Il tramonto degli idoli

Dopo Armi, acciaio e malattie, breve storia degli ultimi tredicimila anni non ho potuto resistere alla tentazione di leggermi al più presto anche il successivo libro di Jared Diamond: Collasso, come le società scelgono di morire o vivere. Se nel precedente l’attenzione era concentrata sull’evoluzione delle civiltà, qui l’autore cerca di comprendere i meccanismi alla base della loro fine.

Il nostro pianeta conserva i resti di innumerevoli civiltà, fiorite in luoghi diversi solo per poi sparire completamente, in modi misteriosi, lasciando dietro di sé templi ed idoli di una magnificenza sconcertante se si considera che furono prodotti da popoli in grado di  maneggiare unicamente strumenti di legno e pietra.

Gli strumenti scientifici attuali ci consentono di ricostruire molta della storia di questi popoli con tecniche incredibili, fino a comprendere l’evoluzione dell’habitat naturale e delle abitudini alimentari nell’arco di secoli a partire dall’analisi microscopica dei resti abbandonati di antiche discariche e cimiteri.

La sconcertante civiltà dell’isola di Pasqua compare già nei primi capitoli del libro. Lontanissima da tutte le altre terre, circondata dal Pacifico per migliaia di chilometri, fu popolata intorno all’anno 1000 d.c. dai polinesiani, solo per perdere quasi subito ogni contatto con le isole da cui la colonizzazione partì.

Sull’isola si sviluppo’ una bizzarra civiltà, che costruì ed innalzò centinaia di enormi statue per ingraziarsi la benevolenza degli antenati, i Moai. La fabbricazione ed il trasporto di questi idoli di pietra causò la totale deforestazione dell’isola, finendo col rappresentare un enigma insolubile per i secoli a venire dopo la sua riscoperta da parte degli europei.

Nell’arco di circa sette secoli, un’isola che ora sappiamo coperta originariamente da una lussureggiante foresta di enormi palme (una specie endemica dell’isola, ora completamente estinta) e popolata da sterminate colonie di uccelli marini, fu ridotta ad una landa brulla e desolata in cui poche centinaia di abitanti si arrabattavano a sopravvivere coltivando poche varietà commestibili e ricorrendo di necessità, per colmare il deficit di proteine nell’alimentazione, al cannibalismo.

L’immensa foresta dovette sembrare, ai primi colonizzatori, una ricchezza enorme ed inesauribile, la crescita della popolazione un fatto inevitabile ed anzi ben accetto, la costruzione dei primi Moai una semplice forma di ringraziamento degli antenati. Poi qualcosa andò storto, o forse andò nell’unico modo in cui poteva andare: la fabbricazione delle statue divenne essenziale per la conservazione della struttura sociale che si era venuta a creare.

La costruzione dei Moai e delle piattaforme che li sostenevano divenne la principale attività “industriale” dell’isola, coinvolgendo migliaia di persone. Ciò rese il processo inarrestabile e portò al completo annientamento della foresta ed al conseguente esaurimento del legname indispensabile al trasporto. Nella cava di Rano Raraku restano ad oggi quasi 400 statue incomplete, segno che la popolazione era totalmente inconsapevole del destino cui stava andando incontro.

Con l’abbattimento della foresta di palme, che offriva cibo e rifugio agli uccelli marini, le condizioni di vita divennero ben presto insostenibili, la carenza di cibo innescò guerre tra le diverse fazioni dell’isola, ed anche tutti i Moai innalzati fin lì, in una forma di rabbiosa quanto sciocca vendetta, vennero abbattuti. La popolazione precipitò dai 15-20.000 individui del momento di massimo splendore a poche centinaia al momento del contatto con gli europei, che ne completarono la decimazione con le deportazioni e la trasmissione di malattie mortali.

Che insegnamento possiamo trarre da questa vicenda che ci riguardi direttamente? Certo è che i comportamenti umani sono tutti molto simili, e come gli abitanti dell’isola di Pasqua non si resero conto delle conseguenze a lungo termine delle loro attività, anche noi potremmo fare altrettanto: condurre la nostra società ad un tale livello di sovrappopolazione e sfruttamento di risorse non rinnovabili da rendere impossibile invertire o arrestare il processo.

Ed, al pari dei Moai, anche noi potremmo aver prodotto delle entità totemiche alle quali tutti guardano con venerazione e rispetto, la cui “necessità” non può essere messa in discussione, che rappresentano la principale attività industriale del mondo moderno (la prima voce nel consumo di risorse non rinnovabili) e che tendono a crescere in dimensioni, “status” e consumi man mano che si va avanti negli anni.

A voi questa descrizione cosa fa venire in mente?

15 thoughts on “Il tramonto degli idoli

  1. Collasso è un lavoro di Diamond molto importante (prese anche il Pulitzer, se ricordo bene),
    Ci sono anche altri casi molto interessanti, perché più vicini nel tempo e su scala più grande, come i massacri di massa (i media li indicarono come genocidio ma Diamond riportando gli studi di due ricercatori belgi dimostra che furono massacri di massa in quanto non solo di tutsi sugli hutu e viceversa ma anche interni ai due gruppi etnici) in Ruanda, il caso delle differenze tra Haiti e Santo Domingo.

    La maggioranza delle persone ignora e continua ad ignorare gli allarmi degli scienziati proprio perché essi, ponendo enfasi e sulla insostenibilità e sulle conseguenze della insostenibilità, ci scuotono dalle credenze della nuova religione: la trinità tecnoteismo – crescita – consumismo e ci obbligano a fare delle scelte.
    Il discernimento, che è una delle caratteristiche della sapienza, del tutto erroneamente ed arrogantemente attribuita alla specie homo, è una capacità atrofizzata da decenni di becero consumismo demagogico “Più tutto per tutti sempre di più!”.

    I recenti sviluppi di Expo 2015 dimostrano, ancora una volta, la pervicacia, il protrarsi immodificati di schemi crminogeni ed ecocidi che si alimentano per interessi di piccoli gruppi di portatori di interessi con un spaventoso bilancio fallimentare complessivo.
    Abbiamo i totem diretti, semplici, come quello raffigurato e poi anche i meta-totem, quello della crescita senza limiti.

    • Bella la definizione di “meta-totem”, anche se l’infatuazione per la crescita illimitata a me sembra una sorta di “schema di Ponzi” proiettata su scala globale, una enorme bolla speculativa che esploderà devastando l’intero pianeta. Ma la cosa che mi premeva sottolineare sono i paralleli che conducono ad un’ineluttabilità della catastrofe: culture diverse, in epoche diverse, in contesti diversi, poste di fronte ad una ricchezza enorme ed improvvisa hanno messo in atto le stesse identiche dinamiche, strutturando un meccanismo di esaurimento tanto diabolicamente efficace quanto inarrestabile. Sapremo fare di meglio dei polinesiani dell’età della pietra?

  2. “Armi, acciaio e malattie” l’ho trovato molto interessante. “Collasso” è da tempo tra i numerosi libri che vorrei leggere. Mi stavo chiedendo quale potesse essere il prossimo. Forse mi hai dato la risposta.

    • È sicuramente un libro che dà molti spunti di riflessione.
      Come ho avuto modo di definirlo: “un ottimo antidoto agli attacchi di ottimismo”🙂

      P.s.: sono ancora a meno di metà, è possibile che nel prosieguo della lettura mi suggerisca ulteriori idee.

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