Strange days

“Certe cose accadono, imprevedibilmente. Bisogna solo avere la pazienza di aspettarle, e la fortuna di capitarci… O la determinazione per farle succedere.”

Martedì sera si era deciso di festeggiare. In seguito ai colloqui con il nuovo assessore alla mobilità, Antonello Aurigemma, abbiamo vista formalizzata la possibilità di trasportare le bici pieghevoli su tutti i mezzi pubblici ed un’estensione al sabato della possibilità di trasportare le bici tradizionali sulle due linee metropolitane, oltre ad un anticipo dell’orario serale dalle 21.00 alle 20.00

Piccole vittorie, certo, ma anche timidi segnali della possibilità di trasformare l’asfittica realtà della mobilità cittadina, creando un cortocircuito tra “buone azioni” dell’amministrazione ed attenzione da parte della stampa.

Ottenuto questo primo incoraggiante risultato al sottoscritto è venuta l’idea di creare un piccolo evento, potenzialmente di effetto mediatico ma comunque di positivo “fomento“: festeggiare con lo spumante offerndo da bere ai passeggeri e fruitori del servizio di metropolitana.

L’idea, girata sul forum del coordinamento Di Traffico Si Muore, è stata accolta con entusiasmo. In fondo festeggiare è sempre una bella cosa, mette di buonumore e l’idea di coinvolgere anche i non ciclisti aveva la finalità di far comprendere che questo successo era di tutti, non la vittoria di un gruppo di utenti a danno di altri.

La cosa è pian piano montata, abbiamo avvisato i nostri contatti nelle redazioni che ci hanno visto la possibilità di “creare una notizia“, finché a pochi giorni, o meglio poche ore dall’evento, schedulato per l’ora di entrata in servizio del nuovo orario (le 20.00 di martedì) abbiamo appreso che anche l’assessore Aurigemma era intenzionato a partecipare ai nostri festeggiamenti, e che avrebbe coinvolto (forse!) anche il sindaco Alemanno.

Martedì è stato un giorno di pioggia battente, nonostante questo verso le sette di sera mi sono avviato con la fida pieghevole ed una bottiglia di spumante nella borsa alla volta della stazione di Colosseo. Pian piano, nonostante la pioggia non accennasse a diminuire, un po’ di amici ciclisti hanno cominciato a radunarsi all’interno della stazione, dove bici, pieghevoli e non, di vari modelli hanno cominciato ad accumularsi.

Alle 20.00 è partito il primo brindisi, con qualche scatto di flash nostro e di una giornalista, questa è una foto del momento (grazie a Federico Occhionero).

A questo punto Paolo ci avvisa che dobbiamo andare a prendere l’assessore e il sindaco sotto il Campidoglio perché “hanno insistito per esserci anche loro. Dobbiamo procurargli un paio di biciclette così pedaleranno con noi da via di San Pietro in Carcere fin qui“. Stupore, perplessità, guardiamo fuori e sta ancora piovendo.

Detto fatto ci organizziamo e in un gruppetto di sette o otto persone ci avviamo pedalando sotto la pioggia fino al luogo dell’appuntamento distante poche centinaia di metri. Poi aspettiamo lì, per una manciata di minuti, sotto una pioggia non fortissima ma comunque fastidiosa, domandandoci se non ci staranno per caso prendendo per i fondelli, o non ci sia stato un fraintendimento.

Alla fine Aurigemma ed Alemanno escono fuori, gli molliamo un paio di bici (una bianca a collo di cigno per il sindaco ed una pieghevole per l’assessore) e ripercorriamo all’indietro con loro la strada fino al Colosseo, illuminata dai lampioni, sempre sotto la pioggia che non accenna a voler smettere.

Io sono totalmente incredulo, sospeso in una di quelle situazioni surreali che non di rado la bicicletta riesce a regalarmi. Ancora non mi capacito del fatto che un sindaco ed un assessore (oltretutto di centrodestra) siano li con me a condividere divertimento e disagi dell’andare in bici sotto la pioggia, di notte.

