Maledetti anni '80

Oggi il post di TIC “Non si esce vivi dagli anni ’80” mi ha toccato un nervo scoperto, tant’è che gli ho scritto uno dei miei commenti più sofferti ed ispirati:

Stasera ero particolarmente giù e pensavo che in fondo gli anni ’80 non sono mai passati, questo paese è ancora lì, immobile, congelato, fossilizzato. Come il protagonista di “Alice nelle città” di Wenders mi sono guardato intorno ed ho pensato che in tutto questo tempo è come se io fossi rimasto immobile, e tutto il mondo si fosse spostato intorno a me… ma senza andare da nessuna parte. Siamo ancora lì, coi Duran Duran, Michael Jackson, Springsteen, solo più vecchi, più stanchi, più disperati. E’ tale la voglia di veder finire questo mondo immobile che accetterei anche soluzioni distruttive… (ammesso che possano essercene di altre). Dev’esserci una vita fuori da questa cappa soffocante…

La “cappa soffocante” a cui alludevo nell’ultima frase descrive lo scenario politico attuale: un vecchio satrapo con deliri di onnipotenza che tiene asservita a sé metà del paese controllandone i pensieri per mezzo di stampa e televisione, che ha stravolto le regole democratiche alleandosi con ex fascisti e forze altrettanto eversive (la Lega Nord, col suo progetto di dividere in due il paese), che ha plasmato l’immaginario collettivo su canoni da avanspettacolo.

L’origine di tutto è lì, nei maledetti anni ’80, nella liberalizzazione dell’offerta televisiva che ha dato una valvola di sfogo, onanista e solitario, alle tensioni prodotte dall’urbanizzazione forzata avvenuta a cavallo degli anni ’50 e ’60, ed esplosa in varie forme, tra le quali il terrorismo, negli anni ’70.

Strappati dai paesi d’origine ed inurbati a forza in periferie fredde e disumanizzanti, trionfanti di cemento e prive di spazi di socializzazione, i nostri genitori non sono stati in grado di realizzare un equilibrio nella sfera affettiva extrafamiliare. Inscatolati in appartamenti incomunicanti, con rade amicizie sparpagliate a distanze ingestibili, l’isolamento ha prodotto un disagio sociale esplosivo che solo la televisione ha potuto stemperare.

Questa è stata la tv negli anni ’80, un gigantesco ipnotizzatore collettivo che ci ha fatto vivere vite fittizie fatte di lustrini e paillette, uomini spiritosi e donne scosciate, canzonette ed allegria forzata, americanate e cattivo gusto. Quella stessa televisione, quello stesso paese, si sono trascinati fino ai giorni nostri, incollati l’uno all’altro in un abbraccio mortale.

Avevo vent’anni negli anni ’80, in questo decennio ne compirò cinquanta, l’Italia è rimasta immobile, invecchiando e mostrificandosi. Come in una catastrofe al rallentatore abbiamo saputo solo accumulare: automobili, case, suppellettili, abiti, fino alla totale saturazione di ogni spazio vivibile.

La paralisi mentale ed estetica è diventata sociale, culturale, politica, e continua ad impantanarci e strangolarci in un eterno presente, incapaci ormai di immaginare, o financo desiderare, un qualsivoglia futuro. Ma se non sapremo trovare il futuro… sarà il futuro a trovare noi. Ed il risveglio sarà traumatico.

12 thoughts on “Maledetti anni '80

  1. Ciao, mi piace la tua analisi pero' io sarei piu' ottimista, è vero che va tutto a rotoli (ma ogni epoca ha avuto i suoi periodi "decadenti") ma se siamo nati adesso un motivo ci deve essere, secondo me bisogna sfruttare quello che abbiamo, il mondo in cui ci troviamo per effettuare un percorso di crescita personale e spirituale (anzi lo DOBBIAMO fare se non vogliamo essere travolti e schiacciati dal contesto negativo, imbarbarito e decadente in cui ci troviamo) quindi io ci vedo una possibilità, uno stimolo, un segno per …darci una mossa e crescere (dentro).
    In bocca al lupo!

    Martina

  2. Le analisi devono essere obiettive e spietate, altrimenti è solo un indorarci la pillola.
    E continuare a combattere, a testa bassa, si deve pure. Ma senza raccontarsi favolette.
    Il nemico, la situazione, vanno guardati negli occhi, accettati per quello che sono.
    La speranza che questo sfascio sia ormai al suo stadio terminale rimane, ma non possiamo illuderci che la ricostruzione sarà una passeggiata.
    Quanto all'idea di arrendersi, per quanto fosco possa apparire il quadro politico sociale, io la vedo così. Spero che le mie parole non siano tuttavia troppo disperanti per gli altri.

