad uscire fuori dalle gabbie mentali che la società incessantemente provvede a costruire, la perenne difficoltà nel vedere le cose come realmente sono e non come ci vengono confezionate.

Prendiamo un concetto banale come può essere quello di “creare disagi agli automobilisti”. Beh, disagi è una brutta parola, che rimanda ad una sensazione di fastidio. Non sembra bello, o se vogliamo eticamente corretto, imporre disagi ai propri simili. Il vangelo stesso, col quale tutti, volenti o nolenti, siamo stati cresciuti, recita in estrema sintesi: “non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

Quindi nel momento in cui si vanno a richiedere sistemazioni in sicurezza per gli spostamenti in bicicletta, nel momento in cui viene sollevata l’obiezione che si creerebbero “disagi agli automobilisti”, immediatamente scatta una reazione istintiva: il senso di colpa derivante dall’essere causa di quel “disagio”. Si accetta questo tipo di narrazione degli eventi.

Ora, però, facciamo un passo indietro e torniamo alla sintesi di Fred Kent: “if you plan cities for cars and traffic you get cars and traffic”. La sostanza di questo concetto è che il traffico ha ormai raggiunto un livello di saturazione: è lo stesso traffico, ed i disagi che impone agli stessi automobilisti, a ridurre il numero di veicoli circolanti.

Al contrario, ridurre le congestioni, “fluidificare”, significa semplicemente tornare ad invogliare gente che prima non usava l’auto per via degli ingorghi a prenderla di nuovo, col risultato di saturare nuovamente la rete stradale, solo con un numero maggiore di automobili e gli ingorghi collocati in punti diversi.

L’unica seria politica di riduzione del traffico si fa riducendo il numero di auto circolanti, ovvero creando le condizioni per cui gli automobilisti tenderanno a spostarsi con mezzi differenti e meno penalizzati. In soldoni si fa “creando disagi agli automobilisti”. L’aumento delle accise è un disagio, la tariffazione di accesso e sosta nei centri storici è un disagio, le ZTL e le limitazioni alla circolazione in determinate fasce orarie sono un disagio. E funzionano.

La prossima volta che un amministratore o un tecnico vi verrà a dire che intende “ridurre il traffico, ma senza creare disagi agli automobilisti”, siate consapevoli che vi sta prendendo in giro, e con elevata probabilità sta prendendo in giro anche se stesso/a.

Il punto non è quali disagi gli automobilisti abbiano a soffrire, ma quale e quanto disagio gli automobilisti producano quotidianamente all’intera città. Un disagio fatto di incidentalità stradale, morti, feriti, invalidità permanenti, di degrado dell’ambiente urbano, rumore, fumi, inquinamento da sostanze cancerogene, polveri sottili, occupazione degli spazi comuni per la sosta dei veicoli, produzione di ingorghi che rallentano anche e soprattutto il trasporto pubblico: disagi sconfinati ad ogni altra forma di utenza delle strade e del territorio urbano.

Cominciamo piuttosto a ridurre questi “disagi” diffusi, evidenti ed incontestabili, chiedendone conto a chi li produce.

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9 thoughts on “Creare disagi agli automobilisti

  1. Il vero problema siamo noi, in questo amato paese non esistono le vittime ma soltanto carnefici siamo tutti colpevoli: automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni, uomini e donne, bambini compresi.
    Sono colpevole, siamo tutti colpevoli.

    • Siamo carnefici e vittime contemporaneamente. L’unica “colpa” reale che vedo sta nell’accettare passivamente quello che avviene, nell’omologarsi, nell’uniformarsi a scelte (sbagliate) delegate ad altri, nel non voler cambiare una realtà sbagliata, in qualche caso nel non volerla proprio vedere. L’unica “colpa” che posso fare, a molti, al di là della disonestà intellettuale, è la resa incondizionata allo status quo.

      • Abbiamo fatto finta di nulla in passato e purtroppo paghiamo e soprattutto pagheremo le conseguenze.

  2. Detta in soldoni questo articolo sostiene come l’automobilista, consapevolmente o no, appartenga alla categoria napoletana dei chiagn’ e’ fott’

    • Non penso si tratti tanto di chiagn’ e fott’ quanto di una “narrazione” (ormai questo termine va di moda), veicolata un po’ da tutti i media, che si è sovrapposta alla realtà producendo una sorta di distonia percettiva collettiva.
      L’evoluzione di quella descritta quasi un secolo fa in “Papalagi”.

  3. Pingback: Il Mammifero, la città e le elezioni | Mammifero Bipede

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