Deep-sky survey 2011-2012

Più o meno in questo periodo, un anno fa, ho dato l’avvio al mio più ambizioso progetto osservativo, basato su una personale elaborazione del Taki 8.5m Star Atlas. La gestazione di tale progetto è passata per diverse fasi, ma possiamo individuarne il punto di partenza forse nella prima o seconda uscita osservativa col dobson da 30cm, quando mi sono reso conto che la quantità di oggetti deep-sky osservabili si era moltiplicata in maniera esponenziale.

Fino a non molto tempo addietro credo che mi sarei accontentato di osservare tutti gli oggetti del catalogo di Messier (110 circa), più qualche manciata di NGC ma poco altro (ed in effetti il catalogo di Messier resta ancora uno dei target di riferimento per schiere di astrofili che si avvicinano alla materia con piccoli strumenti, o senza essersi resi conto delle potenzialità di un dobson di medie dimensioni).

Ma già dalle primissime uscite col 30cm mi ero reso conto che lo strumento era in grado di “tirar fuori” anche oggetti molto più deboli. Da qui la necessità di dotarmi di un piano osservativo molto più esteso, e di un diverso metodo osservativo, che non mi facesse perder tempo con oggetti già osservati. Dopo una fase preliminare in cui mi limitai ad adottare il listato di Clark, il piano prese la sua forma definitiva col nome di “Oltre il Clark’s”, introducendo tutti gli oggetti di diversi elenchi (Clark e Herschel400 in testa) e mutuando dal Reiseatlas l’idea di cerchiare gli oggetti da osservare sulle mappe.

Nelle prime uscite procedetti a collaudare il metodo di lavoro, osservando e spuntando gli oggetti osservati direttamente sulle mappe “a perdere”, e prendendo appunti “minimali” sulle stesse. Il metodo si è rivelato estremamente efficace, almeno per le priorità che mi ero dato. Da “curioso del cielo”, quello che volevo portare a casa era una “survey” visuale che indagasse la varietà ed abbondanza di oggetti deep-sky nell’intera volta celeste. Dopo aver spulciato le mappe appuntate ed averne estratto l’elenco degli oggetti osservati posso dire che il “goal” sia stato raggiunto.
Nell’arco di 15 mesi, dal febbraio 2011 al maggio 2012, in una dozzina di uscite osservative sotto cieli tra il buono e il decente, sono riuscito ad osservare circa 540 oggetti (1), così suddivisi:

326 – Galassie
69 – Ammassi aperti
63 – Ammassi globulari
45 – Nebulose planetarie
18 – Nebulose diffuse
14 – Ammassi immersi in nebulose
3 – Resti di supernova
1 – Nebulosa diffusa in galassia esterna (M33)

La distribuzione degli oggetti soffre dei limiti tipici delle sessioni di osservazione amatoriali: tempo a disposizione, accessibilità dei siti e situazione meteo. Questo tipicamente finisce col penalizzare il cielo invernale e primaverile, periodi durante i quali si concentrano le situazioni meteo più critiche, che impongono degli stop per mesi interi, ed in cui i siti migliori (in quota) risultano inaccessibili causa neve. Nei dintorni di Roma è già difficile trovare un sito con un sud buono fino a basse declinazioni, trovarlo in pianura è pressoché impossibile. In questi casi ci si concentra sugli oggetti allo zenit, ma ciò taglia via una fetta di cielo importante, ed il risultato è che sulle basse declinazioni a sud molti oggetti deboli si perdono.

È quindi arrivato il momento di fare il punto su come questo anno abbondante di osservazioni abbia cambiato la mia percezione del cielo. L’idea che ho adesso di cosa si trovi intorno alla Terra è molto più precisa. Ad esempio il fatto (da me già noto) che gli ammassi globulari si trovino ad orbitare intorno al bulge galattico diventa evidente con la pressoché totale assenza di tali oggetti dal cielo invernale, mentre ve ne sono letteralmente a decine in quello estivo. Nebulose planetarie ed ammassi aperti (oggetti, questi ultimi, che a parte rare eccezioni non trovo particolarmente interessanti) sono spalmati in prossimità del piano della Via Lattea, e anche questo si sapeva, ma quello che diventa evidente è la distribuzione delle galassie.

Sappiamo già, dagli articoli scientifici, che le galassie si raggruppano in ammassi e superammassi. Ebbene un’osservazione sistematica di tali oggetti evidenzia proprio questa distribuzione non regolare. A parte i pochi del gruppo locale (non potendo contare le due nubi di Magellano: M31 con le due compagne ed M33, oltre ad una manciata di galassie nane ellittiche che meriterebbero, per essere apprezzate, cieli molto più bui di quelli che si riescono a rimediare in un paese, come il nostro, devastato dall’inquinamento luminoso) risultano evidenti i due raggruppamenti più prossimi, quello dell’Orsa Maggiore e l’ammasso della Coma/Vergine. Non mancano nel cielo singole galassie di dimensioni anche consistenti, o piccoli raggruppamenti ma per il resto si assiste ad uno spolverìo di galassie molto distanti e, conseguentemente, piccole alla visione diretta.

Ho maturato anche una comprensione del concetto di “luminosità superficiale” (superficial brightness), che dà conto di quanto un singolo oggetto si stacchi dal fondo cielo. Purtroppo l’inquinamento luminoso residuo, anche minimo, è in grado di cancellare dalla visione oggetti a bassa luminosità superficiale come le galassie nane ellittiche del gruppo locale. Per queste, e per i globulari più deboli e dispersi, occorrerebbe poter disporre di cieli “africani”.

Per gli interessati allego il listato di quest’anno abbondante di attività, che porta con sé almeno un dato certo: sono tutti oggetti osservabili con uno strumento da 12″, un filtro OIII (quando serve) e cieli tra il mediocre ed il passabile (SQM poco superiore a 21). Moltissimi degli oggetti osservati si sono rivelati solo minuscole “chiazze di luce”, senza dettagli particolari o significativi. Altri sono rivelati più interessanti della media.

Il gradimento dei singoli oggetti, al di là del semplice riuscire a scorgerli, che già di per sé rimane un’emozione, è raccontato con una serie di asterischi, da uno a quattro. Non rappresentano un giudizio assoluto, quanto uno “scostamento dalle aspettative”: un asterisco sta per “oggetto di caratteristiche inattese”, quattro asterischi per “oggetto decisamente sorprendente e/o appariscente”. Tradotto nei miei “gusti personali” significa galassie viste di taglio come “sbaffi” di luce, nebulose con chiaroscuri all’interno… insomma, non garantisco che tutto quello che ho evidenziato potrà affascinarvi, ma l’ha fatto con me, quindi ci sono buone probabilità.

excel-perfcetionnement-2000-a-2010-1234558(listato degli oggetti osservati)

(1) il “circa” è d’uopo: il listato suddivide singoli oggetti estesi in più parti separate, p.e. le due parti della nebulosa Velo hanno due numeri di codice distinti, come pure due zone della nebulosa Rosetta, per contro galassie che appaiono singole sul listato si presentano come oggetti multipli, con compagne più deboli. Di fatto per diversi motivi non è semplice dare una cifra perfettamente esatta.

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