Ho mentito ai miei nipotini

Ebbene sì, lo ammetto, sono un essere abietto. Ho mentito. Ho mentito a due creature innocenti, due bambini di sette e cinque anni, Emanuele e Leonardo. Ho mostrato loro una città immaginaria al posto di quella in cui cresceranno, ed ora mi domando cosa penseranno di me da grandi.

Il fatto è che mi è sempre piaciuto andare in bicicletta, ed essendo bambini, ovviamente, anche a loro. Altro fatto è che l’autonomia di un bimbo pedalante è molto maggiore di quella che immaginiamo. Un terzo fatto ancora è che questa cosa la sapevo benissimo fin dal principio…

Quindi non ho scusanti, ero consapevole di quello che sarebbe successo. Ero consapevole che pian piano, uscendo dal loro portone di casa ed entrando in Caffarella, avrebbero finito con l’esplorare l’intero parco fin nei meandri più riposti.

Entrambi hanno imparato a pedalare senza le rotelle laterali ben prima dei quattro anni, lo spirito competitivo tra fratelli ha fatto il resto. Leonardo, a cinque anni non ancora compiuti, sapeva già usare una bici col cambio a sei velocità.

Quindi nei weekend, come nelle occasionali uscite infrasettimanali, pian piano ci siamo girati l’intero parco, finché non ci è diventato stretto. A quel punto ho iniziato a portarli fuori, sfruttando la mia capillare conoscenza di strade, stradine e sentieri romani, raggiungendo in sicurezza altri parchi, altre aree verdi.

Dalla Caffarella li ho portati sull’Appia Antica, fino a raggiungere il parco degli Acquedotti. Siamo arrivati al Circo Massimo usando le piste ciclabili, e sulla banchina del Tevere. Con la metropolitana abbiamo raggiunto villa Borghese, e pedalato fino a villa Ada e ponte Nomentano.

Poi, pochi giorni fa, la raggelante domanda: “che idea si saranno fatti della città?” Ho febbrilmente ricostruito tutti i giri che li avevo portati a fare, rendendomi conto di quanto parziale fosse quella visione, di quanto li avessi tenuti intenzionalmente lontani dalla realtà, di quanto edulcorato fosse il mondo a cui li avevo esposti.

Perché, inevitabilmente, le strade cittadine non sono luoghi in cui portare in bici i bambini. La città vera è troppo ostile, selvaggia e brutale, con spazi interamente destinati alla marcia ed alla sosta degli autoveicoli, e di conseguenza vietati ai bambini.

Quella di cui hanno fatto esperienza è quindi una realtà mendace, una finzione, un mondo a misura di bambino che non corrisponde al vero, una menzogna. Cresceranno pensando che Roma è fatta di boschi, fiumi, aree giochi nel verde inframmezzati da un po’ di palazzi qua e là, in lontananza, dove la gente vive.

Crederanno di abitare in una realtà piacevole e vivibile, anziché nel mostro di cemento, asfalto e lamiere che ci circonda. E sarà colpa mia se penseranno questo… anche se… la responsabilità vera sarà di quelli che questa mostruosità l’hanno voluta, o passivamente subita. E che nulla fanno per porvi rimedio.

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5 thoughts on “Ho mentito ai miei nipotini

  1. Non essere così severo con te stesso: hai tutto il tempo per spiegargli anche il resto. Ma spiegaglielo: se invece lo scopriranno da soli, magari troppo tardi, sarà peggio. L’idealismo coi bambini è necessario, ma non sufficiente

    • Beh, dai, non mi sto davvero prendendo sul serio… 😉
      Voglio che si abituino a comprendere la bellezza di stare in mezzo al verde. Spero che da grandi ricorderanno queste scorribande con nostalgia, e contribuiscano a far sì che la città reale assomigli un po’ di più a quella ideale.
      (anche se, temo, ci sarà parecchio da demolire…)

  2. Ormai hai cominciato, sei responsabile 😉 adesso fanne dei #sic… forgiali al dubbio, alla lotta e alla disobbedienza e che in futuro siano recalcitranti alla rassegnazione e che si ribellino alle “città delle macchine che corrono” e reclamino con tutti i mezzi, la città ideale che gli hai mostrato..
    (dai… scherzavo non ti sentire in colpa 😉
    ciao,
    m.

  3. Con un cambiamento radicale Roma potrebbe essere la città più bella del mondo, il vero problema secondo me sono i romani.

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