Contro tutto e contro tutti

Il mese di maggio ha visto i cicloattivisti romani impegnati in una sorta di “gara europea” sponsorizzata da un’app per smartphone (Endomondo). La sfida consiste nel coinvolgere il maggior numero di ciclisti del territorio e registrarne i tragitti quotidiani (l’app utilizza per questo il GPS dello smartphone) in modo che a fine giornata si possa conteggiare il numero di chilometri percorsi complessivamente e cogliere il polso della ciclabilità “di trasporto” complessiva. Il Challenge non tiene conto dei ciclisti sportivi e di quelli che vanno in bici per allenarsi, ma solo dell’utilizzo urbano.

Ai #salvaiciclisti romani non è parso vero di poter dimostrare che “Roma pedala di più”, ci siamo quindi attivati per ottenere la partecipazione della città al contest. È a questo punto che si sono avute le prime avvisaglie che le cose non sarebbero andate neanche stavolta per il verso giusto. L’amministrazione cittadina, infatti, dopo aver fatto orecchie da mercante per settimane, ha accettato alla fine di formalizzare l’iscrizione solo pochi giorni prima dell’inizio del contest, per poi dimenticarsene del tutto.

La situazione totalmente paradossale consiste nel fatto che il contest riguarda le città, non i singoli ciclisti. In ogni altra città europea l’amministrazione è direttamente coinvolta  nel challenge, lo pubblicizza presso i potenziali partecipanti, lo sponsorizza a sua volta con premi per i più attivi. In ogni altra città europea è l’amministrazione a fregiarsi del titolo conseguito. Ovunque tranne qui, dove se il Comune avesse partorito un proprio logo quello avrebbe dovuto riportare in grande la scritta: “STICAZZI!”.

Il challenge europeo è iniziato così, con un manipolo di valorosi che, come i trecento spartani di Leonidas, hanno dovuto non solo fronteggiare nemici soverchianti (le macchine amministrative delle altre città, anche piccole, che hanno coinvolto molti più partecipanti), ma anche combattere coi problemi di viabilità e le tare ataviche di una città, la nostra, che odia da sempre in primis ciclisti ed in generale i non appartenenti al “culto del Dio Motore”, il tutto nella totale indifferenza di chi del risultato finale avrebbe pure avuto occasione di vantarsi.

Come è andata a finire? Ecco qua i risultati.

Roma si è piazzata al terzo posto dopo Varsavia e Lodz, a veramente un soffio dalla seconda, rincorsa per quasi tutto il mese. Ma la classifica in sé non dice molto, bisogna grattare più a fondo fra i numeri per capire cosa realmente sia successo.

Roma ha avuto al suo attivo 1121 partecipanti, ma di questi solo 780 hanno prodotto chilometri per la competizione, e solo 600 hanno caricato nel contest più di 30km, ovvero pedalando in media più di un km al giorno (per confronto, il sottoscritto nello stesso arco di tempo ne ha percorsi 730, con una media giornaliera superiore ai 20km).

La prima classificata, Varsavia, ha potuto contare su una squadra di 2332 elementi con 1600 ad inserire chilometri e ben 1340 con all’attivo più di 30km a testa: grossomodo il doppio di noi romani. La seconda, Lodz, ha messo in campo 1533 partecipanti, dei quali oltre 1100 hanno inserito chilometraggi, e circa 900 di essi per più di 30km: una volta e mezzo Roma (pur conseguendo un totale di chilometri pressoché identico).

Queste cifre ci raccontano, sostanzialmente, che i ciclisti romani pedalano in proporzione tanto quanto quelli del Nord Europa, nonostante condizioni molto più svantaggiose dovute all’assenza di infrastrutture, di segnaletica dedicata, e dei requisiti minimi di civiltà per quanto riguarda l’uso delle sedi stradali da parte dei conducenti di veicoli a motore. E lo fanno senza premi, né riconoscimenti, né pubblica attenzione.

Ci raccontano anche, proprio a causa di questi problemi, della difficoltà a crescere di numero, non secondariamente perché tutte le iniziative messe in campo “dal basso” vengono bellamente ignorate, quando non platealmente osteggiate, proprio dall’amministrazione di turno, indipendentemente dal suo colore politico e dai proclami e le promesse fatte in campagna elettorale.

Ma questi ragionamenti non raccontano ancora tutto. Questa è la parte di classifica che riguarda il sottoscritto, classificatosi 52° con passa 700km pedalati in meno di 30 giorni (il mese iniziava col ponte del 1° maggio, in quella data ero fuori città).

Beh, se quei chilometri li avessi percorsi a Lodz, città arrivata di un soffio davanti a Roma, la mia posizione in classifica sarebbe stato un ben più gratificante 12° posto. Personalmente la trovo una strepitosa metafora della condizione del cicloattivista romano (o italico in generale): farsi un culo come una casa per ottenere solo le briciole.

6 thoughts on “Contro tutto e contro tutti

  1. Bella trovata! Qui in provincia siamo totalmente al di fuori di queste competizioni, ma mi fa piacere vedere la presenza dei vicinissimi bolognesi. Imbarazzante l’assenza dei modenesi.

    Un’altra cosa che fa riflettere è l’invisibilità di molti pedalatori. Anche un soggetto irrilevante come me a maggio pedala 6*20=120 km per andare in stazione, più 60km per un paio di scampagnate nei vicini paesini della collina. Ma per le statistiche io probabilmente nemmeno esisto, non consumando carburanti o pedaggi. Siamo effettivamente poco visibili, più che poco rilevanti.

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  3. Pingback: ECC2015 – la sfida contro noi stessi | Mammifero Bipede

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