Ragionare del nulla


Giovedì scorso ho partecipato alla presentazione del lavoro di monitoraggio delle piste ciclabili romane condotto da Agenzia Roma e Ciclomobilisti. All'atto pratico i Ciclomobilisti hanno fatto il lavoro "sul campo" ed Agenzia Roma ha elaborato i dati.

Il risultato potete leggerlo nel PDF diffuso in rete. Dal mio punto di vista è un lavoro che getta le basi per la valutazione delle realizzazioni future e stabilisce dei criteri oggettivi di comprensione, anche a priori, sulla funzionalità delle realizzazioni comunali sulla ciclabilità.

Ma un lavoro che non si conclude con questa presentazione, proseguendo sul neonato sito Ciclomobilisti.it e sul relativo Forum di discussione, nei quali ci si ripropone di aggiornare, quasi in tempo reale, l'evoluzione dello stato delle infrastrutture della ciclabilità romana.

Alla presentazione hanno fatto seguito diversi interventi. Il coordinamento Di Traffico Si Muore, per voce di Paolo Bellino, ha proposto il superamento del paradigma "piste ciclabili" come unico possibile intervento, dati i tempi lunghi ed i costi non sempre giustificati, e proponendo invece politiche di riduzione della velocità di punta dei veicoli privati, già ora fuori dai termini di legge.

Il mio intervento ha invece cercato di contestualizzare il senso del contendere, andando ad inquadrare le cifre fornite in un discorso più complessivo. Più o meno ho affermato quanto segue.

"…A pagina 18 del documento si afferma che l'estensione delle piste ciclabili è passata dai 30km del 2000 ai 115km attuali, un valore "quadruplicato". Ora, da ciclista, cercherò di spiegarvi perché per me questa "quadruplicazione" è di fatto consistita nel passare dal "nulla" al "quasi nulla".

115km per una città di tre milioni di abitanti, in soldoni, significano meno di 4 centimetri di percorsi ciclabili a testa. Ora possiamo anche andare ad analizzare se questi quattro centimetri siano stati fatti bene, o male (e spesso sono fatti male), ma è la sproporzione che colpisce se pensiamo a quanto dello spazio cittadino è riservato alla movimentazione delle automobili ed alla loro sosta.

Uno spazio che, a detta di tutti i ciclisti, è pericoloso ed infruibile ai più, e solo i più coraggiosi ed incoscienti si azzardano a percorrerlo quotidianamente. Quello che manca a questo studio è un confronto con le altre capitali europee, Parigi, Londra, Berlino, Vienna, per comprendere quale sia ritenuto uno standard accettabile, di livello europeo, di infrastrutture e spazi per la ciclabilità.

Sicuramente più dei ridicoli quattro centimetri a testa di percorsi ciclabili di cui disponiamo qui. Per cui, tornando alla mia tesi iniziale, è di questo che stiamo ragionando qui stasera: del nulla"

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15 thoughts on “Ragionare del nulla

  1. vorrei che si capisse che non si tratta di "piste ciclabili sì/no".
    noi, se davvero siamo una figura moderna come ciclisti urbani, abbiamo il dovere di superare i concetti precotti.
    sarei contento di avere piste ciclabili ovunque. so però, per averlo capito dopo anni di vita, che in questo luogo ogni pulsione alla costruizione di "cose" non è diretta al bene comune, ma a quello particolare di chi costruisce seguendo il sentiero dell'appalto da stazione appaltante pubblica.
    ciò è male.
    costruire per il bene comune è bene.
    se ciò non accade, chi sa andare oltre al presente e ha anche il vantaggio di "copiare" da altri più bravi, deve dirlo: ciclabilità non equivale a piste ciclabili, quello è un mantra maledetto, tanto quanto i 7 colli di roma o il sudore o la fatica.
    noi moderni abbiamo il dovere di dire ai nostri antenati ancora presenti che c'è un modo teoricamente semplice di rendere ciclabile una città: cambiare la testa dei suoi abitanti.
    so che é un compito impervio come niente nella vita lo è: ma non si può fare a meno, per amore di logica e verità, di dirlo e lottare perché ciò avvenga, o almeno venga detto e quindi percepito,
    ci metteremo anni, ma la strada è quella.
    e, detto per inciso, la strada la pago anche io, ma non la consumo. a maggior ragione pretendo di andarci.

    rotafixa

  2. Dibattere con onestà e capacità e conoscenza alla ricerca della soluzione più giusta e condivisibile è il miglior modo di affrontare temi e avviarli ad un futuro buon governo.

