La terra svuotata

Seguo le analisi di Ugo Bardi sull’esaurimento del petrolio e delle risorse fossili ormai da anni, prima sul sito/blog di ASPO-Italia (l’Associazione per lo Studio del “Peak-Oil”), poi, in tempi più recenti, sul suo blog personale “Effetto Cassandra”. Non mi aspettavo quindi da questo suo saggio rivelazioni sconvolgenti.

Ciononostante ne consiglio la lettura, perché condensa in relativamente poche pagine ed in una forma chiara e facilmente fruibile tutta una serie di nodi che verranno al pettine nei prossimi anni, relativi al progressivo esaurimento dell’accesso a basso costo alle risorse fossili.

Nulla finirà dall’oggi al domani, questo è ovvio, ma tutto continuerà ad aumentare di costo, a causa dei due fenomeni concomitanti dell’aumento dei costi energetici (il petrolio che viene estratto oggi ha una resa totale più bassa rispetto a quello estratto negli anni passati) e del progressivo esaurimento delle vene di minerale più abbondanti. Quindi materiali più costosi da estrarre e lavorare con in aggiunta costi crescenti dell’energia per effettuare tali operazioni.

Bardi parte dall’analisi di un’enorme mole di fatti e situazioni per arrivare, negli ultimi capitoli ad una spiegazione del fenomeno dell’esaurimento delle risorse basata sul modello matematico detto di Lotka-Volterra, dal nome dei due ideatori (ne trovate una breve descrizione in fondo a questo post), suggerendo che la teoria elaborata da Marion King Hubbert per descrivere l’andamento della produzione petrolifera non ne sia che un caso semplificato.

L’analisi di Bardi non lascia molto spazio all’ottimismo, viviamo in un mondo di risorse finite, le cui dinamiche di sfruttamento sono discretamente prevedibili. In pratica abbiamo allegramente sperperato quello che per milioni di anni era stato sepolto sotto il suolo: risorse non rinnovabili destinate all’esaurimento.

Nel migliore dei casi saremo in grado di dar vita ad un’economia di sostentamento (la cosiddetta “decrescita felice”, un sentiero molto stretto circondato da strapiombi), nel peggiore ci aspettano povertà, fame, guerre e carestie. Non chiedetemi di scommettere su quale dei due ritenga più probabile.

Bardi chiude il suo saggio con un esempio felice: il Giappone del Periodo Edo, a cavallo tra diciassettesimo e diciannovesimo secolo. Un paese isolato dal resto del mondo, quasi privo di eserciti, autosufficiente ed in equilibrio con le risorse rinnovabili di cui disponeva.

Un’epoca d’oro (o di stasi, a seconda dei punti di vista…) terminata a causa dell’espansionismo commerciale e militare degli Stati Uniti e della propria stessa inferiorità tecnologica. Personalmente lo definirei un ennesimo esempio (se ancora ce ne fosse bisogno) di quello che ebbi a definire come “Paradosso Maori”:

“…La lezione che si trae da questa storia è dolorosa ma necessaria: non si può pensare di costruire un’utopia localizzata ignorando quanto accade intorno a noi. L’utopia deve essere globale e diffusa, ed anche così il rischio di produrre una cultura debole e facilmente aggredibile (dall’interno, non solo dall’esterno) resta elevato. Pensare di ridurre il proprio orizzonte a scelte individuali o ristrette a piccole comunità è semplicistico e, alla prova dei fatti, inefficace…”

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6 thoughts on “La terra svuotata

    • Ti dirò che comincio a rivalutare questi miei cinquant’anni vissuti pacificamente ed in un mondo in galoppante trasformazione culturale e tecnologica. Da ragazzo sognavo il “futuro” dei romanzi di fantascienza, oggi comincio a pensare che il futuro l’ho davvero vissuto, e quello che aspetta il pianeta sia un lento ed inarrestabile ritorno al passato. Che magari non sarà peggiore di questo presente, non sempre e non in tutto… forse…

  1. Questi sono i temi centrali di cui discutere. La nostra societa’ si e’ sviluppata solo grazie alla disponibilita’ di energia a basso costo. Come riorganizzarla quando le risorse non saranno piu abbondanti? E pensare che nel 1971 un gruppo di scienziati del MIT aveva gia’ previsto tali scenari e le relative soluzioni, ma fu duramente attaccato dai potenti di turno….adesso abbiamo solo perso 40 anni. Lo studio e’ the limt to growth.

  2. I tranquillisti si baloccano con il loro feticcio a cinque teste.
    Ciò che è politico, come un tentativo di recuperare sostenibilità per la specie homo, è assente, Anzi, politici e masse fanno di tutto per peggiorare il sistema.
    E’ da un po’ di tempo che sto leggendo il lavoro ultimo di Jorgen Randers, sempre del Club di Roma come Ugo Bardi (e MIT). Vado avanti a spizzichi perché… mi deprime. Scernari piuttosto foschi.

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