Rendering del lavoro sulla ciclabilità nel V municipio

Mercoledì scorso si è svolto, nei locali della Casa della Cultura di Villa De Sanctis, un incontro coi cittadini per fare il punto sullo stato di avanzamento del lavoro del Forum Mobilità e Urbanistica del municipio Roma V volto all’individuazione di potenziali corridoi ciclabili da sistemare ed attrezzare per facilitare la fruizione ciclistica del territorio.

L’iniziativa si è svolta in due parti. Nella prima parte sono state esposte le conclusioni già pubblicate in rete nei giorni scorsi, cui è seguito un momento di confronto con gli intervenuti. Qui sotto la presentazione che ha accompagnato l’esposizione del lavoro.

 

Nella seconda parte si sono introdotte un po’ di idee relative agli sviluppi futuri di questo lavoro, consistenti in:

  1. acquisizione di ulteriori percorsi
  2. definizione e tracciatura di una rete funzionale alle esigenze dei ciclisti
  3. verifica della funzionalità della rete
  4. individuazione delle criticità e dei possibili interventi di sistemazione
  5. trasferimento delle segnalazioni alle istituzioni competenti

L’idea di rete è rappresentata nell’immagine sottostante, dove le diverse tipologie di sistemazione sono definite dai colori.

  • In bianco gli assi di attraversamento a “scorrimento veloce”
  • In giallo la rete secondaria di ricucitura fra i quartieri
  • in verde brillante le Vie Verdi esistenti (parchi e piste ciclabili)
  • In verde opaco le Vie Verdi potenziali, da ottenere con sistemazioni dei parchi
  • In celeste le tratte esterne al municipio di raccordo con poli di interesse

Il piano di lavoro prevederà diversi passaggi. In primo luogo andranno raccolti ulteriori percorsi degli abitanti del municipio e dei ciclisti che vi lavorano o lo attraversano per recarsi al lavoro. Per far questo si utilizzerà il form già predisposto, che andrà compilato ed inviato all’indirizzo email del sottoscritto.

Nei prossimi mesi saranno quindi effettuate ricognizioni sui tracciati individuati, aperte alla partecipazione di tutti gli interessati, che avranno il fine di individuare il grado di fruibilità, tratto per tratto, dei percorsi, di individuarne le principali criticità e di elaborare possibili soluzioni. Tali appuntamenti verranno pubblicizzati sui canali del Forum Mobilità e Urbanistica (in particolare sul relativo gruppo Facebook), ed inoltre su gruppi di ciclisti urbani e sul forum Cicloappuntamenti.

Il ventaglio delle soluzioni da individuare e proporre eviterà ove possibile il ricorso a piste ciclabili in sede propria, dai tempi di realizzazione lunghi e dall’esito incerto, concentrandosi sulle istanze della Mobilità Nuova: moderazione delle velocità del traffico veicolare, ridisegno delle carreggiate con recupero degli spazi inutilizzati, fruibilità promiscua di marciapiedi ampi e poco o nulla utilizzati, doppio senso ciclabile sulle vie a senso unico (formalizzazione di quanto de facto già praticato), segnaletica verticale standard da C.d.S. ed altra da sviluppare ad hoc.

La ricognizione “di gruppo” consentirà di confrontare più opinioni, e sperabilmente di integrare le esigenze di tipologie diverse di ciclisti, da quelli abituati alle brevi percorrenze e principalmente desiderosi di sicurezza, agli “street warriors” che non  si creano problemi nel fare a gomitate con SUV ed autoarticolati.

La presentazione della seconda parte dell’incontro è disponibile qui sotto.

 

Ulteriore materiale relativo al lavoro:

Di stretta attinenza sarà l’incontro di sabato 1 marzo organizzato da Comitato di quartiere Quadraro Vecchio dove parleremo di Zone 30 e Mobilità Nuova, e che si concluderà con una pedalata nel quartiere. L’appuntamento è qui.

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Vigliaccheria politica

E viene il momento in cui mi arrabbio, ma tanto. Perché dopo aver criticato le modalità di definizione del PGTU romano scopro cosa hanno fatto a Londra. Basta sfogliarne poche pagine per capire la distanza siderale che c’è tra Roma e la capitale britannica.

(clicca per scaricare il PDF completo)

Pubblica discussione? Processo partecipato? No, niente di tutto questo. A Londra hanno semplicemente deciso su quale criterio basarsi per decidere le politiche di trasporto in città. Uno, uno soltanto: la salute. Punto. Non “la salute, la sicurezza, il PIL, gli interessi dei bottegai, dei palazzinari, dei signori del cemento, delle lobby, dei sindacati dei dipendenti pubblici e giù giù fino all’ultimo scalzacani”.

Una volta deciso cosa realmente ti interessa non hai che da dare in mano la faccenda a professionisti competenti e mettere in pratica quello che suggeriscono. Semplice, no? Già, troppo semplice.

