la cultura della paura (perché non dovremmo portare il casco)

piombino in bici

nota: questo pezzo è una trascrizione riadattata della conferenza “the good life” di Mikael Colville-Andersen durante un TEDx a Copenhagen
è la risposta migliore a una delle obiezioni più classiche che ciclicamente viene fatta a chi si sposta in bici in città: “certo che dovresti metterti il casco”
e ribalta buona parte dei punti di vista più radicati sulla pericolosità del ciclismo urbano

il video con i sottotitoli è disponibile in fondo al post

5146199786_2db68f2212_z the good life

introduzione

“La bella vita”

Queste tre parole probabilmente significano qualcosa di completamente diverso per persone completamente diverse.
Ho delle concezioni personali su che cosa significhi la bella vita per me e per la mia famiglia. Una di queste cose è la bicicletta, o meglio, le persone in bicicletta. Una sinfonia di movimento generato dagli uomini in mezzo al paesaggio urbano. È in gran parte ciò di cui mi occupo: promuovere l’uso urbano della…

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2 thoughts on “la cultura della paura (perché non dovremmo portare il casco)

  1. Caro Marco! Tutto giusto. Io posso soltanto aggiungere che il 1 agosto l’anno scorso una donna in macchina non m’ha visto (stavo sulla mia bici da corsa), ho dovuto sterzare e sono finito contro un muro con la spalla e la testa, proprio con la tempia sinistra, bum! Ma il casco Uvex m’ha salvato, altrimenti sarebbe stato molto grave, tipo Schumacher. Io non vorrei morire per un prinicipio, nemmeno voglio inserirmi in una presunta guerra sulle strade … vado in bici, mi diverto e cerco di sopravivvere. Si potrebbe anche scrivere 2619 parole in favore del casco … ma 105 bastano, come l’ho fatto io qui, ciao Manfred.

    • Il casco lo porto sempre anch’io, almeno in città, perché so come porto la bici ed il livello di rischio che scelgo di correre. Ma il discorso non è rivolto tanto a chi fa attività sportiva (che richiede concentrazione, quindi un livello di attenzione residua inferiore per tutto quanto accade intorno) quanto per chi semplicemente si sposta in città. E il punto è che il casco va lasciato indossare a chi lo desidera, ma senza fare campagne terroristiche perché lo utilizzi anche chi non vuole, e men che meno renderlo obbligatorio.

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