Protociclisti

La definizione “protociclisti” mi è venuta in mente mentre rispondevo ad un commento in coda ad un recente post, in cui si chiedeva ai ciclisti un maggior rispetto delle norme minime di sicurezza. Il fatto è che l’autore del commento ha accomunato (secondo me impropriamente) due tipologie di utenti della bicicletta: i veterani scafati e i neofiti improvvisati. Se i “veterani scafati” possono essere consapevoli del proprio essere ciclisti ed eventualmente rispondere su tecniche di guida poco ortodosse, i “neofiti improvvisati” (che da qui in poi etichetterò col termine “protociclisti”) non hanno cognizione del proprio essere ciclisti, né si considerano tali.

Protociclista è chi, un bel dì, decide di cominciare ad usare una bicicletta, ci sale sopra e comincia ad andare… di norma senza possedere quel bagaglio di nozioni che qualunque ciclista esperto riterrebbe essenziali. I motivi di questa “ignoranza” sono sostanzialmente due: da un lato la scarsa diffusione dell’uso della bicicletta, che fa sì che in pochi abbiano almeno un amico in grado di aiutarli ed indirizzarli nel muovere le prime pedalate, dall’altro l’atavica abitudine, tutta italiana, di partire allo sbaraglio affrontando i problemi man mano che questi si presentano.

Un tale mix di ignoranza ed inconsapevolezza ha in genere esiti disastrosi. Queste persone si avventurano su biciclette spesso al di sotto degli standard minimi di decenza, con ruote sgonfie, freni malfunzionanti, sellini in posizioni scomodissime o quantomeno inefficienti sul piano ergonomico, rapporti sbagliati… e scelgono inevitabilmente le uniche strade che conoscono bene: quelle che percorrono solitamente in automobile, risultando di fatto le più trafficate in assoluto.

Il tasso di “estinzione” (non tanto fisica, quanto culturale) dei protociclisti è perciò elevatissimo. Privi di qualsivoglia formazione culturale e di veicoli adatti alla bisogna essi giungono ben presto ad una tipica conclusione: “la bicicletta non fa per me”. L’improvvido veicolo torna quindi nello scantinato dal quale è inopinatamente sortito, o viene abbandonato alle intemperie al primo problema meccanico non ignorabile o immediatamente risolvibile.

Solo i più motivati, o disperati, fra loro perseverano fino al punto di trovare un “trainer” capace di metter mano all’infinita catena di complicazioni che li hanno afflitti fin lì e cominciare a far loro vedere uno spiraglio di luce. Le selle vengono alzate, le inclinazioni regolate, i freni cominciano a frenare, il cambio a cambiare le marce, le ruote gonfiate cominciano a scorrere, ed il sorriso torna sul volto del protociclista salvato, pronto a diventare un vero ciclista. Completata l’ottimizzazione del veicolo inizia la formazione culturale riguardo ai percorsi meno trafficati, le scorciatoie nei parchi, i marciapiedi “salvavita” e tutti quei trucchi e piccole astuzie che soli possono salvare la vita ed il buonumore di noi ciclisti urbani.

Detto ciò, la prossima volta che incontrerete un/a ciclista evidentemente impacciato/a, che compie manovre improprie e spesso pericolose per sé e per gli altri, pensatelo come una crisalide che, più in là, potrebbe schiudersi e dare alla luce un viaggiatore forte e leggero, su un luccicante veicolo a propulsione muscolare… ma molto più probabilmente state osservando una creatura che perderà le sue ali, schiacciata dalla propria inesperienza e da un’ignoranza collettiva di proporzioni devastanti. E non domandatevi più perché in Italia ci siano così pochi ciclisti.

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15 thoughts on “Protociclisti

  1. Ottimo post.
    Io l’altro giorno ho notato un signore in bici svoltare a sinistra senza mettere la freccia, e prendersela non con sè stesso, ma con una signora, anche lei in bici, che l’ha superato proprio a sinistra, solo perchè non si era fatta sentire.
    Ma se farsi sentire è una buona cosa, non è obbligatoria, infatti le auto quando soprsanno mica usano il clacson. E’ chi sta davanti che deve far capire a chi sta dietro cosa ha intenzione di fare.

