Passeggiando

Uno dei ricordi più netti degli anni lontani della mia fanciullezza riguarda il camminare. Dal momento che i miei avevano scelto di non possedere un’automobile, si cominciava la giornata con una passeggiata di un chilometro fino alla scuola, ripercorso all’indietro al termine delle lezioni, poi nel pomeriggio, pioggia permettendo, ci si incamminava nella direzione opposta fino ai giardini di Colle Oppio.

Crescendo mi appassionai alla fotografia. Cominciarono quindi, nella tarda adolescenza, le mie peregrinazioni nei quartieri storici di Roma, armato di una fotocamera ed un minimo parco di obiettivi. Non ho idea di quanti chilometri percorsi ma arrivai a conoscere i vicoli del centro storico come le mie tasche.

A porre un termine a tutto questo camminare arrivò poi la bicicletta, che estese i miei orizzonti al di fuori della città. Pur finendo con l’occupare la quasi totalità del mio tempo libero, non riuscì tuttavia a cancellare completamente la mia consuetudine con l’andare a piedi.

Pochi giorni fa, volendo chiudere in bellezza il periodo natalizio, ho coinvolto Manu ed una coppia di amici in una “scappata” estemporanea al paesello nelle Marche. Disponendo di poco tempo, e non volendoci sobbarcare il facchinaggio del trasporto delle biciclette di tutti e quattro, ho proposto una passeggiata tra i monti.

L’itinerario proposto era già stato da me percorso a piedi in solitaria un paio di anni addietro, e da me e Manu in bicicletta in un indimenticabile inverno di parecchi anni prima, quando partimmo a pedalare sotto una leggera nevicata e trascorremmo la giornata in un’atmosfera del tutto irreale.

Estesa la proposta anche a mia sorella, in vacanza lassù coi “pargoli”, eccoci partire sabato mattina sotto un sole quasi primaverile con aggregati lei, Lucrezia ed Emanuele, mentre il piccolo Leonardo sceglieva (saggiamente) di restarsene a casa con la nonna.

La prima metà del percorso si sviluppa su una strada asfaltata e pressoché deserta che, risalendo una valle interna al massiccio del Nerone, raggiunge il microscopico paesino di Pieia ed il prospiciente arco naturale di roccia di Fondarca.

Al piccolo Emanuele, che giustamente si domandava perché avessimo deciso di fare tutta quella strada a piedi, ho spiegato che in tempi lontani, quando non c’erano ancora le automobili, tutti si spostavano camminando, e quindi stavamo facendo una cosa perfettamente normale.

A Pieia ci siamo fermati a consumare un po’ di pizza portata da casa, bere l’acqua sorgiva della montagna e riposare un po’. A malincuore ho rinunciato a prolungare l’escursione salendo all’arco di roccia, da cui si gode un colpo d’occhio incredibile sul paesino e sulla vallata da noi appena percorsa, qui immortalato in uno scatto dell’estate 2008.

Rifocillati abbiamo proseguito attraversando la valle di Pieia e passando accanto allo sperone roccioso denominato “Dente del Diavolo”.

Quindi, dopo un breve tratto ancora a risalire, abbiamo superato il valico detto “il Traforato” affacciandoci all’esterno del massiccio del Nerone, dal lato sud.

Da qui in poi la strada è una sterrata in discesa che nel volgere di un paio di tornanti ci ha riportato al borgo di Massa, ed a seguire, per la poco nota via dei “Gengaioli”, di nuovo a Pianello nel primo pomeriggio.

È stato molto bello poter condividere questa passeggiata coi miei nipoti. Certo, scommettere sul fatto che potessero reggere tanta strada non è stata una scelta banale, ma alla fine la giovane età e la curiosità di scoprire posti inesplorati ha vinto sulla fatica. Solo Lucrezia ha accusato un po’ gli ultimi chilometri, ma più che altro perché non si vedeva la fine… una volta in vista del paesello anche il leggero malumore è svanito.

Ed in realtà neppure io mi rendevo conto con esattezza di quanta strada fosse. A memoria avrei detto sette o otto chilometri in tutto… ma mia madre al ritorno ne proclamava con convinzione una dozzina, e GoogleMaps conferma. Chissà cosa ricorderanno i miei nipotini, a distanza di anni, di questa piccola “avventura” in cui li abbiamo trascinati…

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5 thoughts on “Passeggiando

  1. Bello Marco, anche a piedi ha il suo fascino. Anche io qualche tempo fa iniziai il mio “nipotino” alle “passeggiate” in montagna. Si é talmente appassionato che adesso fa il ricercatore forestale e vive in Svezia.

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