Cinque sotto zero

Sabato pomeriggio, in sostituzione del weekend astronomico in Toscana saltato causa meteo incerto, siamo partiti in cinque per rubare una serata osservativa a questa lunazione invernale sfortunata (è stato sereno finché c’era la Luna a dar fastidio, arrivata la luna nuova è tornato pure il maltempo…). Purtroppo la fortuna non ci ha particolarmente arriso.

Méta dell’uscita un nuovo sito da esplorare in Sabina, in prossimità del lago del Turano. Andrea, andato in avanscoperta, ci ha guidati ad un comodissimo slargo adiacente ad una strada che abbiamo subito ritenuto (ovviamente a torto) a basso traffico veicolare.

Montati gli strumenti all’imbrunire abbiamo da subito constatato l’addensarsi di velature in quota che facevano mal presagire. Di fatto l’intera serata è stata funestata da un continuo velarsi e svelarsi di zone di cielo, che ci hanno costretto ad un estenuante zig-zag osservativo alla ricerca degli oggetti potenzialmente osservabili, con conseguenti continui cambiamenti di mappe senza avere il tempo di orientarsi a dovere.

A questo si aggiunga il continuo viavai di automobili, col relativo abbagliamento (o quantomeno il dover sospendere l’osservazione e chiudere gli occhi per non farsi abbagliare) e la qualità del cielo che, seppur non pessimo, non ha mai raggiunto valori di scurimento decenti (per chi sa cos’è un SQM le letture hanno raggiunto un massimo di 20,7~20,8), al punto da rendermi difficile il puntamento col Red-dot per carenza di stelle di campo.

Col procedere della serata, l’elevata umidità associata alle basse temperature ha prodotto i soliti inconvenienti, con appannamento di lenti e specchi,  formazione di ghiaccio su tutte le superfici esposte e finanche sulle carte stellari appoggiate sul tavolino  (errore mio a non usarle infilate nelle buste trasparenti, ma con la necessità di passare in continuazione da una zona di cielo all’altra non avevo molta scelta).

Il colmo è stato quando andando a prendere un oculare poggiato sul tavolino l’ho trovato semi-incollato a causa del ghiaccio. Dovendo anche fare i conti con l’appannamento degli oculari ho scelto di limitarmi ad alternarne solo tre, tenendo nelle tasche i due di volta in volta non in uso per mantenerli tiepidi e ridurre il problema della condensa. Con tutti questi inconvenienti, inutile dirlo, la serata non ha potuto essere particolarmente fruttuosa.

Al mio attivo di “nuovi” (oltre ai soliti oggetti visti e stravisti e ad un po’ di prove di strumentazione altrui) ho una manciata di piccoli ammassi aperti in prossimità del “riccio” di Perseo (NGC1513, NGC1528, NGC1545), con accanto l’interessante nebulosa diffusa NGC1491 (!), le planetarie NGC1501 nella Giraffa ed NGC1514 nel Toro, le nebulose diffuse NGC1893 in Auriga, la coppia M78 + NGC2071 e la NGC1788 in Orione, la minuscola galassia NGC1762 e la planetaria NGC2022, sempre in Orione, l’ammasso globulare M79 nella Lepre e per finire l’ammasso aperto NGC2420 nei Gemelli (trovato per sbaglio mentre cercavo la Eskimo… appena prima che il cielo rannuvolasse di nuovo)

Verso le 22.00, consensualmente, abbiamo deciso di gettare la spugna, smontare tutto e tornarcene a casa, dove l’attrezzatura umida è stata nuovamente tirata fuori e rimessa all’aria ad asciugare l’umidità invadendo, per quanto mi riguarda, metà soggiorno. Postumi della serata un discreto torcicollo ed un lieve mal di gola.

A salvare la serata sono stati il “sense of humor” dei partecipanti e la piacevolezza della compagnia, anche nell’impossibilità di osservare con continuità ci siamo scambiati aneddoti e racconti sulle mille disavventure che una passione del genere comporta, e alla faccia delle nuvole, dell’umidità e del ghiaccio ci siamo ugualmente divertiti.

P.s.: un altro racconto (con più foto) sul blog di Stefano.

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