Torna l'ombra della catastrofe nucleare

In questi giorni il flusso ininterrotto di notizie catastrofiche proveniente dal Giappone ha il potere di far sembrare fragile la trama stessa della realtà. I pensieri quotidiani, le piccole abitudini, le preoccupazioni per le cose da fare nei giorni seguenti appaiono precarie come un acrobata che cammini su una corda tesa.

Prima un terremoto devastante, ben assorbito dall'edilizia antisismica, poi uno tsunami di tale portata da cancellare dalle coste interi villaggi, con migliaia di morti, quindi l'ombra di una catastrofe termonucleare, immagini di centrali che esplodono ed il rischio concreto di una fusione del nocciolo, quello che accadde a Chernobyl e Three Mile Island.

Gli esiti sarebbero devastanti: territorio contaminato per decenni (in un arcipelago di isole sovrappopolate), una lunga coda di tumori, aborti spontanei, malformazioni, leucemie infantili. Un'ipoteca terribile sugli anni a venire ed un'ombra che rievoca l'apocalisse atomica di Hiroshima e Nagasaki.

Il mio titolo di studio è di un genere ormai estinto: un diploma di perito industriale in "energia nucleare" conseguito nel 1982. Era un corso di studio per operatori di centrali atomiche, dopo il diploma pensavo di andare a studiare fisica all'università, e magari astrofisica… invece sono finito a fare il disegnatore meccanico.

Avevo scelto quella specializzazione sul finire degli anni '70 perché pensavo che l'energia nucleare fosse il futuro. E negli anni '70 sembrava davvero esserlo, anche se tutto era iniziato molto prima, nell'America degli anni '50, vero e proprio faro culturale dell'epoca e dei decenni a venire.

Con la sconfitta del nazismo, la potenza termonucleare si incarnava in nuove entità dai poteri semidivini, destinate a soppiantare gli antichi miti restituendoli in una forma adeguata all'immaginario della nuova era atomica: i supereroi.

Nei fumetti, l'Uomo Ragno, l'incredibile Hulk, i Fantastici Quattro, ottenevano i loro poteri dopo essere stati esposti alle radiazioni, ed io bambino sognavo di poterne emulare le gesta. La scelta del corso di studi non avrebbe potuto essere diversa.

Negli anni degli studi superiori, tuttavia mi resi conto di quanto critici fossero i sistemi di sicurezza, e di quanti problemi irrisolti vi fossero ancora a quell'epoca. Il ritrattamento e lo smaltimento delle scorie, la dismissione delle centrali (il cui intero edificio al termine del periodo di funzionamento finisce col produrre radiazioni a bassa intensità), questioni che ancora oggi non hanno trovato soluzioni soddisfacenti ed anzi paiono complicarsi.

A questo si aggiunsero la personale opinione sulla cialtronaggine e l'arrivismo privo di scrupoli caratteristici della classe politica espressione del popolo di cui faccio parte e l'instabilità geologica intrinseca del suolo italiano. Un mix assolutamente micidiale.

Per questo, col mio bel diploma di "Perito Nucleare" in tasca me ne sono andato a votare al referendum a favore della chiusura delle centrali nucleari italiane, ed è una decisione che tutt'ora rivendico e non rimpiango.

Sarebbero passati altri anni prima di rendermi conto di altre cose ancora che in quegli anni l'informazione aveva taciuto, ad esempio il fatto che la produzione di energia per mezzo di materiale fissile è del suo intrinsecamente antieconomica, e l'unico motivo vero dell'esistenza di centrali nucleari è da sempre la produzione di plutonio per utilizzi bellici.

Ma il nucleare non pone solo problemi meramente tecnologici, richiede anche di operare scelte che personalmente ritengo inaccettabili sul piano etico.

Quando in Giappone avvenne l'incidente di Tokaimura si rese necessario chiedere a tre tecnici la disponibilità ad entrare in un locale irradiato ed assorbire dosi letali di radiazioni per mettere in sicurezza l'impianto. Due di quei tre tecnici, come previsto, morirono poi nelle settimane successive, fu il prezzo per riportare la situazione sotto controllo.