    Combinazione questa sera ho ribeccato questo signore, e stavolta son stato io a rischiare l’impatto. Ma per fortuna ero lontano. Beh, gli ho detto di mostrare a chi sta dietro il proprio mvimento, la propria svolta, perchè il codice stradale è uguale anche per le bici. Inizialmente sorrideva e diceva che con la bici è diverso e che se io ho rischiato è perchè non ho usato il campanello (gli ho detto che l’ho fermato non perchè ho rischiato, ero molto dietro, ma perchè ho notato questa pericolosa manovra).
    Continuando a parlare poi forse s’è convinto e dalla prossima volta userà il braccio per le sue svolte!
    Quando si notano comportamenti scorretti bisogna evidenziarli.

  2. qualche giorno fa allungando il braccio sinistro, con largo anticipo, per indicare la mia svolta, una ragazza in motorino quasi me lo stacca….forse era presa da chissà quale musica affascinante. Sono stata protociclista, tanto tanto tempo fa. Ho imparato ad anticipare le intenzioni degli automobilisti, anche a ringraziarli quando ( molto spesso) esitano ad affiancarmi in strade strette.

    • Questo è quello che mi è capitato giusto ieri.

      Ero sulla Casilina, sul lato destro (ché le macchine devono sfrecciare, mica possono aspettare i comodi miei), ad un certo punto la strada si biforca e sono costretto a portarmi a sinistra. Mi giro, vedo un motorino a discreta distanza, segnalo col braccio sinistro e comincio a spostarmi verso il centro della carreggiata.

      Do un’altra occhiata indietro e mi rendo conto che sul motorino ci sono due adolescenti, e che il guidatore non sta guardando la strada bensì la propria ruota anteriore, e continua ad accelerare…

      Io ho smesso di spostarmi, ho ritirato il braccio, mi sono tenuto al centro della carreggiata per dargli modo di schivarmi su uno qualsiasi dei due lati ed ho cominciato a “smaltire”.

      Per fortuna il pischello ha rialzato la testa in tempo, si è accorto che nel frattempo gli ero finito davanti ed ha arrabattato una manovraccia per evitare l’impatto (arrabbiandosi pure, per lo spavento).

      Ma se io devo spostarmi, e segnalo, come ca**arola posso sapere che tu, dietro, stai guidando senza guardare quello che ti succede davanti???

  3. Oggi ho inventato una manovra nuova. Su una strada trafficata ed a scorrimento veloce (la letale via di Tor Cervara), pur mantenendomi sul lato destro ho iniziato ad ondeggiare, allargandomi rispetto al bordo della strada nello spazio tra un’auto che mi sorpassava e la successiva, e rientrando quasi immediatamente. Il risultato di questo movimento “ad onda” è che l’auto che sopraggiunge da dietro mi vede più centrale, e si allarga maggiormente nel sorpassarmi. Così, rientrando in prossimità del bordo strada al momento del sorpasso, riesco a guadagnare una distanza laterale dalle automobili maggiore di quella che avrei andando semplicemente dritto. Il problema è solo di gestire con precisione il tempismo nelle oscillazioni. 😮

    • Protociclisti è sicuramente una bella definizione Marco, e cercare di capire meglio chi troviamo in sella alle bici mentre ci muoviamo per la città è un ottimo spunto. Io sicuramente ho peccato di generalizzare troppo nei post che citi all’inizio, anche se forse non sono solo i protociclisti quelli un po’ indisciplinati, o distratti per strada. Passando per il “tranquillo” centro di Roma, ad esempio, vedo moltissimi genitori con figlioletto al seguito, nel seggiolino dietro la bici. Spesso ho notato guida disinvolta e priva di prudenza minima anche da parte loro. Sicuramente non sono improvvisati, magari è gente che porta i figli all’asilo in quel modo da anni… però non guida come dovrebbe. Sembra come se ci fosse mancanza di consapevolezza del reale pericolo. Non posso credere che se avessero questa consapevolezza lascerebbero correre a sé stessi e ai loro figli rischi inutili… Eppure lo fanno, e io che procedo dietro di loro me ne accorgo. Questo è solo un esempio, ma ce ne sarebbero altri. Gente insomma non “professionista” del ciclismo urbano, che però va in bici abitualmente in città, in maniera troppo disinvolta.