    Capisco che l'insofferenza delle trasversali maggioranze adoratrici di feticcio contro il "diverso" abbia creato l'alibi e la retorica della pista ciclabile come ghetto dove maledire e pretendere di confinare  i rallentanti ciclisti . Nello stesso tempo, parallelamente,  hanno dato spunto alla solita misera  politica furbastra per qualche goloso appalto per gli amici ex picchiatori riciclati o parenti dirigenti o, peggio, per alzare ( e lavarsi) le mani vista l'impossibilità di adeguare la rete stradale  a causa della "nota grisi egonomiga (SignoraMia)" .

    Ma questo non deve farci indignare e rifiutare l'importante contributo che la realizzazione di ciclabili ben fatte e utili comunque hanno sempre portato allo sviluppo concreto e sicuro della ciclabilità urbana in TUTTO IL MONDO .

    Certo, appunto, un contributo, non la panacea, un tassello di un mosaico più vasto che vede nel ripensamento dell'abuso della maghina, in primis la VERA RIDUZIONE DELLA VELOCITA' CRIMINALE, il perno imprescindibile sul quale far ruotare qualsiasi politica credibile.

    La strada appartiene anche a noi e ne rivendichiamo la fruibilità in sicurezza, ma in certe situazioni difficilmente modificabili ben vengano degli itinerari protetti per rassicurare ed ampliare il numero di pedalatori quotidiani, vero sogno di una massa critica che ribalterebbe priorità e stile di vita.

    Come in effetti  codificato nel documento che ci ha visti finalmente meno rissosi e pìù coesi verso un comune obiettivo

    http://www.box.net/shared/1pppjfmrk5

    3- ITINERARI (PISTE) CICLABILIe Ciclo-Pedonali dovunque sia possibile, ma che non si ipotizzino quale ghetto e contentino locale,  bensì capitolo condiviso di politiche ampie e incisive a favore alla bici urbana. Si sfruttino e valorizzino i superstiti spazi liberi, non disdegnando raccordi e semplificazioni con l’inserimento di parchi e marciapiedi larghi e deserti, ma anche con scelte coraggiose mediante piccole ma a volte strategiche strisce di esproprio e soprattutto superando con fermezza il poco dignitoso piagnisteo per la perdita di posti auto. Non è un diritto (privilegio) acquisito, sancito da Dio o dal Re, si può anche parcheggiare a 500 m. con chiari benefici cardio-“circolatori”.

    Non si auspicano percorsi per professionisti della bicicletta ma  per muoversi in concordia e condivisione con pedoni, disabili, genitori con carrozzine, anziani desiderosi di camminare, vere e proprie OASI dell’utenza lenta e quindi con limite di 20 Km/h anche per le bici.
    Si raccordino le (poche) piste esistenti e se ne progettino nuove con programmazione tecnica di alto livello:  ci sono esempi eseguiti magistralmente che hanno riqualificato interi quartieri con documentabile rivalutazione degli immobili.  Soprattutto si blocchi la trasformazione di marciapiedi in parcheggi, si riconvertano altresì sistematicamente ad uso ciclopedonale."

    E, caro Paolo, lo smantellamento della ciclabile Testaccio è per me una grave sconfitta, ancor più grave visti i lugubri canti di vittoria di certa oscena politica.

    http://romapedala.splinder.com/post/23756066/impossibile-fermare-la-storia-inutile-resistere-all-involuzione-della-specie-il-trionfo-del-pipapa

  3. Io trovo che questa tua analisi, contrariamente al solito, sia riduttiva.

    Riduttiva perchè del documento hai preso una piccola parte, e di questa piccola parte che rappresenta una valutazione oggettiva hai tirato fuori un rapporto (e di conseguenza una valutazione) che è valida rispetto alla popolazione, ma non certo rispetto ai ciclisti attuali.

    Il perchè dell'errore (secondo me) lo trovi nella pagina successiva dove c'e' l'indicazione di quante persone NON hanno usato la bici ossia l'81,7 %, ammesso e non concesso che l'altro 18,3 % lo abbia fatto tutti i giorni.

    Certo i progetti si fanno in prospettiva e non solo sull'attuale, ma se non c'e' richiesta pressante, e a parte le firme per la Nomentana non c'e' questa richiesta pressante, le piste non si fanno o si fanno dove non servono.

