Tutti a/r mare

“Insegna ad una persona a viaggiare in bicicletta, ed avrai cambiato
per sempre il modo in cui penserà a sé stesso/a ed al mondo” (M.B.)

La Ciemmona è diventata, per me, nel corso degli anni, uno di quei momenti affatto speciali in cui i nodi di una vita intera appaiono finalmente appartenere ad un’unica rete. Passato, presente e futuro, per una rara coincidenza, si rivelano cuciti insieme.

Come per Paolo sulla via di Damasco, la prima Ciemmona, nel 2004 (quando ancora si chiamava semplicemente “Roma Pedala”), arrivò a sconvolgere tutto quello che credevo di sapere sulla promozione e diffusione dell’uso della bicicletta, e ben presto mi costrinse a rivedere molte radicate convinzioni sui processi umani e sociali correlati.

La storia di come andò è già stata raccontata, e sempre sulla Ciemmona sono tornato a ragionare, a pochi anni di distanza (in un post dal titolo molto simile). Rileggendo quanto scritto tempo addietro posso solo prendere atto della sostanziale attualità di quelle riflessioni. Non molto è cambiato, nemmeno nella città ostile che ci circonda.

L’anno scorso fui costretto a saltare l’appuntamento a causa di un matrimonio, quest’anno ho potuto partecipare a tutti e tre gli appuntamenti, anche se solo parzialmente ai primi due (venerdì e sabato), rientrando per l’ora di cena. La sensazione che ho avuto è quella di una forza gioiosa, ed in quanto tale inarrestabile.

La massa critica si compone di innumerevoli singole identità che, unite insieme, danno vita ad un sovra-organismo. Nessuno sa a priori dove si troverà nel corso della giornata, ed a fare cosa. Man mano che il serpentone di ciclisti procede, spontaneamente si formano le barriere per arginare gli autoveicoli, ci si ferma a dare una mano a chi ha problemi, si collabora e contribuisce alla riuscita dell’evento. Nessuno decide, nessuno ordina, ma tutti si attivano in base alle necessità.

Già da un po’ speravo di poter coinvolgere in quest’esperienza i miei nipoti, ma per tutta una serie di coincidenze solo quest’anno sono riuscito a coronare il mio sogno. Purtroppo la pioggia ha impedito che partecipassero al giro di sabato, ma la domenica siamo riusciti a portarli al mare. O meglio, ad accompagnarli, visto che al mare ci sono arrivati da soli, pedalando per più di 30km.

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Tra le moltissime persone incontrate in quest’occasione diverse appartengono al lontano passato (con Guido A., Pino F. e Romano P. ho condiviso pedalate sul finire degli anni ’80), altri al passato meno remoto, in cui ero guida e poi presidente dell’associazione “Ruotalibera” (Marco G. su tutti), altri ancora al passato prossimo, il periodo in cui sono stato attivo nei “Ciclopicnic”, sul blog “Romapedala”, davvero troppi per citarli tutti.

Altri ancora, moltissimi, appartengono al presente, al forum “Cicloappuntamenti”, alle esperienze di “Di Traffico Si Muore” prima e “Salvaiciclisti” e “LACU” poi. E sopra tutto questo il futuro, incarnato dai miei tre nipotini, che spero riusciranno a godere i frutti di tanto lavoro, intelligenza, volontà e passione spesi nel corso degli anni.

Questo ha fatto sì che la giornata di domenica assumesse per me la dimensione di un “album dei ricordi” proiettato in tempo reale, un reminder delle tante cose fatte e delle tantissime ancora da fare, una sorta di “Cappella Sistina” momentanea, affresco situazionista del cicloattivismo degli ultimi vent’anni a Roma.

Un movimento dalle molte anime, e forse dalle troppe diverse priorità, che si proietta in avanti sullo slancio di una crescita numerica a lungo attesa e finalmente realizzata, tale da portare con sé il consenso necessario a produrre trasformazioni politico sociali, per anni esistite solo nelle fantasie di pochi sognatori.

Ad un certo punto Emanuele mi ha detto: “Zio, però se fossimo andati in macchina saremmo già arrivati…”. “Certo”, gli ho risposto, “ma ci saremmo persi tutto questo (indicando l’incredibile serpentone di ciclisti che occupava via Cristoforo Colombo fin dove era possibile guardare), che in fondo è la parte migliore!”. Per questo ho voluto concludere il video con una frase che ho messo a fuoco solo sulla via di casa:

“Non ha importanza da dove vieni, o dove vai. Importante è il viaggio”.

Poi ho capito che questo è stato, negli ultimi vent’anni, il mio “viaggio”. Tutte queste persone con cui ho condiviso pedalate, incontri, riunioni, sorrisi, arrabbiature. Questo è stato fin qui il viaggio della mia vita. Magari non mi ha portato da nessuna parte, ma è stato lo stesso un gran bel viaggio, e se pure potessi, non lo cambierei.

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6 thoughts on “Tutti a/r mare

  1. Mi hai commosso Marco.
    E pensare che ero a Roma quei giorni ma… per un matrimonio!
    Sara’ per il prossimo anno!

  2. La chiusa ricorda l’epitaffio su quella curiosa tomba di tal Fernand Arbelot e consorte al Père Lachaise – che ho rivisto sabato scorso durante la visita guidata dal grande Corrado Augias ai cenotafi dei fratelli Rosselli e di Piero Gobetti:

    «Ils furent émerveillés du beau voyage qui les mena jusq’au bout de la vie»

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