Doppio tuffo nel passato

Un vecchio computer, prestato anni fa ai miei suoceri, da pochi giorni ha definitivamente tirato le cuoia. Nel corso dei diversi tentativi effettuati per tentare di farne almeno una macchina in grado di navigare in rete ho scoperto, praticamente nascosta in fondo alla motherboard, una scheda SCSI.

Per i molti che non lo sapranno, SCSI è un formato di trasmissione dati usato in passato per hard disk e periferiche altamente performanti, attualmente caduto nell’oblio. Il motivo per cui questa schedina PCI mi è parsa subito così importante consisteva nel fatto di poter rendere nuovamente funzionante un vecchio scanner per diapositive, anch’esso da anni a far la polvere sulla mia “scrivania di casa”.

Sono stato affascinato dalla fotografia fin dall’adolescenza e, nell’arco di tempo che va dall’acquisto della mia prima fotocamera (avvenuto al volgere dei diciott’anni) al momento del passaggio al digitale, ho scattato letteralmente migliaia di immagini, da principio prevalentemente su negativo in bianco e nero (che sviluppavo e stampavo in casa), poi su diapositive a colori.

Consapevole dell’importanza delle tecnologie informatiche nel ridar vita e rendere fruibili questi “ricordi” avevo acquistato uno scanner per film, in grado di digitalizzare i miei vecchi scatti effettuati su pellicola. Purtroppo il lavoro di acquisizione si arrestò ben presto, per motivi diversi.

In primo luogo l’acquisto di un’ottima fotocamera digitale mi aveva proiettato in una dimensione fotografica del tutto nuova, poi il passaggio ad un MacBookPro (Apple) aveva ridefinito la mia idea di utilizzo del computer per l’elaborazione delle immagini. In breve il vecchio scanner (per le vecchie dia) seguì la sorte del vecchio PC (il Mac non disponeva di una porta SCSI…) e finì temporaneamente dimenticato.

Altre considerazioni ne decretarono l’abbandono per quasi un decennio. Impossibilitato a collegarlo al Mac dovetti attendere l’arrivo di un altro PC. Nel frattempo la scheda SCSI originale Canon necessaria per farlo lavorare in ambiente Windows era andata smarrita, e quella che avevo sul vecchio PC era compatibile solo con l’ambiente Linux, che però aveva problemi a gestire la tastiera wireless (Bluetooth).

Di fatto, per un motivo o per l’altro, lo scanner non fu più usato. La svolta si è avuta un paio di giorni fa quando, recuperato la scheda SCSI, mi è partita la fantasia di riportarlo in vita. Armeggiare con hardware tanto datato è un po’ una cosa da vecchi stregoni, ma la scommessa mi tentava troppo.

Per prima cosa ho provveduto ad inserire la scheda nel nuovo PC, non senza qualche timore. E’ vero che il protocollo PCI è tutt’ora supportato (di malincuore, visto che la nuova motherboard ha solo due slot contro le sei/sette di quelle più anziane), ma l’esperienza mi ha insegnato che tutto quello che va ad inserirsi su una macchina funzionante rischia di renderla instabile.

Una volta inserita la schedina e riavviato Windows7 c’è stata la spiacevole scoperta di ritrovarla “non supportata”. Le modifiche periodiche al sistema operativo richiedono infatti un aggiornamento dei protocolli di interfaccia fra software e hardware, i cosiddetti “drivers”, che nel caso di hardware vecchio e fuori mercato non ha commercialmente senso fare.

Inutile insistere, mi sono reso conto che alla stessa maniera lo stesso scanner non sarebbe stato più supportato col nuovo OS. Per farlo funzionare sarebbe servita un’intera macchina con su Windows XP, o qualcosa di ancora più vecchio.

L’unica chance, prima di abbandonare l’idea, consisteva nell’installazione di un OS alternativo “in parallelo” a Windows: ovviamente Linux. Questo è stato il primo tuffo nel passato: rimetter mano ad un sistema operativo col quale avevo familiarità un decennio addietro ed avevo poi abbandonato preferendo passare il tempo ad utilizzare il PC anziché a litigarci.

Linux, rispetto a Windows e MacOS, ha la particolarità di non essere un progetto commerciale ma un OS “open source”, a codice aperto. Questo fa sì che la proprietà del software sia diffusa, e le logiche sottese alla sua crescita differiscano profondamente da quelle dei sistemi legati ad un’ottica di profitto, ivi incluso il mantenimento di funzionalità legate ad apparecchiature fori mercato.

In soldoni, se a Microsoft o a Canon non interessa che io continui ad utilizzare uno scanner vecchio (o un plotter, o una stampante), puntando sulla vendita di macchine nuove ed in qualche maniera rendendola necessaria, agli sviluppatori di Linux interessa invece che il loro OS possa dialogare con qualsiasi sistema informatico, passato e presente.

Dunque Linux, scaricato… installato (senza partizionamento dell’HD, anche se più in là mi piacerebbe dargli una sistemazione più stabile e definitiva)… avviato… solito problema con la tastiera Bluetooth! Solo che stavolta a farne le spese è stata la tastiera, prontamente sostituita con una tradizionale non wireless.

Quindi il software di acquisizione (Vuescan, in una release senza limitazioni), pazientemente messo da parte un decennio addietro, non vuole più funzionare. Telefonata ad un amico smanettone che mi suggerisce di utilizzare il software “free” di default per la gestione degli scanner (SANE). Lo avvio, cerca lo scanner, lo trova e… Bingo! …lo mette in funzione!