Noi italiani, al contrario, siamo maestri nel complicare le cose semplici, siamo “cinture nere di confusione”, e decidiamo di metter mano ad un nuovo Piano Generale del Trasporto Urbano senza aver prima definito alcun criterio da seguire. Non è formidabile tutto ciò? L’idea è che il criterio lo definiremo “strada facendo”, mettendo a discuterlo ed elaborarlo privati cittadini e rappresentati di associazioni che saranno, nella migliore delle ipotesi, volontari entusiasti e (forse) competenti, sicuramente non dei professionisti e men che meno degli esperti.

Io bollo questo modo di agire come assoluta vigliaccheria politica, e trovo inconcepibile che si possa ancor oggi presentarsi di fronte agli elettori con la formula “diteci cosa volete e noi lo realizzeremo, che abbia un senso o no”. Sono un cittadino e pretendo che mi si dica: “abbiamo deciso di migliorare questo parametro fondamentale, e tutto il resto andrà soggetto a tale decisione”. Nient’altro. Anche perché la salute è al momento attuale LA questione fondamentale. Senza si vive male, o direttamente si muore.

Il processo partecipato del nuovo PGTU puzzava di fumo già in partenza, ora la pubblicazione di questo documento mi conferma definitivamente quanto avevo cominciato ad intuire già settimane fa: non è così che si lavora. Faranno “decidere” noi in modo da lavarsi le mani da ogni responsabilità, ancora una volta, qualunque schifezza verrà realizzata. E io necessito di un fegato nuovo.

Bologna senza frontiere

“Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante” (F. Nietzsche)

Ritorno dall’appuntamento con la due giorni bolognese di #SIC con una sensazione di intelligenze che si muovono, ingranaggi che girano, articolazioni sociali che si attivano per produrre cambiamento. Al momento credo mi possa bastare.

Per una mentalità razionale e meccanicistica come la mia star dentro un movimento di questo tipo rappresenta una grande fatica. Tendo a ragionare per linee rette, cosa che cozza sistematicamente con la geometria non euclidea del Mondo, dove la via più breve tra due punti è disegnata spesso da curve che non so individuare né tracciare.

Altrettanta difficoltà devono provarla quelle persone che, a proprio agio con le curve e le traiettorie ellittiche, si trovino a misurarsi con la necessità (emersa di recente e all’apparenza un passaggio obbligato) di fissare questa entità amorfa e duttile in una forma definita da regole.

La materializzazione di questo disagio è stata evidente nell’intero arco dei lavori assembleari della domenica, al pari di un bambino che si misuri con l’impossibilità di far passare un pezzo tondo in un foro dalla forma triangolare, mentre le traiettorie di tutti continuavano a curvare intorno all’oggetto della discussione solo per sfiorarlo e proseguire oltre.

Nonostante questo, nonostante il fatto che ci trovassimo tutti a maneggiare qualcosa di sostanzialmente incongruo rispetto a ciò che siamo e vogliamo continuare ad essere, nonostante la riluttanza ed il senso di estraneità, la distanza fisica e mentale rispetto all‘entità che va prendendo forma, ho maturato come il passaggio sia inevitabile.

E non è consolante pensare che la creatura destinata ad emergere da questo processo sarà necessariamente imperfetta, contorta, disfunzionale: l’unico strumento in grado di portarci nella direzione scelta non può nascere che in questo modo.

La macchina lucida e perfetta, organizzata e razionale, progettata e realizzata con logiche ingegneristiche, finirebbe inevitabilmente col portarci dove non vogliamo andare. E’ già successo altre volte, ed è sotto gli occhi di tutti.

Chi ha la testa per l’organizzazione, per i meccanismi, per i giocattoli logici, rischia di perdere di vista le finalità ultime e concentrarsi solo sul “sistema” sviluppato e sulle sue esigenze, finendo con lo strutturare il proprio pensiero intorno all’oggetto della propria creazione anziché ad utilizzare quest’ultimo in maniera strumentale.

Detto in altri termini: certe missioni possono essere portate a termine solo dalle persone “sbagliate”.

Persone che sappiano dove vogliono arrivare pur non avendo la minima idea sul come farlo. Capaci di inventare soluzioni impossibili da un momento all’altro, correndo, saltando, arrampicandosi, nuotando, laddove tutti gli altri viaggiano comodamente su strade che non portano da nessuna parte, lastricate di buone intenzioni.

La logica per tante cose funziona alla grande, ma per tante altre è meglio lasciarla perdere. Domenica sera, sul treno, l’ho fatta sfogare un po’. Si è messa a correre in tondo, come un criceto nella gabbia, senza arrivare a nessuna conclusione. Quando poi è crollata a dormire, sfinita, ha lasciato spazio alle risposte.

La prima risposta “extra-logica” è che questo percorso non è evadibile. Potrà non piacerci, farci sentire inadeguati, risultare incomprensibile ed ingestibile, ma questo è. Bisognerà rassegnarsi all’idea di mandarlo avanti a spinte, calci e testate se non vuole camminare, alternative non ce ne sono.

La seconda è che questo piccolo gruppo di pazzi sognatori incoerenti e sconclusionati è ancora intenzionato a costruire un pezzo di futuro decente, e non mollerà la presa, essendo anche gli unici in grado di ottenerlo (…e per questo non si libereranno di me tanto facilmente!)

