Il bisogno di fantastico

Come ormai d'abitudine un paio di volte l'anno la collana "Millemondi" di Urania pubblica raccolte scelte di racconti. Questa volta è toccato alla narrativa europea, ed il volume fresco di stampa è entrato di prepotenza nella mia valigia per Istanbul. La qualità dei racconti è sicuramente buona, anche se in prevalenza gli autori lavorano ad una rimasticazione di temi già noti.

Verso la fine ci si imbatte nel racconto "Tra le righe" dello spagnolo José Antonio Cotrina, che sconfina nei territori del fantasy aprendomi gli occhi su un po' di questioni, che fin qui erano rimaste avvolte nella nebbia, attinenti al rapporto tra fantascienza e cultura pop sul quale già in passato ho avuto modo di arrovellarmi.

Raccontato in poche righe (e con ciò dovendo rinunciare all'effetto sorpresa ed a numerosi colpi di scena) il racconto narra di uno studente che entra nell'ufficio sbagliato e si trova iscritto ad un improbabile corso di "tecniche di lettura avanzata", progredendo nel quale scopre di essere in grado, dote estremamente rara, di riuscire a leggere stratificazioni diverse di realtà.

Apprende così che esistono libri scritti tra le righe di altri libri, e realtà che esistono "tra le righe" della realtà, che esistono porte invisibili che conducono a stanze che non appartengono al mondo che conosciamo, strade che conducono a città non segnate sulle mappe ed altro ancora.

Da non appassionato del genere fantasy sono rimasto abbastanza colpito da quest'idea di un Universo che si disvela molto più complesso ed articolato di quanto possa apparire ad un primo sguardo distratto, e devo ammettere di aver nuovamente sperimentato quel meccanismo di speculazione "…e se fosse possibile?" che mi rimanda ai miei inizi di lettore di narrativa fantascientifica.

Ruminandoci un po' su mi sono però reso conto trattarsi di un'idea già diffusa e collaudata, presente sia in Harry Potter che in Hellboy, tanto per citare due esempi di fantasy contemporanea di grande successo: la realtà magica coesistente con quella tecnologica ma impercettibile ai più.

Rispetto a questi kolossal più articolati e strutturati la molla emotiva, nel racconto breve, è risultata più evidente: il nucleo del racconto non erano avventure incredibili, delle quali poteva essere al più la premessa, ma la "fame di fantastico" in sé, il bisogno di magico come aspirazione fondamentale dell'animo umano.

Questo mi ha dato una prospettiva totalmente diversa sull'evoluzione dell'immaginario fantascientifico dall'ottocento ai giorni nostri, stravolgendone integralmente l'interpretazione. Non più un percorso a sé stante veicolato dalle scoperte scientifiche bensì una ramificazione dell'immaginario preesistente che col tempo è riconfluita nel corso principale.

L'umanità ha di fatto convissuto con un immaginario di tipo magico/fantastico fin dall'alba dei tempi: divinità, mostri, fenomeni naturali inspiegabili hanno alimentato la fantasia di innumerevoli generazioni, evolvendo in miti e leggende. Un unico filo conduttore che va da Gilgamesh a Spiderman passando per demoni, maghi, semidei, mostri, draghi, streghe, incantesimi, filtri, formule chimiche, robots, invasori extraterrestri.

Ricostruirne il percorso è un lavoro che travalica di diversi ordini di grandezza le intenzioni del post, qui mi preme identificare due punti di svolta del pensiero magico. Il primo si è avuto con l'avvento del cristianesimo e delle religioni monoteiste in generale, che hanno fatto piazza pulita del proliferare di divinità maggiori e minori (…in parte sostituendole con i miracoli dei santi).

