La bicicletta, la città e il tempo

Stamattina, nel corso di una ricognizione di potenziali percorsi ciclabili (che, secondo me, tali rimarranno: potenziali, come il 99% della ciclabilità a Roma…) mi sono trovato a discutere dell’uso del tempo in bicicletta in relazione alla brevità delle direttrici. Semplificando molto, cosa è da preferire tra un percorso brutto e diretto ed uno molto piacevole ma più lungo? Rispondere a questa domanda è quasi impossibile.

A monte, i motivi per cui si sceglie la bicicletta al posto dell’automobile sono molti e diversi fra loro. C’è chi la sceglie per comodità, perché l’automobile impone tempi più lunghi (generalmente per percorsi brevi). C’è chi la sceglie per insofferenza all’auto-inscatolamento ed agli obblighi cui la società impone di conformarsi. C’è chi la sceglie per un’idea di “qualità della vita” diversa dallo starsene al chiuso immersi nel traffico.

Sia come sia, in tutti i casi ci si trova ad affrontare quotidianamente (o perlomeno spesso) i propri percorsi casa-lavoro, casa-università, e qualunque esigenza deve piegarsi all’organizzazione del tessuto urbano ed agli obblighi imposti dalle norme di circolazione, che finiscono col condurci gomito a gomito col traffico veicolare, col suo portato di rumore, aggressività e pericolosità.

Il mio caso personale è un po’ atipico, per andare al lavoro in bicicletta (quando posso, e non sempre posso…) devo percorrere una decina di chilometri, passando da una periferia all’altra su direttrici tangenziali. La scelta del percorso più veloce e diretto mi condurrebbe in ufficio in una mezz’oretta (abbondante), appena più del tempo necessario per arrivarci in macchina.

Tuttavia questo percorso non è piacevole, sviluppandosi in prevalenza su strade veloci ed in mezzo al traffico veicolare. Per un ciclista come me, nato alla due ruote con l’esperienza di turista-escursionista, il caos urbano rappresenta un motivo di stress.

Per evadere lo stress, col tempo ho progressivamente sostituito parti di questo tracciato con percorsi “alternativi”: passaggi nei parchi, stradine pedonali, qualche marciapiede largo e poco o nulla usato dai pedoni. Una viabilità necessariamente a “bassa velocità” che, pur non aumentando la lunghezza del tracciato, ne aumenta il tempo di percorrenza di un buon 50%, portandolo a circa tre quarti d’ora.

Questa dilatazione dei tempi, tuttavia, non mi pesa affatto, principalmente perché mi restituisce una dimensione dello spostamento molto più piacevole, al punto che spesso rallento appositamente per meglio godermi un fazzoletto di verde, o il panorama che si allunga fino alle montagne. Il tempo non è più utilizzato unicamente per lo spostamento, bensì assume un valore ricreativo, diventa attività (ludica) fine a se stessa.

Questo rende molto difficile, sulla carta, stabilire quale sia il tracciato preferenziale per un percorso ciclabile. Se investire in un percorso efficace, diretto eppure sgradevole (le direttrici veloci sono quasi sempre appannaggio di un traffico veicolare sostenuto e spiacevole) o scegliere ricuciture più secondarie ed oblique pur di di conservare la fruizione di un contesto gradevole e non stressante.

Perché il tempo vissuto a spostarsi in un contesto spiacevole è semplicemente tempo “consumato”, ed è bene che sia il più breve possibile. Ma il tempo vissuto a gratificarsi pedalando nella bellezza è, al contrario, tempo “guadagnato”, e non necessariamente deve ridursi ai minimi termini.

Stasera, per esempio, tornando a casa ho deviato e casualmente incrociato questi cavalli al pascolo nelle ex risaie della riserva dell’Aniene, ed è stata la cosa più bella che abbia visto in tutta la giornata. Valeva la pena perderseli?

