Gli italiani

Gli italiani sono bravissimi nel dire agli altri cosa devono o non devono fare, ma del tutto incapaci di dirlo a se stessi. (M.B.)

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6 thoughts on “Gli italiani

  1. L’UCAS ha, da sempre, frotte di impiegati, appassionati, zeloti.
    Cosa ne dici di questa chicca?

    La perla massima “questi bagagliai possono essere utilizzati solo da gruppi che partono dalla stessa stazione”.
    In altre parole verranno utilizzati nello 0.1% dei casi potenziali.
    Mah.
    Gli italiani sono pure bravissimi con le fobie securitarie.

    • In realtà sono vagoni portabiciclette “a noleggio”, disponibili per le associazioni escursionistiche che muovono gruppi numericamente superiori alla capienza del servizio di trasporto standard.

      • Ma un regolamento così assurdamente rigido impedisce che venga utilizzato su linee feroviarie ad alta affluenza “sparsa” di ciclisti.
        In altre parole riduci la potenzialità del mezzo ad un infinitesimo.
        Quando viaggiavo in bici in Austria o in Germania anche in Eurocity non ho mai visto complicaterie del genere sull’utilizzo di carrozze anche promiscue per il trasporto bici..

      • Stiamo ragionando di due cose diverse. Un conto è il servizio di trasporto bici quotidiano, diffuso, utilizzabile da tutti, un altro conto è un vagone “ad hoc”, da montare in composizione quando te lo richiedono.
        Quel vagone lì non serve per l’utenza “in generale”, serve per accontentare unicamente la Fiab (o al più qualche megagruppo di cicloturisti tedeschi). Così con una spesa ridicola Trenitalia ci dà il contentino, ci fa star buoni, fa un po’ di “greenwashing” e ci prende per i fondelli rimandando all’infinito le sistemazioni strutturali. E’ chiaro il trucco?

  2. Ci sono alcune linee (io conosco quella della Valsugana, la Trento Malè (a scartamento metrico), la Lienz – San Candido (nella Pusteria austriaca) etc. dove l’accesso dei turisto-ciclisti è molto elevato e sparso.
    Ma sono certo che altre linee in Italia hanno questa caratterizzazione di alta affluenza di turisto-ciclisti (anche di ciclisti pendolari?) distribuita su più stazioni della linea.
    Addirittura, conosco (almeno) una linea emiliana dove, a causa dell’elevato afflusso di turisto-ciclisti (afflusso sparso (maggior numero di salite e discese di ciclisti in quattro stazioni della linea) e di mancanza di materiale rotabile idoneo, hanno semplicemente vietato l’accesso dei ciclisti e abolito il servizio, sia pur nelle forme flessibili e ruspanti che lo avevano consentito per anni.
    Chiaramente una carrozza “biciclelttaio” è necessarie sistematicamente solo in alcuni casi, e per certi periodi dell’anno (ad esempio tra Lienz e San Candido spesso l’affluenza è così elevata che le carrozze biciclettaio sono due) ma il fatto che il loro utilizzo sia vincolato ad una percorrenza fissa per la totalità dei cicli è un’assurdità completa che ne ridurrà l’utilizzo a pochissimi casi all’anno su tutto il territorio regionale (o fors’anche nazionale).

    Una paccata di risorse praticamente buttate e un altro duro colpo ai tentativi di stabilire un qualche prima forma di approccio ad un utilizzo sistematico treno & bici.
    Concordo con la tua conclusione.
    Un’operazione di facciata, un contentino.

  3. E peggio. Gli italiani continuano a ripetere a sè stessi questa massima intendendola non come uno stimolo ma come una giustificazione o una forma di saggia conoscenza di una verità immutabile. Siamo come déi…nel senso che non ci frega nulla di niente!

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