Questo processo ha incanalato l'immaginario fantastico in un dualismo bene/male quali incarnazioni rispettivamente del divino e dell'avversario (Satana). Incarnazioni fantastiche e miracolistiche anch'esse: demoni, draghi, streghe, armi magiche (Excalibur) ed altro ancora. Rispetto al mondo antico l'immaginario fantastico perde le connotazioni più evidentemente legate al sesso e si concentra sulla paura, sui demoni, sulle anime perdute, gettando le basi per le "storie di fantasmi" e l'incarnazione letteraria nel genere "horror".

Il secondo grosso impatto si ha dal settecento in poi, col fiorire del pensiero scientifico, dell'illuminismo, passando per l'avvento della meccanizzazione, l'era atomica, la rivoluzione informatica ed approdando ai giorni nostri. La capacità della scienza di analizzare la realtà e venirne a capo ha di fatto "tagliato le gambe" al pensiero magico, dimostrandone la palese infondatezza.

Poteva essere questo sufficiente a dirottare la specie umana su nuovi binari di comprensione ed accettazione della realtà? Evidentemente no. Il pensiero magico si è limitato ad indossare i panni della verosimiglianza scientifica, stiracchiandoli spesso e volentieri ben oltre la loro reale portata.

Ha quindi plasmato una nuova serie di personaggi con poteri semidivini (i supereroi), di esseri infinitamente saggi e quasi onnipotenti (le civiltà extraterrestri più evolute della nostra), di mostri prodotti dall'uomo nel suo pasticciare con leggi di natura semisconosciute e solcando con le navi esplorative non più gli oceani, ormai interamente noti e mappati, ma lo spazio interstellare.

La fantascienza non è quindi un genere a sé, come avevo sempre pensato, nato in risposta agli input delle scoperte scientifiche e rappresentazione del desiderio dell'uomo di conoscenza, ma solo l'adattamento dell'esigenza di fantastico alle contingenze culturali e temporali.

Ed oggi che la scienza sta progressivamente stringendo i lacci della fantasia ecco che la fantascienza evolve fondendosi alle narrazioni "mainstream" ed incarnando l'esigenza di magico e di fantastico che il troppo prevedibile mondo odierno ci nega.

Segnalo a questo riguardo il film "Time traveler's wife", dove le tematiche fantascientifiche (ma potrebbero essere "magiche" data la sostanziale non spiegazione in chiave scientifica delle stesse) sono del tutto strumentali allo sviluppo della storia emotiva dei protagonisti, fulcro centrale della vicenda.

Ed è forse questo il motivo principale dell'attuale rinascita d'interesse per narrazioni di tipo magico/fantastico, dalla saga di Harry Potter ai vampiri e lupi mannari adolescenti di Twilight passando per la riscoperta di Tolkien. Gli orizzonti immaginativi che la scienza è parsa aprire nel secolo scorso si vanno progressivamente chiudendo, ma il bisogno di fantastico è componente strutturale dei nostri schemi mentali e non può essere ignorato.

Detto così sembra quasi ovvio e banale ma mi ci sono voluti trent'anni per giungere a questa comprensione. Avessi letto più psicanalisi e meno fantascienza forse ci sarei arrivato prima.

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6 thoughts on “Il bisogno di fantastico

  1. Da parti di Alina:

    Io penso che sia stata Istanbul a farti questo effetto 🙂 – la scivolata verso il fantasy. Il genere non mi ha mai attirato, era una cosa troppo astratta, assurda, favole per i bambini, ma leggendo il tuo articolo mi è passato per la mente che forse la mia è una visione riduttiva. “Fame di fantastico” è un' espressione super e sono d'accordissimo con te riguardo al cristianesimo. Cosa ha dato alla letteratura terrestre se non 2 o 3 storie di miracoli, mentre la maggior parte delle religioni politeiste si sono sbizzarrite in un numero infinito, da scenari e personaggi più improbabili? Spesso mi capita di rimanere delusa della scarsità di idee di autori di fantascienza (non è presunzione ma solamente quando prendo in mano un libro di questo genere mi aspetto di essere proiettata verso nuovi orizzonti e girare per luoghi già visti non è tanto interessante), e dal tuo articolo ho capito perché gli succede.