4 thoughts on “La bicicletta, la città e il tempo

  1. io ho scelto la bici per insofferenza verso i mezzi a motore e dal fatto che mi sento più sicuro in bicicletta dove sono io che modulo la velocità e non la subisco come mi accadeva andando in motorino (circa 15 anni quotidiani con qualunque tempo).
    Come sai sono favorevole a percorsi che costeggino le strade e contrario se non per casi eccezionali a percorsi isolati, perchè infrequentabili (per la situazione contingente) da giovanissimi e donne e di sera impraticabili per tutti.
    Un percorso diretto inoltre, a mio avviso, consente proprio di avere più tempo da dedicare alla riflessione ed all’osservazione. In sella ad una bici il semaforo rosso, che io rispetto pedissequamente, non è un nemico da bruciare, ma un momento per guardarsi intorno (che qualcosa da vedere nel bene o nel male c’è sempre).
    In sella ad una bici se consumi meno tempo in giri inutili (per il quotidiano) puoi fermarti a chiacchierare con conoscenti senza intralciare il traffico, senza dover accendere e spegnere un motore. Puoi fermarti a prendere “il caffé” che ti piace o prendere un pasticcino sfizioso da condividere con i colleghi.
    Al ritorno diventa un’occasione per poter passare a salutare qualcuno che non vedi da tempo, come per l’intermodalità, che molti disdegnano, “guadagnare tempo” (senza impattare sugli altri) è un vantaggio da sfruttare per “perdere tempo” in altri momenti.
    ciao
    marco

    • Il senso complessivo di questo post sta in una frase all’inizio: “Semplificando molto, cosa è da preferire tra un percorso brutto e diretto ed uno molto piacevole ma più lungo? Rispondere a questa domanda è quasi impossibile”. Per quanto emerga l’esigenza di avere dei percorsi da utilizzare in bicicletta, l’eterogeneità dell’approccio ciclistico alla mobilità è tale che dare una risposta netta è spesso impossibile. Mentre per il traffico motorizzato si da per scontato che l’opzione unica sia arrivare il prima possibile (tranne che nelle pubblicità, dove si vedono macchiette totalmente inverosimili di automobilisti contenti di stare in macchina), per la bicicletta si apre un ventaglio di gusti individuali e diversità che rende quasi impossibile stabilire delle priorità. Ognuno/a ha le proprie, e tutte legittime.

  2. Ciao Marco
    mi presento: ho 57 anni e da sempre vado su due ruote per il senso di claustrofobia che l’auto mi dà. Ho avuto e guidato di tutto moto scooter motorini e ovviamente biciclette.
    da circa 10 anni uso la bicicletta con incremento graduale. inizialmente come passeggiate domenicali ora per tutti i miei spostamenti in città e per turismo. Ho tre biciclette due mtb e una da strada, tutte di oltre 10 anni de me sempre riparate e modificate più volte. Naturalmente preferisco la mtb ma odio il fango e allora in inverno non rimane che la strada. Non ho mai fatto competizioni né viaggi in bici; ma uso la bici in città per lavoro e per turismo. Visito tutti i dintorni e parchi di questa caotica megalopoli chiamata Roma che sto cominciando a conoscere solo ora abbastanza dettagliatamente. Ora percorro una media di 150Km alla settimana, e la bicicletta mi ha cambiato la vita e il fisico( sono calato 10Kg senza alcuna dieta)…ma c’è un grosso enorme problema! La sicurezza. Purtroppo più aumentano i km più aumenta il rischio di incidenti, non solo ma prevalentemente su strada! Finora mi è andata bene solo piccoli incidenti ma temo sempre per il futuro e non ritengo assolutamente una soluzione le ciclabili che, per come sono fatte, sono solo turistiche e del tutto inutili.Ti leggo da tempo e apprezzo molto tutti i tuoi sforzi per far conoscere e far valere i diritti della nostra “categoria”. Bisogna far conoscere e incrementare con ogni mezzo l’uso della bici, e soprattutto controllare e sanzionare pesantemente e con ogni mezzo gli eccessi di velocità di auto moto e scooter nella ferma convinzione che il pericolo di incidenti gravi sia proporzionale alla velocità. Inoltre abbassando il più possibile la velocità di tutti i veicoli avremmo tutti grossi benefici per rumore e inquinamento.
    Grazie per quanto stai facendo e continua cosi!! Ciao.

  3. Pingback: Il Mammifero, la città e le elezioni | Mammifero Bipede

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