    Inoltre mettiamoci pure che buona parte di quell'ipotetico 18,3 % se ne frega o addirittura dileggia qualunque iniziativa che porti a soluzioni concrete, non solo riguardo le ciclabili, ma anche solo rispetto ai miglioramenti concreti della viabilità ad esempio:
    1. modificando il codice della strada per rendere tutti gli attraversamenti ciclopedonali e non più solo pedonali;
    2. intermodalità con le ferrovie metropolitane

    L'indagine non era orientata a dire se ci sono più o meno kilometri di piste, ma proprio a "misurare" gli interventi in materia di piste ciclabili non più in km realizzati ma in funzione della fruibilità e sicurezza.
    Per il pregresso questo significa che debbono correre ai ripari ed hanno indicazioni su come farlo.
    Inoltre come ha ben detto Marco Tenghe nel suo intervento questo metodo consentirà di stimare in anticipo il rapporto costi/benefici delle future realizzazioni. Nessuno potrà dire non sapevo oppure non ci avete detto nulla, i tecnici hanno uno strumento concreto per valutare cio' che stanno progettando.
    Mi sembra che sia il delegato Contadini, che la persona di Roma Servizi per la Mobilità ed altri presenti se ne siano resi conto almeno a parole, se non lo metteranno in pratica noi, voi, chiunque potrà inchiodarli alle proprie responsabilità non su supposizioni o su una fotografia ma su dati oggettivi e misurabili.

    Di questo si voleva ragionare e si è ragionato.

    Approfitto per un chiarimento, visto che mi è giunta voce che qualcuno pensa che i ciclomobilisti siano stati retribuiti per questa indagine.
    Tu lo sai, ma è meglio ribadire che i ciclomobilisti (circa 10 persone direttamente più altri che segnalano in modo estemporaneo situazioni sul forum) hanno lavorato gratis, puro volontariato.
    Ricordo anche che altre entità cittadine hanno deciso (legittimamente) di non accettare l'invito iniziale dell'Agenzia ed hanno rifiutato anche il nostro invito a collaborare.

    Marco (bikediablo)

  4. Usiamo l'ospitalità di MammiferoBipede per fare delle belle considerazioni.

    Come insegna la logica fuzzy non c'è solo in bianco e il nero, ma tutta una serie di grigi in mezzo ed ognuno di loro ha la propria validità e valenza  di esistere e perciò di essere rispettato.

    Intento dell'indagline, che è stata svolta in modo del tutto gratuito ed indipendente dai ciclomobilisti, era quello di creare un metodo su cui misurare la 'bontà' di un oggetto per quello che è. Ci si fanno tanti ragionamenti su queste piste ciclabili e ci si fanno anche tante classifiche, quindi è importante oggettivamente avere un valore per ciascuna.

    Dei Km esistenti, se proprio vogliamo spaccare il capelllo in 4, come è stato evidenziato, neanche tutti sono veri perchè ad ogni interruzione per passaggio carrabile, pedonale o attraversamento strano, passaggio vicino a fermate bus o … c'è un'interruzione di pochi metri o di centinaia di metri e come si sa 1+1+1+1+1 all'infinito, fa infinito, quindi togliete un buon 10% al riultato km effettivo. Coglo l'occasione per chiedere aiuto ad amanti della topografia e della geometria per aiutarci a fare le mappe ciclabili e a calcolare i metri veri.

    Della necessità delle piste è bene chiarire che il metodo con qualche aggiustamento, può essere usato per capire se una nuova pista ciclabile in progetto (quindi prima di spendere denari) ha un indice interessante o non serve a nessunoanche se fatta a regola e con i migliori materiali del mondo. Quindi se qualcuno ci regala milioni per fare una pista che ha come indice in prospettiva 0 o quasi forse è meglio declinare il regalo, mentre si cancellano piste che sono molto più importanti da fare.