  3. Pasolini già nel '73 avvertiva tutta la portata dirompente (in negativo) della "rivoluzione delle infrastrutture" e di quella delle "comunicazioni": soprattutto aveva visto prima di tutti gli altri la catastrofe antropologica prodotta sul popolo italiano dalla televisione, in quanto arma distruttiva nelle mani del potere  neo-fascista.
    Qui c'è l'articolo, magari lo conosci già, sennò vale la pena dargli un'occhiata, secondo me ti scatena altre considerazioni e altri post (-:

  4. Ti confesso che rileggendo quello che avevo scritto prima di pubblicarlo mi è tornato in mente proprio Pasolini, di cui colpevolmente confesso aver letto troppo poco. E l'articolo che mi hai linkato in parte me lo conferma. "In parte" perché la sua visione è di gran lunga più articolata della mia, e gli va tributata tutta la grandezza di aver colto "in nuce" un fenomeno che ancora non si era completamente dispiegato. Io mi limito a leggere il presente, lui guardava nel futuro. Purtroppo pur avendo gli strumenti concettuali ed i mezzi intellettuali per inquadrare una simile deriva epocale, non ne aveva per opporsi e fronteggiarla.

    Non so quando sia diventato chiaro che controllare la televisione avrebbe significato condizionare le reazioni politiche dell'intero paese. Craxi ci era già arrivato, non a caso legiferò per salvare l'impero televisivo berlusconiano. A Berlusconi va riconosciuta la diabolica grandezza di aver innescato un meccanismo che gli ha messo in mano un intero paese, economicamente e politicamente. Di fatto ha trasformato la fruizione televisiva in un gigantesco esperimento di Olds, lasciandoci a compulsare televisivamente i centri del piacere fino allo sfinimento.

    Ma se devo fare un'ultimo collegamento letterario penso che siamo nelle pagine finali del Pinocchio di Collodi. Siamo saliti sulla carrozza (Mediaset) per il paese dei Balocchi e ci siamo "baloccati" per decenni, diventando via via più asini. Ora ci attende la balena, la crisi globale che ci inghiottirà a breve, e la speranza è che dopo aver ragionato sulle nostre disgrazie ne usciremo fuori finalmente come esseri umani, anziché burattini. Ma è solo una speranza, e non so quanto fondata.

  5. Ciao Marco! La tua analisi è precisa e geniale. C'erano i valori umani, ma non hanno bastato. L'essere determina la coscienza (Das Sein bestimmt das Bewusstsein). Adesso capisco il ruolo fondamentale della televisione, che non per caso ha portato Berlusconi al potere. E oggi, qualcosa diverso? Sì, la televisione è meglio e viene assistita da tanti gli altri divertimenti big. C'è molto da fare e comprare. Loro sono sempre un passo avanti all'uomo, e l'uomo corre e trova mai che gli viene promesso. Ciao Manfred.   

  6. E il conduttore del carro?…

     

    Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d’un gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa.

     

    Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi.

    (ce l'avevo in bozze, pipistrello)

  7. @ Manfred
    Siamo come quelle popolazioni africane con le quali l'uomo bianco scambiava perline di vetro colorate in cambio di oro ed argento.

    @ Silvia
    Ti ho anticipato?
    Poco male, cita il mio post e sviluppa ulteriormente il ragionamento…

    Pensa che mi era venuta l'idea di tracciare dei paralleli tra l'opera di Collodi e gli ultimi 150 di questo paese… le possibilità sono sconfinate!

  8. Io non so cosa ne pensi, ma anche gli anni '70 in Italia non siano stati un periodo del quale vantarsi.

    Gli anni 80 si capiscono proprio per questo. Siamo scampati alle follie dove destra e sinistra che si combattevano per le strade, e la gente ha voluto -anche giustamente- alleggerirsi e divertirsi.

    Il problema è che da noi non abbiamo un nerbo di persone che mirano alla libertà e che tengano alla cultura e al sapere come faro che illumina, e sappiano dire stop prima che la leggerezza diventi idiozia.

    Intellettuali fascisti, comunisti e cattolici, tutti fanno parte di grandi squadre di persone aggiogate alle loro ideologie. Non in grado di produrre veri anticorpi, e tutti entusiasti delle guerre tra fazioni e ansiosi di parteciparvi.

    Per questo una televisione mefitica può permettersi di propalare incultura e degrado e non si riesce a fermarla.

