Where the streets have no name

Il G.S.A. di settembre 2013, proposto in occasione della European Mobility Week, è stato decisamente “sui generis”, un discorso a sé. Vero è che nelle precedenti edizioni, che ormai dovrebbero sfiorare le due decine, non si è mai riproposto esattamente lo stesso tracciato, essendo il percorso mutevole nel tempo ed in base alle “piste” che di anno in anno risultano percorribili o meno. Quest’anno si è voluto cambiare corposamente l’itinerario, arrivando a modificarne un buon 30-40%.

Si è scelto di raggiungere l’Appia Antica ed entrare da lì nel Parco degli Acquedotti, percorrendo il tratto fino a Tor Fiscale praticamente all’indietro. Quindi si è sacrificato il passaggio sulla ciclabile Togliatti in favore di una serie di zigzag nel quartiere storico del Quadraro, seguiti da un saltellare da un parco all’altro tra Centocelle, Prenestina (Villa Gordiani) e la via Collatina Vecchia.

Nella seconda parte si è tagliato (a malincuore) il passaggio dentro Villa Ada e Villa Borghese preferendo la variante moschea, ciclabile della Musica, Auditorium, Ponte Milvio. Nel finale siamo sbucati sull’Isola Tiberina ed abbiamo agganciato un pezzo di itinerario nei vicoli di Roma, tra Portico d’Ottavia e il Campidoglio.

Un piccolo qui-pro-quo si è generato per l’orario dell’appuntamento, stabilito all’inizio alle 10.00, quindi anticipato alle 9.00 senza però che tutti i siti informativi riuscissero a correggerlo. Quando ci siamo resi conto che la partecipazione sarebbe stata molto corposa (passa 100 partecipanti), abbiamo giocato la carta della doppia partenza.

Un grosso ringraziamento va al gruppo #SIC di supporto improvvisato sul momento (Diego, Claudia, Marco ed altri di cui non ricordo i nomi) che ha aspettato i partecipanti non avvisati dell’anticipo. In tutta onestà non credevo avrebbero superato la dozzina di persone… mentre all’atto del ricongiungimento ho realizzato trattarsi di una quarantina!

Insomma, intorno alle 9.40 ci siamo mossi da Piramide e saremo stati già un’ottantina di ciclisti, alle 11.00 abbiamo agganciato Sergio, Patrizia ed il gruppo del secondo appuntamento al Parco degli Acquedotti (una quindicina), e a Tor Fiscale il gruppo della seconda partenza, raggiungendo una cifra prossima a 130 (129 contati uno ad uno, ma quando un papà con la figlioletta al seguito si era già sganciato).

La difficoltà di portare una simile “Critical Mass” all’interno delle viuzze del Quadraro mi è subito apparsa, per l’appunto, critica: nonostante la bassa velocità il gruppone si è spezzettato. Per fortuna la disponibilità di tracce GPS ha aiutato a ricongiungere i gruppetti dispersi nel punto di raduno di villa De Santis.

Purtroppo le dimensioni stesse del gruppo, obbligato a continui colli di bottiglia dai passaggi “improbabili” attraverso recinzioni e marciapiedi risicati, impediscono la necessaria fluidità. Non è un caso se le “Critical Mass” tradizionali privilegiano le vie di grande scorrimento, dove il gruppo di ciclisti può muoversi compatto. Ad ogni sosta di ricompattamento, prima dell’apparizione della fatidica “coda”, si bruciavano parecchi minuti.

Ma la cosa stupefacente è, per me, come il gruppo assuma progressivamente una forma di autocoscienza: se all’inizio della giornata i partecipanti si muovono in maniera semicasuale e scoordinata, col passare delle ore si diventa via via più affiatati, fino a scorrere senza la necessità di ulteriori, continui, ricompattamenti. Quasi senza più gestione.

Altra cosa stupefacente è stata la tenuta del numero di partecipanti. I giri dentro la città, in particolare quelli molto lunghi, vanno facilmente incontro ad una graduale “emorragia”, man mano che i singoli ciclisti valutano di essere stanchi, vicino casa, e di essersi “divertiti abbastanza”. Forse a causa del numero esorbitante di partecipanti, ancora a Ponte Milvio il gruppo era numerosissimo.

Le esperienze Camel Adventure” del giorno sono state due: al mattino il campo arato in Caffarella, al pomeriggio il passaggio sotto il ponte della Musica, dove la banchina è scriteriatamente chiusa da anni, prima per il cantiere del ponte, poi per i lavori di collegamento del ponte stesso (ciclabile) alla rete ciclabile sottostante, collegamento che in origine “non era stato pensato” (e qui stendo un velo pietoso, ma se potessi sarebbe un velo “pietroso”…). Abbiamo civilmente discusso con un cancello lucchettato, fino a convincerlo a farci uscire dal cantiere.

Diverse cose vorrei ricordare di questo giro, a partire dalla differente espressione dei partecipanti a poche decine di minuti di distanza: prima e dopo il pranzo… stanchi, affamati e belluini all’uscita della riserva dell’Aniene, rilassati e soddisfatti dopo aver ingollato kebab, falafel e bevande varie.

Poi vorrei ricordare l’emozione provata nel ripassare sulla ciclabile della Moschea. L’ultima volta che il giro del GSA era passato di là correva l’anno 2007 ed i partecipanti erano… quattro, me compreso. E’ stata anche l’occasione in cui feci la conoscenza di Sergio, e devo dire che da allora di strada in sella ne abbiamo fatta parecchia insieme.

In finale vorrei conservare una battuta, detta ad una ragazza che cominciava a sentire una sacrosanta stanchezza all’altezza di ponte Mammolo, che secondo me descrive bene lo spirito di questo itinerario: “è anche bello partire da Piramide ed arrivare a Ponte Mammolo senza capire come”.

Ci vediamo alla prossima!

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4 thoughts on “Where the streets have no name

  1. Hai sempre iniziative di gran successo, mi fai un’invidia!!!

    Approvo decisamente il passaggio sull’Appia Antica e, soprattutto, il taglio del percorso attraverso il campo zingari, che mi genera infinita depressione per come siamo ricaduti indietro da quando abbiamo eliminato le baracche a Roma…

    Mi dispiace non aver partecipato, sarà per la prossima volta.

    Il Marziano

  2. Grazie, Marco! Avete fatto un gran giro, un giorno nelö futuro sarò con voi, e cinque minuti fa ho spento le luci ed ho ascoltato Where The Streets Have no Name. … And when I go there, I go there with you. Bell’iniziativa anche quella del 30, Marco Ben Pier Ali, ciao Manfred

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