Quel pasticciaccio (non) brutto del V municipio

Non so se vi è mai successo di rincorrere un’idea fino allo sfinimento, inseguirla mentre guizza qua e là, si nasconde riappare, fugge via di nuovo. Di riuscire infine ad acchiapparla solo per realizzare, in quel preciso istante, di essere soli, e di non avere nessuno/a con cui condividere il prezioso risultato che avete ottenuto.

A me, purtroppo, capita con inquietante sistematicità. E’ successo pochi mesi fa con l’elaborazione del modello di “città a grappolo”, e di nuovo, sulla stessa linea di pensiero, è successo qualche giorno fa con il lavoro sui percorsi ciclabili che sto portando avanti per il V municipio di Roma.

Per farla breve, lunghe settimane di ragionamenti ed elucubrazioni, poi l’illuminazione, quindi la pubblicazione on-line pensando di aver gettato luce su molti punti oscuri. risultato: silenzio, nulla. non pervenuto. Alla prima occasione cerco di capire cosa ne pensino i diretti interessati… e niente: risposte evasive, mi rendo conto che pochi hanno letto, probabilmente ancor meno hanno compreso.

Dopo diversi giorni penso sia ora il caso di produrre un breve testo di chiarimento, sperando di smuovere un po’ di curiosità e di invogliare qualcuno/a ad andarsi a leggere il testo originale. Lo faccio in forma di auto-intervista, così magari rimane più comprensibile.

  • Di cosa tratta il lavoro?

Sostanzialmente di elaborare un’idea di rete ciclabile municipale a partire da un campione di percorsi effettuati con continuità dai ciclisti del territorio.

  • Dove sta la novità?

Per la prima volta si parte non da considerazioni astratte, ma dai percorsi reali delle persone. Su questi si innesta un’analisi basata sulle peculiarità del territorio, ma il dato esperienziale rimane prioritario.

  • Sono emerse novità rispetto a quanto già noto?

Sì, diverse. Ragionare su una base urbanistica completamente astratta pone sempre di fronte, per ovviare alle problematiche che il territorio presenta, ad un ventaglio di possibilità. I percorsi reali delle persone sono, al contrario, già un elaborato di situazioni sperimentate sulla propria pelle, ed illustrano le scelte realmente operate, senza ambiguità.

  • Qual’è il ruolo dei ciclisti?

Come già detto: assolutamente centrale. Si assume che il dato fornito sia un’elaborazione ragionata di diverse e opzioni e possibilità e l’intero lavoro diventa un esercizio di “intelligenza collettiva”. Se in astratto certe scelte potrebbero apparire come pericolose o discutibili (p.e. l’affrontare tratti di viabilità secondaria contromano, o con l’ausilio di marciapiedi) il fatto che questi tratti vengano quotidianamente percorsi serve a scremare drasticamente il ventaglio iniziale di possibilità, indicando con nettezza i criteri da adottare per venire incontro alle esigenze dei ciclisti reali.

  • Dove entra in gioco il “modello a grappolo”?

Il modello offre una chiave interpretativa che consente di generalizzare le scelte dei ciclisti in presenza di situazioni territorialmente analoghe. Una volta derivato un campione comportamentale dai singoli percorsi, consente di estenderlo all’intero quartiere semplicemente individuando similitudini nelle condizioni date. Per chiarirci: se la maggior parte dei ciclisti di un determinato territorio tende a privilegiare direttrici lineari, anche in presenza di tratti controsenso, quella è un’indicazione di massima che varrà (in condizioni analoghe) sull’intero territorio, non soltanto sulle direttrici tracciate.

  • I vantaggi di questa metodologia?

La possibilità di disegnare una rete di percorsi efficace e adatta alle modalità d’utilizzo di un determinato territorio a partire da una base dati estremamente ristretta, cosa che consente di abbattere i tempi di analisi e pervenire a risultati utili con facilità. L’aver definito questa metodologia consentirà inoltre, in futuro, di applicarla ad altri municipi ed eventualmente all’intera città. E’ una svolta epocale perché il lavoro parte, come già detto, non da un’analisi astratta ma dall’esperienza diretta di chi vive quotidianamente i problemi della viabilità urbane.

  • Prossimi passaggi?

Ne stiamo discutendo. sicuramente l’inizio di tracciatura della rete, poi la sua verifica ad opera dei ciclisti stessi, che potranno fornire ulteriori indicazioni, a seguire, per via istituzionale, la soluzione delle principali criticità presenti sui tracciati. Oltre a questo la fase di acquisizione di percorsi rimarrà aperta ad ulteriori contributi, che potranno integrare le informazioni raccolte soprattutto per le aree meno battute.

  • Appuntamenti?

Mercoledì 19 febbraio avremo la presentazione del lavoro svolto, ed apriremo la discussione sui passi successivi col contributo dei presenti. Nelle prossime settimane conto di arrivare ad una mappatura dello scheletro di rete ciclabile completo di criticità e possibili soluzioni, da sottoporre agli enti preposti alle sistemazioni urbane per la presa in carico delle necessarie sistemazioni.

Lo studio completo è stato pubblicato su Bikeitalia.it