Compleanni di parole

Gennaio, tempo di consuntivi e propositi per il futuro. Sebbene il capodanno sia, tutto sommato, una mera convenzione, l’idea che un ciclo si chiuda ed uno nuovo si apra resta radicata in noi, rafforzata dalla concomitanza col solstizio d’inverno, passato il quale le giornate tornano ad allungarsi.

Per questo blog, in particolare, gennaio è il mese del compleanno. Esattamente il 3 gennaio 2007, sei anni fa, a seguito dell’esperienza maturata prima sul sito dell’associazione Ruotalibera (che è stato per un po’ il mio blog personale limitatamente ad argomenti di stretta osservanza ciclistica), quindi su Romapedala, decidevo di dar vita (sull’ormai estinta piattaforma Splinder) al Mammifero Bipede.

Sentivo la necessità di uno spazio per raccontare e raccontarmi, per tener traccia degli eventi che attraversavo, dei viaggi, delle emozioni e delle storie che intrecciavano la mia vita, delle persone. A distanza ormai di diversi anni quell’esigenza c’è ancora, ma ha assunto una forma probabilmente definitiva, in parte diversa da quella che mi aspettavo.

C’è stata, nel frattempo, una profonda trasformazione in quella che, all’epoca, chiamavamo “la blogosfera”. Ciò che inizialmente appariva come una rivoluzione epocale nella comunicazione on-line, destinata ad assumere un ruolo chiave nel dialogo tra i cittadini, stava terminando il proprio processo di crescita per iniziare una fase di collasso che l’avrebbe portata a capitolare di fronte all’avanzata dei social-network.

Dei blog che, sei anni fa, erano i capofila del movimento (se così possiamo definirlo), molti hanno chiuso bottega, altri sopravvivono a fatica, mentre il grosso degli attuali sono agglomerati sotto il “cappello” di un editore o di progetti di informazione on-line collettivi.

Cosa è andato storto? Direi nulla, probabilmente è solo cambiato il mondo, sono cambiati i tempi e i modi attraverso i quali assumiamo ed elaboriamo una quantità sempre maggiore di informazioni: un flusso teso e costante che entra in competizione con la struttura narrativa prolissa, arcaica e ridondante dei post che produciamo.

Il frequentatore abituale di social-network è abituato a vedersi illustrare un concetto in una frase di poche righe, ed entra in crisi di fronte ad un blocco di testo delle dimensioni di un’intera pagina. Io stesso riesco ad affrontare articoli impegnativi solo a mente fresca, mentre faccio molta più fatica al termine di una sessione di scambi on-line.

A questo si aggiunga la pessima abitudine di molti blogger di sfoggiare la propria ars retorica costruendo frasi lunghe e post interminabili nei quali si fa fatica a trovare sufficiente “sugo”, ovvero argomentazioni non banali. Anch’io sovente non sfuggo a questo cliché, e me ne accorgo solo rileggendo quanto ho scritto a distanza di mesi.

In compenso trovo che lo scrivere insegni a scrivere, almeno per quanto mi riguarda. Riandando indietro nel tempo, a leggere i post di molti anni addietro, spesso mi vien voglia di riaprire i testi per modificarli, asciugarli, renderli più immediati e diretti.

Altre volte mi domando se il tempo speso a scriverli sia giustificato, se tutta questa montagna di parole, idee, elaborazioni, produca davvero dei risultati concreti nel mondo esterno o non finisca ad essere unicamente un monumento a me stesso, dorato e sterile come quelli dei satrapi delle repubbliche asiatiche.

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8 thoughts on “Compleanni di parole

  1. caro Marco il tuo blog è nato quando io compivo 47 anni, l’ho conosciuto un po’ dopo, ma ho letto tutto quel che hai scritto, indi, non provare mai a chiuderlo, lo riterrei un fatto personale. 😉

  2. Non seguo molti blog ma i tuoi scritti li leggo volentieri, e si è vero oggi ormai vanno tutti di fretta e quando vedono troppe righe non ti leggono più deve essere tutto veloce “Fast” cosi come i video, molti vanno subito alla fine ma credo che il meglio sia dentro, durante, quando ti perdi e non pensi, come diceva qualcuno a proposito delle nostre amate bici il bello non è la meta ma il viaggio o qualcosa del genere.
    Auguri Marco vai così che vai forte

    • Come avrai notato, negli anni ho adittato uno stile di scrittura “a pacchetti”, il testo è diviso in blocchi, ognuno dei quali deve contenere almeno un “mattone” del ragionamento, e lo spazio lasciato vuoto serve a dare il tempo al lettore di assorbire quella parte di informazione prima di acquisire la successiva. Il vantaggio ulteriore di questa tecnica è che mi obbliga all’asciuttezza, evita che mi perda in giri di parole, realizza una condizione necessaria e sufficiente perché un’idea, o una sua porzione significativa, venga confezionata e trasferita. Tutto sommato la “velocizzazione” può anche non essere un male se ci insegna a comunicare con maggior efficienza. 😉

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