    Credo che sui numeri ora c'è la possibilità di ragionare tra di noi e con l'amministrazione.
    C'è da ringraziare l'Agenzia per il controllo dei servizi del Comune di Roma, perchè ora ha contribuito a mettere Cittadini e Amministrazione davanti ad un tavolo non tecnico come quelli già falliti, ma su basi concrete e misurabili. Da ora si può vedere se le promesse sono parole o fatti. sia che si costruiscano nuove o si smantellino o si faccia altro.
    Tra le piccole cose vorrei evidenziare che ora il ciclodecalogo che lo scorso anno ho indegnamente aiutato a scrivere e che è nato sulla disgrazia di Eva ora è integrato in un documento ufficiale, dovrebbe essere letto da vari Assessorati e da tanti mass media e dai cittadini.

    chiedevo lo scorso anno un incontro di tutti i ciclisti di buona volontà anche non schierati in associazioni, per fare un programma comune. Bene ora credo che solo per discutere dei numeri si potrebbe fare e potrebbero nascere altri siti, comitati, documenti, etc., ma unitari, facendo tanti compromessi, per avere piccole vittorie non fra 10 anni ma fra 6 mesi.

    Non c'è una sola soluzione, ma ci deve essere consapevolezza.
    Non parliamoci addosso anche noi. Vediamoci assieme a tutti e troviamo come fare le cose. Non aspettiamoci troppo dalla creatività altrui, se un'idea è stata quella che il comune linki il sito fatto da 10 persone con strumenti free, che hanno fatto un lavoro per cui una società di consulenza avrebbe chiesto qualche decina di migliaia di euro solo per il piacere di farlo, senza neanche rimborso spesa per la carta.

    Mi piacerebbe che il Coordinamento Roma ciclabile si allargasse e che organizzasse (o almeno facesse partire il progetto) per una conferenza sulla ciclbilità urbana a Roma. Senza soldi. Senza nomi altisonanti che chiedano compensi, visto che qualcuno già prende pure il 5 per mille o i soldi delle tessere. Chi viene lo deve fare a spese proprie.
    Se agiamo per tempo potremmo chiedere una sala alla provincia o al comune.
    Se si fa per tempo allora sarebbe una bella apertura per il B2W Day di Roma dove tutti quelli che abbiano una bici si sentano stimolati ad usarla per un giorno per andare al lavoro o (se non ce l'hanno) a cercarlo.

    Sepoffà. Assieme senza litigare, accettando le idee di tutti.
    Senza destra o sinistra, senza ecologia o sportività, senza tanti preconcetti e dimenticandoci scontri precedenti.

    ML

  5. @ Rotafixa (alias P. B.)
    Se ho menzionato il tuo intervento è solo per dar conto di un'altra "corrente di pensiero", non voleva essere una nota esaustiva e ti ringrazio della precisazione. Per quanto mi riguarda sto riconsiderando le piste in sede propria, soprattutto per l'utilizzo notturno, in quartieri periferici o su strade prive del limite a 30km/h (limite che dovrebbe essere imposto per via progettuale, e non semplicemente collocato "ex-post" su strade progettate per lo "scorrimento veloce" in assenza di controlli e sanzioni) dove la "corsia disegnata a terra" potrebbe non essere altrettanto efficace quanto sulle vie del centro storico.

    @ Caiofabricius
    L'infrastrutturazione ciclabile dovrà marciare di pari passo con una vera e propria rivoluzione sul piano culturale, altrimenti continueremo coi balletti "un passo avanti ed uno indré" (come, appunto, a Testaccio).

    @ Bikediablo
    Un'analisi esaustiva richiederebbe un intero trattato, è ovvio che in un singolo post si può focalizzare l'attenzione solo su pochi punti chiave, o su uno soltanto. La tua considerazione sul fatto che i ciclisti siano pochi ripropone per l'ennesima volta il problema del cane che si morde la coda: ci sono pochi ciclisti perché mancano le infrastrutture, e di conseguenza le infrastrutture non vengono realizzate perché i ciclisti sono pochi. Anche di fagiani selvatici ce ne sono pochi, certo che se quei pochi li prendiamo a fucilate difficilmente potranno aumentare… coi ciclisti è lo stesso. Sull'utilità futura, in fase progettuale, della vostra analisi ho scritto (in forma breve, ma non "riduttiva") le stesse cose che hai detto tu. Confermo che il lavoro dei Ciclomobilisti non è stato retribuito (anche se, IMHO, avrebbe dovuto esserlo).

    @Tenghe
    Penso che gli indici possano (e debbano) essere migliorati per restituire una maggior comprensibilità all'analisi. I dati numerici emersi dalla ricerca non consentono, IMHO, di desumere quanto una pista si presti ad essere utilizzata. Gli indici delle diverse criticità dovrebbero essere calibrati in modo da poter stabilire quanto risultino disincentivanti per i potenziali fruitori. In base all'analisi si dovrebbe poter affermare per ogni una pista (che al suo optimum potrebbe essere fruita dal 100% delle persone) quale percentuale di utenti accettino di utilizzarla nelle condizioni attuali. Secondo me le cifre estratte dalla vostra ricerca dovrebbero essere elaborate ulteriormente per ottenere dati realmente esplicativi.