Non so spiegarvi l’emozione di far ripartire un attrezzo rimasto inutilizzato per tanto tempo. E’ un po’ come in quei vecchi film horror degli anni ’50 in cui la mummia del faraone emerge polverosa dal sarcofago per tornare in vita. Estraggo da un altro “sarcofago” un po’ di scatolette di diapositive a caso e comincio a digitalizzarle.

Questo è il secondo tuffo nel passato, un passato ancora più remoto, precedente i computer, le biciclette ammortizzate, la mia vita presente e quella recente. Ricordi seppelliti per vent’anni o più rimettono in funzione neuroni addormentati e mi trascinano indietro nel tempo, incredulo.

Ero io questo qui?

Andavamo davvero in giro per le montagne con quei buffi caschetti, i K-way, i maglioni di pile e le mountain-bike rigide coi freni a cantilever?

Sono perplesso. Che altro ancora potrà uscir fuori dal vaso di Pandora una volta scoperchiato? Emergerà qualche strano mostro a ghermirmi? Non lo so, ma penso che correrò il rischio…

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14 thoughts on “Doppio tuffo nel passato

  1. La parte tecnica non l’ho capita ma, le foto sono quanto meno inquietanti.
    Sei sicuro di non voler sfasciare tutto?
    M!!!

    • La parte tecnica è “nerd only”. Le foto… brr! 😮
      E queste sono solo alcune!
      A breve, tempo permettendo, uploaderò un intero album di ricordi.
      Stay in touch!

  2. Ben fatto Signor Scott, con la “sala macchine” di nuovo in funzione ne potremmo vedere delle belle. Per quel che mi riguarda non avendo la stessa hard-dimistichezza, ho provveduto alla prenotazione di un nuovo ultimo dispositivo messo a disposizione dalla “Flotta Astrale” per nostalgici di questo genere; si tratta di un CanonScan 9000F Mark II, non ancora in commercio (lo sarà a breve: Aprile) con le seguenti caratteristiche:
    Scansione di alta qualità: 9600 x 9600 dpi per le pellicole, 4800 x 4800 dpi per le foto e i documenti.
    Scansione veloce di foto e documenti: circa 7 sec per A4 a colori a 300 dpi
    Scansione veloce di pellicole: circa 18 sec per pellicole negative da 35 mm a 1200 dpi
    Gestione versatile: 12 pellicole da 35 mm, 4 diapositive montate da 35 mm e pellicole in formato 120 max. 6 x 22 cm (solo pellicole)
    Correzione automatica dell’immagine: la tecnologia FARE Livello 3 integrata rimuove la polvere e i graffi e corregge lo sbiadimento
    Funzionamento one-touch semplice, grazie ai 7 pulsanti EZ
    Tempo di riscaldamento nullo e consumo energetico ridotto con LED bianco
    Scansione sul servizio cloud Evernote o Dropbox
    Creazione semplice di PDF multipagina protetti.
    Insomma spero di dare il mio contrubito a questo …”come eravamo”….:-)
    Chao!.

    “Studiate molto per padroneggiare la tecnica, che permette di dominare la natura.”
    (Ernesto Guevara de la Serna) .

    • Quello che ho io raggiunge al massimo i 2700dpi, ma ti garantisco che a quella risoluzione tratto solo foto di gruppi con facce piccine e perfettamente a fuoco, perché già si tira fuori la grana del film. 1300dpi sono più che sufficienti per la maggior parte delle immagini. 😉
      Detto questo, ieri con Manu abbiamo rivisto le foto della prima Pedalata dei Due Mari che evidenziano un livello di follia notevole… ma ancora non ho trovato il tempo di scansionarle (quelle interessanti sono tante…)
      Aggiornamenti a breve giro.

      • La grana della pellicola a 1300dpi (!??!) però non avrei pensato.
        La pealata dei due mari?!!?!?!, Argh… “so sfavato”.
        non vedo l’era di rivederle anche a costo di compromettere il mio precario equilibrio psichico…. qualcosa ho anche io di quel mitico viaggio.

      • Beh, la grana esce solo sulle superfici uniformi, sul dettaglio 2700dpi ancora hanno senso. Aspetto le tue foto per cambiare idea… 🙂

        P.s.: le foto della pedalata dei 2 mari non so se le scansionerò. Non a breve, comunque.

    • Lo scanner non avrebbe riconosciuto la scheda. Il driver per Windows richiedeva la “sua” scheda proprietaria per farlo andare (forse per impedire che se lo prestassero?). Cmq. sotto Linux funzionava e continua a funzionare anche con la scheda “bastarda”, quindi pace.

  3. Linux è migliore di Windows per il supporto al vecchi hardware: infatti se su win si devono assumere persone a pagamento con logiche commerciali (che tagliano fuori tutto ciò che non ha mercato) su linux basta che un esperto prenda il codice sorgente, lo rielabori e aggiusti il problema. Inoltre oggigiorno si può partizionare l’hard disk senza cancellarne i dati come avveniva in passato (c’è un software di win7 incluso nel pannello di controllo che lo fa ottimamente) dunque, almeno per me, il dual boot è la soluzione per avere il meglio di due mondi

    • Per il momento ho fatto l’installazione con Wubi sotto Windows, ma più in là vorrei passarlo in una partizione tutta sua.
      Nel frattempo ho partizionato l’hard disk liberando 10Gb di spazio. 😉

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