      Per capire il perché di questi comportamenti forse aiuterebbe distaccarsi un momento dall’ambito delle biciclette e pensare all’educazione civica in senso lato, come capacità delle persone di muoversi all’interno di un ambiente comune nel rispetto delle altre persone e in totale sicurezza. Io sono pedone, sono ciclista urbano, sono utente dei mezzi pubblici e sono anche automobilista. E gli atteggiamenti delle persone di cui parliamo (leggerezza, mancanza di senso del rischio, distrazione, inciviltà, non rispetto, ecc) li ritrovo ovunque, a qualunque livello. Sono sicuro che se ti invito a parlare di pedoni, di automobilisti, di motociclisti, di passeggeri, e così via, possiamo stare ore a elencare le cattive abitudini, la poca “educazione” a muoversi in città in sicurezza di ciascuna delle categorie. E quindi, in ultima analisi, penso sempre alla mancanza di educazione civica. Mi rendo conto che il discorso rischia di complicarsi e generalizzarsi, e non è mia intenzione che lo faccia. Però è un bene che ci si rifletta perché se questa mancanza di educazione civica e di rispetto dell’altro, quando sono in un bus può prendere la forma di un passeggero con i piedi sul sedile di fronte, o con le cuffie talmente alte che disturbano chi sta vicino, sulla strada possono tradursi in gesti molto, ma molto più pericolosi per tutti, soprattutto per noi.

    • Alessandro, potrei limitarmi a darti ragione, ma di solito le soluzioni troppo semplici non mi soddisfano. Allora provo a suggerire un altro input: non può darsi che il livello di attenzione richiesto dalla guida nel traffico cittadino sia in effetti superiore alle capacità dell’individuo medio?

      Ultimamente sono solito affermare che la guida di una bici in città richieda le capacità di attenzione e di reazione di un guerriero ninja, ebbene, non può darsi che questo sia eccessivo per molte persone, o meglio, che sia eccessivo e basta? E che oltre che eccessivo sia sostanzialmente inutile, dato che a conti fatti ci spostiamo a velocità mediamente più basse di quanto non accadesse un secolo fa? Non può darsi che la “scarsa attenzione” che lamenti nei ciclisti sia il segnale che abbiamo superato una soglia di criticità nell’organizzazione degli spostamenti urbani tale da renderli ingiustificabilmente rischiosi?

      Formulata diversamente la domanda diventa: dobbiamo per forza adeguarci ad un modello di mobilità stressante, disumanizzante e pericoloso come quello attuale, o possiamo fare un passo indietro, rimetterlo in discussione, rimettere la salute delle persone al centro delle nostre scelte e cominciare a porre dei limiti all’invadenza dei veicoli a motore e dei comportamenti frenetici, isterici ed antisociali che ne sono un portato apparentemente inevitabile?

      Quand’è che abbiamo accettato collettivamente l’idea che un genitore debba rischiare la propria incolumità e quella di suo figlio semplicemente per poter portare fuori di casa un bambino? Quand’è che abbiamo alzato la soglia di rischio tollerato al punto da demotivare i più dall’usare la bicicletta? Ha senso continuare a considerare inevitabile questa situazione facendo ricadere sui soli ciclisti l’onere di provvedere alla propria sicurezza, a fronte di condizioni di contorno da “teatro di guerra” (e il numero di morti, feriti ed invalidi giustifica appieno questa definizione)?

      Io credo che un cambiamento drastico di rotta richieda una presa di coscienza collettiva che vada oltre l’immanente, e rimetta in discussione meccanismi che troppo facilmente abbiamo accettato come necessari, giusti e financo inevitabili. E i primi a cambiare mentalità e prospettiva dobbiamo essere noi utenti “leggeri”. I primi a ribellarci ad un sistema che ci schiaccia e ci umilia, moralmente e fisicamente dobbiamo essere noi ciclisti. E questo non potrà avvenire accettando acriticamente i modelli che altri hanno imposto sulla nostra pelle.

      • Bellissima riflessione, sono completamente d’accordo. Purtroppo mi sento anche molto impotente di fronte a città “mostro” come Roma, sotto questo punto di vista, e mi “adatto” per sopravvivere. Ma so che non è così che dovrebbe essere. Ci voglio riflettere. Grazie della risposta!

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