  9. non mi hai anticipata,
    era solo una coincidenza, d'altra parte le mie bozze assomigliano a un magazzino prima dell'inventario, o a una discarica incontrollata.
    sì, il pinocchio di collodi  offre tanti spunti,  -ricordi Bennato?- è veramente un bel libro e anche attuale.
    Quando pinocchio va a denunciare di essere stato derubato, viene dichiarato colpevole e imprigionato.
    Non ti ricorda ciò che capita a Saviano, che viene colpevolizzato perchè sputtana l'Italia? E non è forse una prigione, la sua vita da scortato?
    Non che voglia paragonarmi a saviano, ma qualche anno fa andai in caserma a fare denuncia dopo che mi avevano scassinato la macchina per derubarmi le casse e la borsa "nascosta" nel baule. 
    il carabiniere mi disse che non poteva rilasciarmi niente, dovevo rivolgermi alla caserma della mia zona di residenza, e poi mi disse che NON POTEVO TORNARE A CASA  GUIDANDO LA MIA AUTO, perchè se capitavo in un controllo sarei stata passibile di multa, non potendo mostrare la patente.
    "STA SCHERZANDO, VERO?"
    No, non scherzava. I pubblici ufficiali non possono scherzare nell'esercizio delle loro funzioni.
    Esterefatta, mi voltai verso la collega che mi aveva gentilmente accompagnata e le dissi: MI PORTERANNO IN GATTABUIA COME PINOCCHIO!

  10. @ Lug
    Negli anni '70 ero ancora un bambino, non li ricordo come un periodo entusiasmante. Però erano anni in cui le persone, in forme anche eccessive, avevano un'idea di futuro ed erano disposte a lottare. Erano anni che avrebbero potuto produrre un cambiamento, che però fu soffocato nel sangue e nel terrore.

    Gli anni '80 segnarono un'inversione di tendenza, come si diceva allora un "riflusso", un ritirarsi nel privato, nell'egocentrismo, nell'edonismo. E' vero che siamo stati meglio, nell'immediato (ed è il motivo per cui molti li ricordano con nostalgia), ma vi sono state gettate le basi per un ventennio (fin qui) di totale apatia e declino, etico e morale.

    @ Silvia
    Burattino senza fili di Bennato te lo potrei ricantare a memoria. Ci sono cresciuto.
    Quanto alla condizione di Saviano è un po' quella di tutti noi. In teoria viviamo in una società dove vige la libertà di parola e di pensiero, in pratica se la usi davvero rischi che qualche potentato economico ti trascini in una causa milionaria che ti porta via, se pure a distanza di anni la vinci, la serenità e la leggerezza.

    Quant al fatto che non puoi guidare senza patente neppure per andare a sporgere denuncia che te l'hanno rubata è una di quelle plateali idiozie del nostro apparato legislativo. Ma in fondo è così che è nata l'arte di arrangiarsi di noi italiani: a forza di dover inventare soluzioni a situazioni insensate determinate dal fatto che siamo incapaci di autoregolarci, sia a livello personale che collettivo. E' una cultura che produce anche cose straordinarie, ma ci impedisce di vivere tranquilli.

  11. Molto di vero c'è nella tua analisi sugli anni 'Ottanta ed i prodromi del disagio sociale che ne scaturì. La liberalizzazione televisiva, che ha purtoppo coinciso con l'ascesa del "berlusconismo", non è il solo male che ha caratterizzato il decennio. Invero gli 'Ottanta sono stati gli anni del disperato recupero dell'ottimismo perso dopo i 'Sessanta, in un economia basata puramente sulla finanza rampante, sulla crescita del debito pubblico, su una maggiore disponibilità di soldi da spendere, lasciando numerosi problemi insoluti. La gente vestiva Valentino e girava in Volvo su strade, con scuole e servizi ancora del Dopoguerra. Il culto dell'immagine era al parossismo a scapito della socialità. L'ambizione superava l'istanza di crescere. Lasciamo poi le ns esperienze personali con conoscenze comuni… Detesto gli 'Ottanta. Le sole cose buone sono state i viaggi e l'informatizzazione. Tutto il resto è noia

  12. @ Anonimo (Roberto?)
    Sono d'accordo pressoché su tutto, tranne che sulle strade.
    Lo sviluppo ipertrofico e mostrificante della rete stradale italiana è dovuto alla sudditanza economica alla Fiat e culturale al "modello automobile" imposto dagli USA. Abbiamo avuto l'occasione di ripensare la struttura funzionale delle città, dei trasporti, del modo di vivere, e l'abbiamo semplicemente buttata nel cesso in cambio di un po' di sgommate e "perline colorate".
    Se c'è una cosa che rivorrei indietro dagli anni '80 sono proprio le strade. Purtroppo l'orrore e l'assurdità dei megasvincoli ad otto corsie si percepiscono solo percorrendoli in bicicletta, l'alienazione dal mondo prodotta dall'abitacolo dell'automobile è un anestetico troppo potente.
    Un giorno saremo costretti a tornare coi piedi per terra, e ci renderemo conto troppo tardi dei disastri che abbiamo prodotto…

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