La soluzione al problema delle forature

Chiunque sia andato prima o poi in bicicletta si è trovato alle prese con la più grande seccatura legata a questo mezzo di trasporto: le forature. Si fora per colpa di schegge di vetro, o chiodi, o più frequentemente spine. Dalle mie parti, uscendo in mountain bike nei mesi autunnali, è frequentissimo ritrovarsi dopo anche solo una mezz’oretta di pedalata con qualcosa di simile che spunta dal copertone.

E che si rivela, dopo l’estrazione, nient’altro che una maledettissima spina del tipo chiamato “baciapiedi”. E quando va bene (raramente) è una sola, ma più tipicamente se ne ritrovano diverse conficcate in entrambi i copertoni, tanto che il ciclista si ritrova puntualmente a scomodare diverse divinità.

Dopo diversi anni passati a sostituire e rattoppare camere d’aria, col problema in continuo aggravamento (sarà anche che, con l’evoluzione delle biciclette, ho progressivamente abbandonato i sentieri battuti per addentrarmi in varianti via via più fuoristradali…), ho avvertito la necessità di porre un argine al proliferare delle forature. La prima sperimentazione ha riguardato le fasce in kevlar della Geax.

Queste fasce si inseriscono tra la camera d’aria ed il copertone, costituendo un ulteriore elemento “anti intrusione” da parte di corpi estranei. Nell’arco di diversi mesi ho potuto apprezzare una riduzione anche del 90% delle forature, risultato buono ma non definitivo, dal momento che su dieci spine mediamente una riusciva ugualmente a bucare la ruota.

Le fasce in kevlar hanno un ulteriore vantaggio perché anche in caso di foratura la perdita d’aria risulta notevolmente più lenta che in loro assenza, consentendo spesso di completare il giro senza dover riparare la ruota. In ogni caso dopo qualche giorno ci si ritrova con la ruota a terra e la necessità di provvedere alla riparazione.

Più di recente, però, un nuovo prodotto è giunto ad illuminare una situazione seppur migliorata ugualmente non entusiasmante: le camere d’aria autoriparanti “Slime Lite”.

Queste camere d’aria contengono all’interno un denso lattice di colore verde che ha la proprietà di fuoriuscire al momento della foratura, solidificandosi al contatto con l’aria e sigillando nuovamente il foro, senza necessità di intervento.

Messe alla prova il risultato è stato soddisfacente, ma perfettibile. Alla prima uscita mi sono ritrovato tre spine sulla ruota davanti ed altrettante su quella dietro. Una volta rimosse l’aria ha iniziato ad uscire per poi fermarsi quando la pressione è scesa a sufficienza. In pratica le ruote si sono sgonfiate, ma una volta rigonfiate sono rimaste gonfie, senza ulteriori perdite.

Volendo evitare anche il fastidio di rigonfiarle ho deciso di mettere in opera entrambe le soluzioni, affiancando alla protezione delle fasce in kevlar le camere d’aria autoriparanti. Il risultato è incoraggiante al punto da lasciarmi sperare di aver finalmente realizzato l’antico sogno di ogni ciclista: l’essere sollevato dal flagello delle spine.

A dirla tutta esistono soluzioni più eleganti e leggere, copertoncini “tubeless” latticizzati in testa, ma sicuramente più costose sia come investimento iniziale (è necessario sostituire i cerchi con un modello specifico) che come manutenzione, mentre le camere d’aria autoriparanti possono essere messe in opera facilmente e con poca spesa.

P.s.: dopo diverso tempo ed ulteriori sperimentazioni la soluzione migliore è risultata consistere nella “latticizzazione” delle camere d’aria“.

17 thoughts on “La soluzione al problema delle forature

  1. post postpessimista!! bella!
    Io che pedalo sull’asfalto con la bici da città sono anni che non buco.
    molti anni fa usavo gonfiare molto forte le ruote e bucavo con frequenza, talvolta addirittura all’interno (lato cerchione) poi ho capito che non devo spingere troppo con la pompa e il problema è pressoché scomparso
    ciao guido

    • Guido, quello che dici mi pare un controsenso. Se le gomme non sono ben gonfie rischi proprio quel tipo di foratura che dici, la snake bite. Questa avviene quando il copertone schiaccia la camera contro il cerchio, causando due tagli simmetrici sulla camera d’aria stessa (ecco perché snake bite). Ne ho patito uno dopo 10000 km, principalmente in città. Dovevo essere a 3 Bar invece che i soliti 5 (e non dire che bevo troppo caffè…). Se foravi lato cerchione con una pressione alta, sospetterei piuttosto una cattiva striscia para nippli (o salva camere d’aria). Quelle di plastica sono pessime, quelle di tela della velux pare vadano bene.

  2. ho semplicemente iniettato una certa quantità di lattice all’interno della camera d’aria, che mi ha permesso di utilizzarla fin quando non si è crepata la camera in prossimità della valvola.. quindi l’ho buttatta. il lattice, per me un toccasana.

      • su mtb con valvola shrader, è sufficiente una siringa di quelle grandi per uso veterinario, con un tubicino di gomma tipo quello che trovi nei fast per riparare le gomme delle moto e delle auto. io ne metto 50 / 60 ml.. ti segnalo questo link che è fatto a posta per le gomme tubeless, cmq il principio è lo stesso http://www.mtb-forum.it/community/forum/vbarticles.php?do=article&articleid=30 personalmente ho la camera d’aria in cui ho iniettato il lattice dell’articolo con i suoi stessi strumenti.. risultato direi ottimo. di contro, se spacchi la gomma ti ‘impatacchi’ tutto

    • Le foto mi confermano che serve un compressore…
      Cmq. pensavo di acquistare lo slime separatamente e poi inserirlo nelle camere d’aria. In particolare quelle della pieghevole dato che sono da 16″ e la slime non commercializza quel formato.😉

  3. Pingback: Dr. Slime | Mammifero Bipede

  4. Pingback: El ciòdo de fèro vècio… | Mammifero Bipede

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