A piccoli passi

Stamattina, sotto una pioggerellina fastidiosa, sono salito in cima ad un mucchio di spazzatura e mi sono guardato intorno. A poca distanza i resti di anni, se non decenni, di incuria e di abbandono, più oltre una serie di baracche, in fondo una recinzione fatta di cartoni. Accanto a me il consigliere del V municipio Salvatore Salmeri, l’assessora al verde e giardini dello stesso municipio  Giulia Pietroletti, ed uno sparuto gruppetto di tecnici dell’AMA e funzionari di diverso livello, convocati per valutare la possibilità di aprire un varco in direzione del Parco di Centocelle.

La storia del Parco di Centocelle comincia molto lontano nel tempo. Poco più di un secolo fa ospitò i primi voli italiani dei fratelli Wright. Negli anni ’30 furono scoperti all’interno del perimetro i resti di due ville romane, poi la crescita abnorme della città al suo intorno, il degrado, l’invasione degli sfasciacarrozze abusivi, insediamenti di nomadi e rom, ne decretarono il progressivo abbandono da parte della cittadinanza.

In anni recenti le giunte di centrosinistra iniziarono il recupero dell’area con lo sgombero degli insediamenti ed un piano poco saggiamente suddiviso in tre lotti. Il primo lotto fu completato ed inaugurato nel 2006 (ne scrissi sull’ormai scomparso blog Romapedala in un post intitolato Un “sacco” bello). Il parco, raggiungibile da un solo lato, rimase scarsamente frequentato e già solo tre anni dopo versava in condizioni disperanti.

In tempi più recenti due fattori hanno contribuito a riportare la mia attenzione su quest’area, da un lato un gruppo di “Residenti del Quadraro Vecchio” ha manifestato l’intenzione di attivarsi per la fruibilità del parco, dall’altro il finanziamento e la messa in cantiere a breve dei lavori del secondo stralcio, riguardanti proprio l’area ovest a ridosso degli abitati di Quadraro e Torpignattara.

L’infografica qui sopra (cliccare per ingrandire) illustra i problemi di riconnessione territoriale tra l’area del parco interessata dai lavori ed il quartiere adiacente, l’assenza di strade per l’accesso diretto (inglobate dalla crescita caotica avvenuta a ridosso di via di Centocelle, fatta spesso di abusi edilizi ed occupazioni di suolo pubblico al punto da inghiottire strade intere come Via Cibele), il degrado prodotto dalla presenza di sfasciacarrozze, il “muro psicologico” e la cesura determinate da un’arteria di traffico intenso e veloce collocata tra l’abitato ed il parco (la summenzionata via di Centocelle).

Appena presa visione della planimetria dei lavori mi è saltata all’occhio l’organizzazione degli accessi al parco, ancora una volta immaginati unicamente per l’accesso di autovetture, con ampi (e molto discutibili) parcheggi in prossimità dei varchi. Pensare un parco tanto vicino ad abitati popolosi, facilmente raggiungibile anche a piedi, in una chiave di fruizione strettamente legata all’auto privata è uno degli esempi di demenza tipici di questo paese, coi quali temo di dovermi confrontare ancora a lungo.

I miei “due centesimi” in questa vicenda sono consistiti nel far notare la presenza, potenziale, di un terzo accesso al parco, proiettato molto in prossimità delle strade del quartiere e rappresentato dal vallo ferroviario di una mai realizzata linea ferroviaria di epoca fascista. Un corridoio verde che sottopassa la trafficata Via di Centocelle consentendo un comodo accesso a piedi ed in bicicletta.

In prospettiva, gli sfasciacarrozze stessi saranno ricollocati in aree più idonee, non tanto per una questione di degrado, che pure esiste, quanto per il serio problema di inquinamento della falda acquifera sottostante prodotto dal percolato di oli, acidi ed altre piacevolezze che lentamente, nel corso degli anni, si sono infiltrati nel sottosuolo.

Per tutto il resto dei lavori di recupero, necessari a restituire all’area del parco una valenza di ricucitura territoriale tra quartieri limitrofi, vi rimando al lungo spiegone tecnico pubblicato qualche settimana fa sul blog I Diari della Bicicletta.

Ma solo stamattina, dopo mesi di discussioni, studi, ricognizioni, elaborazioni grafiche, dibattiti, dalla cima di un cumulo di spazzatura ho cominciato a vedere una possibilità prima solo immaginata cominciare a realizzarsi. E, sì, va bene, c’è chi mette il piede sulla Luna, chi sopra un mucchio di monnezza. Non sarà un “grande passo” né per l’umanità né per il sottoscritto, ma è pur sempre un passo nella direzione giusta, dopo decenni di degrado ed abbandono. Di passi, si spera, ne seguiranno molti altri.

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