Il flusso sanguigno

Ricordate il contest European Cyclists Challenge 2014 cui i ciclisti romani parteciparono praticamente costringendo l’amministrazione comunale ad aderire?

Se ve lo ricordate ancora, a molti mesi di distanza, ricorderete pure che uno dei punti nodali di quella “sfida” era la raccolta di informazioni sui tragitti quotidiani dei ciclisti, che avrebbero potuto essere trasferiti su una mappa per evidenziare quali direttrici avessero più necessità di intervento. Per questo motivo accolsi con entusiasmo la notizia, giunta nelle settimane seguenti la conclusione della sfida, riguardante il fatto che il Comune di Roma aveva deciso di acquistare i dati raccolti dagli organizzatori del “Challenge”.

“Fantastico!”, pensai, “Ora finalmente avremo una base dati ottimale per organizzare la ciclabilità romana!” Inutile dire che quei dati precipitarono nel solito “inghiottitoio” che nulla restituisce, al pari dei black holes teorizzati dagli astrofisici.

Che altro fare se non rimboccarmi le maniche, scaricarmi la mostruosa mole di dati (un singolo file .csv da 580Mb…) e cominciare ad elaborarmeli da me? La solita fatica di Sisifo, ma qualcosa pian piano comincia ad uscir fuori. La foto che vedete qui sopra è una prima e molto grezza elaborazione. I tre “cerchi” che il flusso dei ciclisti romani disegna sono il Colosseo (a sinistra), Piazza dei Re di Roma (in basso) e Porta Maggiore (in alto).

Questa rappresentazione rende evidente come solo alcune direttrici dell’intera rete stradale vengono utilizzate. La prima considerazione è che quelle direttrici assolvono efficacemente le esigenze di spostamento dei ciclisti ed andrebbero messe in sicurezza prima di altre.

La seconda considerazione è che si può fare la scelta di sistemarne solo alcune, dirottando su di esse flussi dispersi. Ma ad una condizione: che siano direttrici efficaci, non dei “giri di Peppe”.

L’ultima considerazione è che non si può continuare a costruire piste ciclabili “dove non danno fastidio”, come si è fatto fin qui. Perché se queste non rispondono a precise esigenze di mobilità risulteranno soldi buttati.

In realtà c’è un’ultima riflessione, e verte su una questione di metodo. Nei mesi scorsi l’Agenzia Mobilità del Comune di Roma ha richiesto ai singoli municipi di elaborare delle proposte sulle “ricuciture ciclabili” a parer loro più urgenti. Un’informazione che da questi dati emerge con un dettaglio impareggiabile, molto migliore di quanto qualsiasi ufficio tecnico municipale fosse in grado di elaborare… e che Agenzia Mobilità possedeva già.

8 thoughts on “Il flusso sanguigno

  1. A mio avviso le arterie principali vengono scelte in quanto più dritte e dirette verso il centro. Sembra plausibile che, un cicliste scelga il percorso più breve per raggiungere la sua destinazione. Una dato di fatto è anche l’assenza di percorsi protetti alternativi, per cui spesso non essendo una passeggiata di piacere ma, una necessità di arrivare nei luoghi di impegno quotidiano, si percorre una strada più rapida.

    • Quello che mostrano i dati è semplicemente una fotografia dell’esistente, per comprendere il resto occorre l’analisi. Le vie dirette si scelgono perché efficaci, soprattutto da parte dei ciclisti che vanno lontano e non hanno troppo tempo da perdere, ma si scelgono anche (a volte) perché si conoscono solo quelle, o perché la città è strutturata in modo che solo quelle rappresentino una soluzione efficace.
      Però (ed è quello che suggerivo nel post) rappresentano anche un’esigenza, cui va data risposta con cognizione di causa. Per fare un esempio: nel quartiere tuscolano via Lemonia scorre parallela alla via Tuscolana, ma nonostante ospiti una pista ciclabile i ciclisti non la utilizzano perché questo comporta un aumento inaccettabile dei tempi di percorrenza senza reali vantaggi. Mentre, per contro, ci sono tracce persistenti sul sentiero che collega Acquedotti e Tor Fiscale, che evidentemente oltre alle scomodità offre un valore aggiunto (paesaggistico o di qualità del transito) che viene apprezzato.

    • Ho cercato di restituire graficamente i flussi reali, quindi più le tracce sono larghe (e chiare) più ciclisti ci passano. Uno dei problemi delle precedenti elaborazioni era (IMHO) che non rendevano evidente la differenza tra le strade più utilizzzate e quelle meno.

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