Saliamo sul marciapiedi che costeggia i Fori Imperiali e la sensazione di irrealtà aumenta. Avrò percorso decine di volte in bici questo marciapiedi, lo stesso marciapiedi che avrebbe salvato la vita ad Eva se l’avesse scelto invece di stare sulla sede stradale a farsi investire. Il marciapiedi al cui lato è legato un telaio bianco in sua memoria.

Un marciapiedi su cui, a norma di legge, è vietato andare in bicicletta, come su tutti i marciapiedi. Colgo Aurigemma suggerire al sindaco: “qui il marciapiedi è largo, ci si potrebbe ricavare una corsia per le biciclette…” E’ la pista che avevamo chiesto in ricordo di Eva, più di un anno fa.

Allungo e mi porto avanti per segnalare i passaggi degli scivoli per disabili che rendono questo marciapiedi comodamente fruibile anche in bici (a patto di non correre troppo, pena mettere a rischio i numerosissimi e distratti turisti, ma sotto la pioggia non c’è quasi nessuno). Poi rallento e vengo affiancato a sinistra dall’assessore e a destra dal sindaco.

Aurigemma indica la mia Brompton e fa: “A’ Gianni, guarda ‘sta bici. Costa milleccinquecento euro!” Mi viene da ridere. Ho “bucato” il loro immaginario. Non sono più lo stereotipo del “ciclista per necessità” che pedala perché non può permettersi l’automobile (cosa che pensa probabilmente il 99% degli italiani). Del mio aggiungo: “Questo modello di bici a Londra è ormai un oggetto trendy. I manager della City ci vanno in ufficio“.

Arriviamo ed il sindaco è assalito dalla sparuta pattuglia di giornalisti, rilasciando dichiarazioni ottimistiche ed entusiaste, e grandi proclami. Vedremo nelle prossime settimane quante di queste aperture frutteranno risultati concreti. Tiro fuori l’ultima bottiglia di spumante e la stappiamo di fronte ai fotografi.

Ecco qui il messaggio che volevo mandare: i ciclisti sono contenti perché le loro istanze sono state riconosciute. Qualcosa di cui rallegrarsi e che sarà utile per tutti: per chi potrà usare la bicicletta per spostarsi utilizzando anche i mezzi pubblici e per chi, fuori, avrà meno automobili ad intasare le strade ed appestare l’aria.

Lascio il sindaco alle sue interviste, saluto gli amici ciclisti, timbro il biglietto e mi avvio a prendere il treno che mi riporterà a casa. L’indomani ci saranno inevitabilmente polemiche, prese di posizione, distinguo, critiche, accuse di “connivenza col nemico“.

Pazienza. Nessun risultato è gratis, e se questo è il prezzo da pagare non è poi così alto. Intaschiamo un primo piccolo successo e guardiamo avanti, ché la strada da fare è ancora molto, molto lunga.

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6 thoughts on “Strange days

  1. Proprio perchè non siamo sempre in sintonia (eufemismo ) quando leggo qualcosa che condivido non posso fare a meno di dirti BRAVO!

    marco

  2. Caro Marco! Bellissimo! Sotto la pioggia, la notte, vicino al Colosseo, con il sindaco! La prossima volta a Roma, in maggio, proverò la novità, bici in metro il sabato, per cui avete lavorato molto; grazie. Tanti saluti Manfred.  

  3. Mi sono divertita a leggere questo resoconto e immagino che sia stata davvera una situazione strana.
    Speriamo bene e grazie ancora per l'impegno.
    Anna Maria

  4. Che vuoi che ti dica;
    "sbaglia chi fa"
    Molto spesso mi fermo a pensare, in Italia chi sa fa, chi non sa parla, spesso sparla e tira badilate di merda addosso a chi fa.
    M!!!

  5. A Londra, Cameron e compagnia bella andavano SEMPRE al lavoro in metrò (dico andavano perchè dopo il casino delle tasse universitarie hanno smesso per paura di linciaggi).

    Dovrebbe essere normale, e non per populismo o per fare quello che sta vicino alla gggente, ma perchè è evidente che non puoi fare scelte giuste se non vedi con i tuoi occhi. Chi va sempre in giro in auto blu difficilmente si accorge delle buche sul marciapiede, no?
    E poi camminare (o andare in bici) è anche gratis.

    Yod

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