L’Italia cambia strada

Scrivo questo post solo per informare che il 28 aprile si terrà a Roma una grande manifestazione sulla sicurezza stradale, lanciata come passo necessario per la campagna “salviamo i ciclisti” o #salvaiciclisti. Motivo per cui nella colonna di destra campeggia un vistoso banner che rimanda al sito “Salvaiciclisti”. E se ultimamente qui sto scrivendo poco è anche per questo…

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Civiltà (che se ne va…)

C’è un tarlo che mi assilla da giorni, e riguarda la definizione di “civiltà”.

Si narra che ai tempi dell’impero Gengis Kahn una ragazza potesse attraversare a cavallo da sola l’intero territorio governato dai mongoli (buona parte dell’Asia attuale) certa che non le sarebbe stato torto un capello. Questa veniva ritenuta un’alta forma di civiltà (considerando soprattutto che l’Europa era in pieno medioevo).

Non credo occorra un grande sforzo di fantasia per comprendere su quali basi questa “alta forma di civiltà” si reggesse, ovvero da un lato un’organizzazione equa delle attività produttive e del commercio, dall’altro un controllo totale e spietato da parte dello stato imperiale su criminali e potenziali tali.

E’ chiaro che le due azioni devono andare di pari passo, sia garantire che il lavoro svolto abbia una equa retribuzione onde impedire che la popolazione si scagli motivatamente contro i governanti, sia reprimere i comportamenti devianti, egoistici ed antisociali col pugno di ferro. Tutto molto semplice, apparentemente.

Poi si guarda alla realtà italiana e ci si rende conto che ormai da decenni stiamo facendo esattamente il contrario, negando l’equo corrispettivo ai lavoratori e premiando comportamenti egoistici ed antisociali. Che razza di “civiltà” potremo mai aspettarci come conseguenza di ciò?

Flash-mob

Dopo l’ennesima morte sulle strade romane, una ragazza poco più che ventenne, a seguito di un tam tam in rete ci siamo ritrovati sabato mattina sotto Palazzo Chigi a protestare, accompagnati dalla stampa.

 

 

Terminato il “flash-mob” siamo stati invitati a parlare al convegno di Sinistra e Libertà che si svolgeva nei pressi. Ha preso la parola per tutti Paolo Bellino (aka Rotafixa).

 

Anche se voi vi sentite assolti

Oggi pomeriggio è morta una ragazza di 22 anni, in bicicletta. Stava attraversando un semaforo col verde quando una Smart, arrivando a forte velocità ed ignorando il rosso, l’ha uccisa sul colpo. Un incidente? No.

Un incidente è, per definizione, qualcosa di imprevedibile. Qui l’unica cosa imprevedibile è il “chi”, il “dove”, il “quando”, ma di certo non il numero di morti, che di anno in anno continua a salire. Quello che non si sa è se la prossima volta toccherà a me, a te che leggi, a qualcuno che conosciamo o a qualche sconosciuto, se sarà nella mia o nella tua città, o da qualche altra parte, se sarà domani o dopodomani.

Quello che si sa per certo è che nel Far-West delle strade italiane, parafrasando Sergio Leone, “Quando un uomo con l’automobile impatta un uomo con la bicicletta, l’uomo con la bicicletta è un uomo morto”. Quello che si sa per certo è che alla fine dell’anno più di mille persone in Italia, ciclisti e pedoni, avranno perso la vita perché qualcuno aveva troppa fretta, era in ritardo, non li ha visti, si è distratto, parlava al cellulare, era stanco…

Questo è quanto riferisce l’ASAPS. “Sul totale di vittime della strada il 50% sono pedoni e ciclisti: a Roma muore un ciclista a settimana. la percentuale di decessi per un passante coinvolto in un incidente raggiunge quasi il doppio rispetto alla media italiana: il 28% rispetto al 15%”.

Sono morti già decisi, già accettati, metabolizzati, vittime sacrificali di un modello di mobilità delirante come non si era mai visto prima nella storia dell’umanità. Fremiamo di sdegno per la crudeltà dei sacrifici umani degli Aztechi, ma siamo incapaci di vedere le nostre vittime, sacrificate sull’altare della divinità automobile. Morti talmente prevedibili che qualcuno ci ha fatto un contatore, e potete star sicuri che sbaglierà solo di poche unità.

Chiedo perciò a tutti quelli/e che leggeranno questo mio post un rapido esame di coscienza, perché ad una situazione del genere non si arriva senza l’accettazione passiva, la connivenza, la complicità di un’intera popolazione. Chiedo, a tutti quelli che leggeranno, cosa abbiano mai fatto per ribellarsi a questo stillicidio di vittime inermi, se mai abbiano provato a reagire in un qualsiasi modo, a ribellarsi a questa strage, o si siano sempre limitati a girarsi dall’altra parte, a scuotere la testa, a distogliere lo sguardo. Perché in quest’ultimo caso prenderò a prestito le parole di un grande poeta dei nostri tempi per dire “anche se voi vi sentite assolti, siete lo stesso coinvolti”.

 

Qualcosa si sta agitando, da un mese a questa parte, per risvegliare questo paese vecchio e abulico dal letargo pluridecennale in cui versa. Ci trovate su Facebook nel gruppo “Salviamo i ciclisti”. Aderire non vi costa nulla… non vi laverà la coscienza ma almeno una briciola di sforzo potrete dire di averlo fatto.