Giorni convulsi

Raramente ho vissuto giornate tanto convulse e deliranti come in questo periodo. Da fuori non si nota nulla, solo il solito Marco che se ne sta al computer a battere tasti e cliccare link, da “dentro” invece è come stare nell’occhio del ciclone di un turbine di informazioni, opinioni e commenti che viaggiano in un “flusso teso” di cui si perde facilmente il filo.

Mercoledì ho partecipato all’audizione presso la Commissione trasporti della Camera, alla quale erano stati invitati sia la FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta, sia rappresentanti di #salvaiciclisti. Essendo già in sette, la mia intenzione era di lasciar spazio agli altri e non intervenire.

Ha iniziato l’ing. Galatola della FIAB con una esaustiva presentazione sui punti da modificare del C.d.S. a coronamento di un lavoro di revisione delle normative riguardanti la bicicletta che FIAB sta portando avanti da diversi anni. Sono seguiti interventi diversi ma sempre molto tecnici e puntuali.

Alla fine mi sono deciso a prendere la parola anch’io perché mi sembrava che ne “mancasse un pezzo”. Non ho registrazioni del mio intervento a braccio, quindi proverò a riassumere qui, a memoria, quello che ho detto… (considerando che non ho avuto modo di scriverne prima e sono ormai passati diversi giorni).

“Buongiorno a tutti, sono Marco Pierfranceschi, ciclista di Roma e faccio parte di Salvaiciclisti. Vi ruberò pochissimo tempo. Ho necessità di contestualizzare quanto detto fin qui perché si sono analizzate molte situazioni di dettaglio, ma a seguire con troppa attenzione i dettagli si rischia di perdere di vista il quadro generale.

Il quadro generale è che i ciclisti stanno aumentando, e questo è un fatto positivo. Vorrei spiegarvi perché avviene quello che vi ha ben descritto nel suo intervento l’ing. Galatola, ovvero che all’aumentare del numero dei ciclisti sulle strade l’incidentalità si riduce. Ciò avviene perché con un elevato numero di ciclisti ogni automobilista ha una elevata probabilità di avere qualcuno che va in bicicletta all’interno della sua famiglia, o della sua sfera affettiva, o della cerchia di amici.

Il ciclista incontrato sulla strada, a quel punto, rimanda nel pensiero ad un figlio, uno zio, un parente, un amico. Non è più uno sconosciuto che “occupa” la sua strada ma viene percepito come un parente “a rischio”.

Io ho iniziato ad andare in bicicletta più di vent’anni fa, mi è piaciuto, quindi ho coinvolto i miei amici e parenti ed è piaciuto anche a molti di loro. Poi, con gli anni, ho iniziato a vedere che si facevano male… una mia amica è finita per un mese in coma a seguito di un trauma cranico (ora per fortuna si è ripresa). Su via dei Fori Imperiali c’è una bici bianca, lì una ragazza è morta, e io l’avevo incontrata in diverse occasioni.

Ora sicuramente è vero che all’aumentare del numero dei ciclisti l’incidentalità diminuisce, ma non immediatamente. Non sto qui a dirvi che accadrà a voi, ai vostri cari, ai vostri amici… ma quello di cui stiamo parlando non sono numeri: sono persone.

Gli automobilisti si spostano chiusi nelle loro corazze, non hanno la pelle esposta, non si rendono semplicemente conto che quello che per loro può essere il rischio di un graffio sulla carrozzeria, per chi sta fuori può rappresentare un’invalidità permanente, o peggio.

Ed è importante, essenziale, che almeno sul piano legislativo si faccia tutto il possibile per garantire la sicurezza sulle strade, perché il numero dei ciclisti aumenterà, e questo paese non è culturalmente preparato ad accoglierli.”

(questo il mio piccolissimo, accorato, contributo. Non sono molto bravo a destreggiarmi con i numeri, le percentuali, le leggi ed i regolamenti, ma posso provare a mettere a disposizione della causa la mia modesta capacità oratoria per cercare di arrivare ai cuori delle persone)

Dopo l’audizione ci siamo ritrovati a piazza di Montecitorio con lo striscione di #salvaiciclisti, caso ha voluto che ci fosse una troupe del TG5 che ha raccolto un po’ di interviste, confezionando un servizio che è andato in onda il giorno dopo. Lo potete vedere qui, dal minuto 27.40 (a 28.06 ci sono anch’io che parlo della mia bici pieghevole).

Poi la conferenza stampa al Teatro Valle Occupato insieme a FIAB e Legambiente, un gelato al volo con la consorte e via a casa, a cambiarmi. Alle 18.00 pedalata sotto la pioggia e gran finale con la serata organizzata sempre al Valle per #salvaiciclisti con artisti, musicisti ed un’asta di bici. Nel corso della serata l’attrice Giselle Martino ha letto, tra le altre, una mia poesia: Il Volo Notturno. E proprio con un “volo notturno” in sella alle nostre Brompton io e Manu ce ne siamo tornati a casa, evitando di poco un acquazzone ed arrivando all’una di notte felici ed esausti.

Una giornata per moltissimi versi straordinaria, ma se riesco a scriverne solo a tre giorni di distanza è perché ormai si viaggia a velocità crescente verso la manifestazione del 28 aprile a Roma. Io seguo un po’ dalle retrovie, nel poco tempo che riesco a ritagliare tra il lavoro e la vita familiare. Quasi tutti gli altri stanno facendo molto più di me, ma anche il solo seguire tutto e contribuire con qualche idea qua e là mi assorbe ogni energia residua.

Il fatto è che il successo inaspettato di #salvaiciclisti ci ha colto alla sprovvista, e adesso stiamo tutti facendo i salti mortali per rimanere in sella in questa folle cavalcata. Purtroppo chi non è riuscito ad entrare nelle dinamiche da subito è rimasto in parte tagliato fuori, più che per cattiva volontà per l’impossibilità di gestire tutto quello che accade nei modi e nei tempi adeguati.

Come scrivevo giusto ieri su Facebook in risposta a critiche che ci sono state mosse da rappresentanti del mondo delle Ciclofficine popolari e della Critical Mass, facciamo fatica anche solo a seguire quello che accade. Perfino la democrazia interna è un lusso che raramente possiamo concederci, limitandoci ad approvare l’operato di chi si fa carico di determinate scelte ed azioni consapevole della possibilità di sbagliare.

A posteriori, molto probabilmente, ci renderemo conto che molte decisioni avrebbero potuto essere diverse, ma ora, semplicemente, manca il tempo di ragionare su tutto con la necessaria freddezza e lucidità. A posteriori molte cose ci verranno rinfacciate da chi non è qui, ora, a cercare di fare il massimo perché i ciclisti abbiano la visibilità e la considerazione che da anni sono loro negate. Anche questo è già nel conto.

#salvaiciclisti è come una valanga che ci ha travolto e ci sta trascinando a valle: qualcuno arriverà intero, qualcuno potrà farsi male, ma la sensazione di aver fatto qualcosa di giusto ed utile, o quantomeno di averci provato con tutte le forze, quella non ce la toglierà nessuno.

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