    Detto questo l'idea di convocare una specie di "Stati Generali della Ciclabilità" organizzati dal basso era venuta anche a me, ma i pezzi da cucire insieme sono troppi e ci vorrà altro tempo, nel frattempo facciamo girare l'idea.

  6. Integro il post con considerazioni "superficiali".

    "Ho esteso il calcolo alle superfici e la sproporzione è ancora più drammatica. Il comune destina qualcosa come 6mq. a testa o più per il solo parcheggio dell’automobile (che tu ce l’abbia o no è lo stesso, sempre di passa 900 automobili per mille abitanti stiamo ragionando), più le superfici necessarie a farle muovere (strade, che gli abitanti della città ritengono troppo poco sicure per usarle con le bici…). In pratica per l’uso dell’auto la città destina “pro capite” una superficie pari ad un piccolo appartamento, per muoversi a piedi (marciapiedi… vietati alle biciclette) la dimensione di un guardaroba, per muoversi in bici (piste e percorsi ciclabili) la dimensione di una singola mattonella (4cm x 2 metri = 800cmq… l’equivalente di un quadrato di 28x28cm)."

  7. E' più facile fare piste che convincere la gente ad andare a 30 all'ora.

    Mi pare una cosa ovia e scontata in una città dove non si riesce neanche a multare le auto in doppia fila, parcheggiate dove occupano lo spazio delle posiibili corsie stradali per ciclisti. 

    Quindi dobbiamo prima lottare per recuperare la seconda fila.

    Il Marziano

    PS.: ma piuttosto, dov'è finito il tavolo del Contadini?

  8. Lug, non mi cominciare anche tu col "benaltrismo"…
    E' evidente che la sosta in doppia fila è responsabile del grosso degli intasamenti quotidiani, ma quella è già illegale e non perseguita… insomma, se non siamo nemmeno in grado di far rispettare le regole che ci siamo dati vien voglia di lasciar perdere.

    Io ormai lo so come andrà a finire: faremo la guerra a qualche paese più forte e capace di noi (tipo l'Unione Europea) ed una volta sconfitti e conquistati avremo un esercito di gente dalla disciplina rigida e spietata che ci imporrà regole decenti di comportamento col  tallone di ferro.

    A quel punto piegheremo la testa, piagnucoleremo di autodeterminazione, democrazia, libertà finché non gliel'avremo data a bere, ed una volta liberi ed artefici del nostro destino ricominceremo coerentemente a mandare tutto a puttane, esattamente come adesso.

    P.s.: il "tavolo di Contadini" ha esaurito il suo corso e la sua funzione (farci perdere mesi di tempo… ma no, ma che dici?), ora il "Piano Quadro" dovrà essere votato dal consiglio comunale (ha ha ha…), dopodiché se ne inizierà l'attuazione (ha ha ha ha ha ha…..) e da qui al 2020 avremo 900km di percorsi ciclabili (ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha…………)

  9. Caro Sindaco,
    non parlo di bealtrismo, ma di una condizione di fratellanza tra due ruote, motorizzate o no.

    Tutto ciò che vediamo fare all'estero, a Roma è precluso perchè la sosta in seconda fila ruba una bella fetta di strada, e non rimane altro.

    Non solo, ma la sosta in seconda fila, e quella irregolare in genere, è alla base dell'abuso di auto. Se non puoi parcheggiare , l'auto non ti serve. Altro che benaltrismo.

    Detto questo, il limite a 30 non è un cartello, ma l'impossibiità fisica di andare a più di 30, grazie agli ostacoli messi ad arte, a cominciare dai passaggi pedonali rialzati.

    Voi lo vedete più facile delle piste?

    Io no.

    Tutto qui.

    Il Marziano 

  10. Nella mia città, Modena, ci sono quasi 100 km di piste ciclabili e altre sono già progettate. Dal centro storico (che è chiuso alle auto da 30 anni) si può andare in bici in qualunque zona della periferia e c'è un anello circolare intorno alle vecchie mura. Queste piste ciclabili si collegano a quelle extraurbane, per cui possiamo raggiungere il Po in 80 km o diversi paesi di collina in 35 km.
    Ci sono dei depositi protetti e il Comune dà in uso le biciclette a chi lo richiede, con l'unico obbligo di riportarle nelle apposite rastrelliere.
    Le piste ciclabili attraversano tutti i parchi cittadini e le famiglie alla domenica si spostano per la città in bici coi bambini.
    Avvocati, liberi professionisti e impiegati che lavorano in centro usano abitualmente la bicicletta per andare a lavorare.
    La gente col tempo ha capito che è comodo spostarsi in bici e le usa.