Agli operai ed ai pompieri che per primi intervennero a Chernobyl accadde la stessa cosa, si sacrificarono consapevolmente per salvare le popolazioni delle zone adiacenti alla centrale. Ora i tecnici che stanno lavorando a Fukushima stanno probabilmente andando incontro ad una sorte analoga, con l'abnegazione e lo spirito di sacrificio che caratterizza la cultura ed il popolo giapponese.

Il problema è che una reazione nucleare fuori controllo non può essere gestita. Non è un incendio che si può semplicemente spegnere, e anche da spenta rimane pericolosa per gli organismi viventi. Chernobyl dorme sotto un sarcofago di cemento che va monitorato costantemente affinché il sonno del mostro continui indisturbato.

Ora non so voi, ma io moralmente trovo inaccettabile una tecnologia che in caso di guasto mi obblighi a chiedere a delle persone di suicidarsi consapevolmente al mio posto per salvare me e gli altri dal disastro. Sono disponibile a rinunciare a molte delle cose inutili che la società dei consumi continua a propormi, pur di rifiutarmi di dover fare questa scelta.

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7 thoughts on “Torna l'ombra della catastrofe nucleare

  1. "Sono disponibile a rinunciare a molte delle cose inutili che la società dei consumi continua a propormi, pur di rifiutarmi di dover fare questa scelta."
    Sottoscrivo in pieno.

    Secondo: mi devono ancora convincere della reale utilità ecologica ed economica di una centrale nucleare. E credo che questo sia anche il succo della tua lunga premessa.

    Cicleppe

  2. C'è un punto che ho trascurato nel post: le disponibilità note di uranio fissile non sono poi così elevate, c'è il rischio che fra un paio di decenni non ci sia più "combustibile" a sufficienza nemmeno per alimentare le centrali attualmente esistenti. Oltretutto scavare uranio dal sottosuolo è un'attività largamente insalubre, ne sappiamo poco perché questo tipo di operazioni avviene in genere nel cosiddetto "terzo mondo", con popolazioni "a perdere"…

    P.s.: sono stra-convinto che le generazioni future malediranno la nostra epoca…

  3. Nucleare no,ovviamente!
    Ormai pero' siamo sempre piu' assatanati di corrente elettrica,l'utilizzo di migliaia di pc,notebook,smartphone,telefonini da ricaricare in continuazione,e la popolazione che cresce,e in Italia poi 60 milioni di abitanti secondo me sono proprio tanti per il suo territorio.Le energie alternative,insomma le fonti rinnovabili(abbandonando in Europoa completamente il nucleare) riuscirebbero da sole a farci mantenere questo tenore di vita? e le prossime generazioni riuscirebbero a comprendere se un giorno qualcuno dicesse loro,oggi dobbiamo staccare l'energia elettrica per un'ora?
    E' difficile prevedere il futuro e dare delle risposte esaurienti,ma per quanto mi riguarda anche per il discorso etico,io per il mio stile di vita rinuncerei di buon grado a cose davvero inutili,ma la verita' e che probabilmente ci siamo abituati troppo bene a tante comodita' e il piu' delle volte le diamo per scontatte,e speriamo soprattutto di non aver toccato il "famoso"punto di non ritorno.

    Un saluto
    Der Radler

  4. Sono pienamente d'accordo con quanto hai scritto, l'unica strada praticabile è la decrescita, iniziamo a provarci da subito, anche nel nostro piccolo quotidiano, perchè chi ci governa parla ancora di sviluppo economico, crescita del pil etc etc. e mi sembra che siamo lanciati a corsa folle verso un muro .Rallentiamo e fermiamoci, non so se siamo ancora in tempo, ma dobbiamo provarci.
    Anna Maria

  5. …migliaia di pc, notebook, smartphone, telefonin….

    NON CONSUMANO quanto 1 (UNO) SOLO CONDIZIONATORE NEO-feticcettto del periferico berlu-defilippiano boro-arricchito per stare a 24° (oggi in 4 enormi uffici pubblici e di pomeriggio semideserti) in inverno e 18°in estate.

    Si Buttino i condizionatori e tutta la corazza di ignoranza presuntuosa e vittimistico-rancorosa e il nucleare non servirà a un c.

     Berlusconi è il vero rappresentante di questo perso Paese.

    (2 soli black-out elettrici in Italia….in piena estate, a fabbriche chiuse, 'ndovina 'npò perchè??

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