    Comunque spero che il futuro non ci riserva solamente opere fantasy o combinazione di fantasy e fantascienza, ma un livello più avanzato di fantascienza. Magari gli autori si formeranno attraverso una psicanalisi inspirata alle filosofie e religioni orientali?:)

    In attesa di altri indizi sulla letteratura di qualità auguro al Mamiferobipiede ( purtroppo in ritardo) “LUNGA VITA E PROSPERITA'”!

    Ali

  2. Ciao Alina (è sempre curioso scoprire chi mi legge…)
    Il problema delle "nuove idee" è quello già evidenziato nel link inserito nel testo all'altro post ("La fantascienza non esiste"): mentre negli "anni d'oro" (1920-1940) tutto sembrava ancora possibile, nei decenni successivi i limiti del possibile si sono progressivamente ristretti. A leggerli adesso quei testi appaiono ingenui. le storie sono zeppe di "scienziati dilettanti" che nella cantina di casa pasticciano con magneti e circuiti elettrici ed inventano l'antigravità, il "raggio disintegratore", la telepatia, la propulsione iperluce… sono idee che oggi appaiono ridicole, ma all'epoca funzionavano. Da quegli anni la scienza ha fatto molti passi avanti, ed oggi è chiaro che non si può "ridar vita" ai morti (Frankenstein, zombies, vampiri), non esiste modo di rendere la muscolatura umana più efficiente del 100% o più (tutti i supereroi forzuti), non si può viaggiare nel tempo a piacimento, non si può superare la velocità della luce e via dicendo. Nel corso degli anni i "non si può" sono cresciuti ad un ritmo molto sostenuto, mente i "si può" sono andati scemando. E' evidente che una narrativa "pop" basata su questi presupposti non poteva che entrare in difficoltà.

  3. Caro Marco! La letteratura non deve occuparsi del "non si può". È chiaro che la storia in se deve essere giusta, logica, coerente. Io capisco che per fare un buon libro fantascienza ci vuole molto sapere fisico e biologico. Prenda questo sapere e … via! Inventare e combinare. Forse il successo della fantascienza fra 1920 e 1940 ha anche da fare con la curiosità d quel periodo, nelle quale c'erano molto cambiamenti radicali in musica, architettura, pittura e tecnica. La guerra purtroppo fermava tutto per altri vent'anni. Tanti saluti Manfred.

  4. Manfred, quello che cercavo di dire è che "tutto questo sapere" vincola la fantasia degli scrittori.
    Animali giganti (Godzilla, King Kong)? La biologia ci dice che non possono esistere.
    Esseri umani miniaturizzati ("Viaggio allucinante", "Tre millimetri al giorno")? Stesso discorso.
    Viaggi interstellari su scale di tempo umane (con annessa esplorazione di mondi alieni, guerre stellari e simili…)? Le vieta la relatività.
    Cinquant'anni fa bastava qualche parolone altisonante (che so… "Propulsione Winkelbosch", per dire) e via a fantasticare sugli indomiti esploratori del Cosmo…
    Ma questa non è "fantascienza", è fantasy pseudoscientifica, oggi.
    E ad essere cambiata non è tanto la fantascienza, quanto la scienza. I margini all'immaginazione non ci sono più. I "no" sono ormai molti più dei "sì".
    E la gente con tutti questi "no" fatica a sognare mondi possibili diversi dall'attuale, e si rifugia nella fantasia tout-court.

  5. Il non si può nella letteratura fantasy o fantascientifica non esiste, il problema è che ai nostri giorni sono pochi gli autori in grado di portare un pensiero all’estremo riuscendo a trovare il modo di giustificare l’apparente l’ingiustificabile.

    • Puoi introdurre tutte le “impossibilità” che vuoi, ma ne deve uscire una storia comunque credibile, il cui valore vada al di là della mera spettacolarità.

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