Memorie di comete del secolo scorso

In una bizzarra concomitanza di situazioni, il passaggio della cometa PanSTARRS ha coinciso con la ritrovata funzionalità del mio vecchio scanner e la possibilità, finalmente, di scansionare e rendere disponibili le immagini riprese su pellicola a due comete apparse a metà degli anni ’90: la Hyakutake (1996) e la Hale-Bopp (1997).

Mentre la Hale-Bopp la ricordano più o meno tutti, dato che il suo passaggio durò diversi mesi, la Hyakutake apparve e scomparve molto in fretta, in un piovoso febbraio, e passò quasi del tutto inosservata. In un’epoca in cui internet era ben là da venire le comunicazioni su questi oggetti risultavano spesso intempestive e perfino il tam-tam tra appassionati non era in grado di comunicare l’importanza e l’urgenza di tali eventi.

La Hyakutake non era brillantissima di suo, ma passò molto vicina alla Terra. Anche per questo la scoperta e le comunicazioni furono largamente insufficienti… Fatto sta che le informazioni parlavano di una “chioma” (la vera e propria testa della cometa) delle dimensioni della Luna piena, e di una luminosità tale da consentirne la visione anche dai cieli cittadini.

Senza crederci molto, una sera rimasi alzato fin verso la mezzanotte, e quando finalmente la cometa “sorse” sopra il tetto del palazzo di fronte per poco non mi cascò la mascella a terra. Era enorme! Purtroppo già all’epoca l’inquinamento luminoso in città era tale da nascondere completamente la tenue coda, ci attivammo quindi per andare ad osservarla da una località più buia.

Il sito designato per la prima uscita era Frasso Sabino, paesello in prossimità della via Salaria rilevante per il solo fatto di ospitare l’osservatorio dell’Associazione Romana Astrofili. Un primo tentativo effettuato probabilmente di giovedì fu brutalmente frustrato da una coltre impenetrabile di nubi basse e localizzate. Solo sulla via del ritorno, in prossimità di Roma e da un cielo già pessimo, la testa della cometa ci si mostrò nuovamente, ma della coda nulla. Nei giorni seguenti di nuovo pioggia.

Il secondo tentativo fu effettuato la domenica successiva, scommettendo su una possibile finestra di sereno tra una perturbazione e l’altra. Indicibile la frustrazione di ritrovarsi, una volta giunti a Frasso, di nuovo sotto le nuvole. A salvare la nottata fu la prontezza di spirito di Fausto Porcellana, che telefonò ad un amico a Rieti e scoprì che lì il cielo era sereno.

La spedizione ripartì quindi alla volta della piana reatina. Qui, durante una breve sosta per fare il punto, ho un primo ricordo, incredulo, della cometa stagliata sopra il massiccio del Terminillo, con letteralmente un palmo di coda già visibile, in orizzontale, sopra la montagna incappucciata di neve. Dopo un rapido consulto stabilimmo di andarci a posizionare ancora più lontano dalla città, e più in alto.

La località prescelta fu il valico di Leonessa, a circa 1100 m.s.l.m. in un tratto di strada dismessa sufficientemente schermato dai fari delle automobili di passaggio. Scesi dall’auto ed adattati gli occhi al buio, sotto un cielo ancora pressoché incontaminato da luci parassite, la cometa ci si disvelò in tutta la sua spaventosa maestosità.

Questa è la foto ripresa con l’obiettivo grandangolare da 24mm. Per chi abbia un minimo di dimestichezza col cielo sarà facile riconoscere nell’angolo in alto a sx la costellazione dell’Orsa Maggiore e farsi un’idea delle dimensioni spropositate di questa cometa.

Per gli altri cercherò, forse vanamente, di descrivere l’indescrivibile: riempiva il cielo. Un enorme fantasma diafano si stagliava di fronte alle stelle, minaccioso. Come testimoniato da diversi altri osservatori, la visione era spaventevole. Ricordo ancora Fausto, accanto a me, osservare a bassa voce: “Ora capisco le cronache del passato, che raccontavano di contadini terrorizzati…”

Già! Noi uomini di scienza, nutriti dal sapere del ventesimo secolo, noi perfettamente consapevoli della natura fisica di quell’oggetto, nient’altro che una palla di gas e ghiaccio in moto su un’orbita iperbolica intorno al sole, ugualmente ne eravamo oppressi ed inquietati, oltreché perdutamente affascinati.

Passammo diverse ore, non saprei nemmeno dire quante, a riprendere fotografie e ad osservarla ad occhio nudo e coi binocoli. Fabrizio Amico aveva attrezzato una montatura equatoriale per l’inseguimento, io ci misi le ottiche e l’esperienza di ripresa, facemmo più scatti a diversi livelli di ingrandimento. Questa è forse la migliore, ripresa con un 85mm

La settimana successiva piovve quasi in continuazione e non ci fu modo di rivederla più, quantomeno in tutto il suo splendore. Rimasero solo una manciata di immagini a testimoniare un evento a tutt’oggi ancora unico, e forse irripetibile.

L’anno dopo ci fu il passaggio di una cometa davvero “monstre”: la Hale-Bopp. A differenza della Hyakutake non fu visibile solo per l’estrema prossimità alla Terra, ma per la luminosità assoluta veramente da record. Questo fece sì che rimase visibile ad occhio nudo letteralmente per dei mesi, arrivando a mostrare anche senza strumenti l’incredibile doppia coda (di ioni e di polveri), che nelle fotografie apparivano di due colori diversi.

Nel frattempo mi ero anche dotato di un telescopio ottimizzato per la fotografia a largo campo, un ultraluminoso Vixen 200mm f/4, col quale riuscii a riprenderla pur in assenza di un adeguato sistema di guida.

L’ultima visione di questa cometa riuscii a “rubarla” dalla cima del Monte Nerone, nelle Marche. Era il maggio del 1997 e la cometa si stava avvicinando al Sole, mostrandosi ormai lontana, ben più piccola, annegata nella luce del crepuscolo.

Fu quella notte, nel seguito delle osservazioni, sotto un cielo nero pece come ormai in Italia non se ne trovano più, che capitai per la prima volta nel cuore dell’ammasso di galassie della Vergine, subendone un imprinting definitivo che mi portò ad abbandonare le velleità fotografiche e fece di me un “visualista”… ma questa è un’altra storia.

Due comete incredibili per due anni di fila… e purtroppo ben poco per i quindici successivi. Tolto il lasso di tempo intercorso nel mio stato di disaffezione per l’astronomia pratica, le comete degli ultimi anni sono state ben poca cosa, al punto da farmi ormai ritenere quelle esperienze un “unicum” che rischia di non ripetersi più.

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2 thoughts on “Memorie di comete del secolo scorso

  1. Hale-Bopp è stato uno spettacolo raffinatissimo, mi ricordo ancora dove ero la prima sera che l’ho vista, con chi ero e che ne avevo sentito la notizia 2 giorni prima per radio.
    Mi ricordo che per i due mesi successivi sono andato spesso in una zona poco illuminata di Perugia proprio per guardarla bene.
    M!!!

  2. Grazie di cuore per i tuoi meravigliosi racconti. Simone Severi, 40yo, papà tra 2 settimane, ciclomobilista romano e Fan di Marco Pierfranceschi

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