    Certo Roma è Roma e ci saranno altri problemi e altre dimensioni, però a Modena grazie alle piste ciclabili la gente va in bici molto più di prima.

    Giorgio

  11. @ Marziano
    La sosta in doppia fila è causata dall'occupazione permanente di tutto lo spazio ai lati dei marciapiedi. Se riuscissimo a trovare posto per tutte le auto in "sosta perenne" riusciremmo a liberare ettari di strade con vantaggi per la circolazione e per la sicurezza. Purtroppo per comprendere questo ci vuole un livello d'intelligenza superiore a quella del romano medio.
    e per quanto riguarda la seconda domanda la risposta è sì, personalmente vedo più praticabile il "road resizing" in fase di risistemazione, come pure la possibilità di introdurre rallentamenti e "paletti" per impedire la sosta che non piste ciclabili vere e proprie nel centro città.
    Al massimo vedo fattibili delle "corsie ciclabili" ricavate direttamente sulla sede stradale con la vernice (come a Londra) , ma l'alibi al momento è che il Codice della Strada non le contempla.

    @ Giorgio
    Tra Roma e le città della piaura padana c'è un gap culturale temo incolmabile.
    Lì da voi la gente non ha mai smesso di spostarsi in bicicletta, qui al contrario non ha mai cominciato… e non vuole saperne.
    Sappi che ti invidio!

  12. Ho visto i risultati del monitoraggio. Non male. Come tutti i sistemi di valutazione a punteggio, è da tarare e validare, ma insomma è già un punto di partenza. Questo lavoro mi ha fatto subito venire in mente ciò che fa LCC a Londra con i gruppi locali. Lì sono anglosassoni e fissati con i test, quindi è facile. Forse si riesce a fare qualcosa anche qui. Il padrone di casa ha sollevato un legittimo dubbio circa la validità del metodo per predire l'appetibilità di una futura pista, che io condivido. In effetti credo manchino – o comunque debbano essere affiancati – dei parametri di utilità trasportistica. Quelli che si fanno per esempio sugli studi di fattibilità di una nuova linea metropolitana o ferroviaria, o una strada. Di solito si fanno delle valutazioni sulle necessità Origine/destinazione, O/D. E si basano parcellizzando (usano le celle censuarie ISTAT) il territorio dove ad ogni cella è attribuito un determinato numero di residenti e addetti. C'è una frase magica, "Where are buildings, there's traffic". Penso che l'insuccesso delle piste ciclabili a Roma è dovuto in larga parte al fatto che sorgono in luoghi relativamente disabitati. Per questo la cancellazione della pista Nomentana è uno scandalo. Un altro parametro assolutamente geometrico ed oggettivo da considerare è il rapporto spostamento in linea d'aria/ lunghezza della pista. Una pista che segue tutte le sinuosità di un fiume, o ghirigoreggia romanticamente in mezzo ad un parco con panchine e aiuole, non ha nessuna attrattiva per chi dopo aver portato i bimbi a scuola deve andare a timbrare il cartellino. Sempre per questo, la cancellazione della pista Nomentana è uno scandalo.

  13. Cicloranger, bentrovato, perché non ti registri al forum ciclomobilisti e provi ad interagire coi responsabili dello studio direttamente lì? Le tue competenze sulla ciclabilità sono merce rara.
    Quanto al fatto che molte delle piste siano nei parchi ottempera al diktat "o mangi questa minestra o salti la finestra": andare a "disturbare" le vie di grosso transito con realizzazioni per la ciclabilità ci è sempre stato precluso e pur di cominciare a far affermare l'uso della bicicletta ci siamo accontentati delle piste "nel verde".
    Ma ormai la benzina ha quasi raggiunto quota 1,50€, e come ha fatto da un secolo a questa parte il suo prezzo potrà solo continuare a salire.
    Il vero problema dei prossimi anni non sarà dove e come realizzare piste ciclabili, ma come disfarsi di milioni di autovetture che non saremo più in grado di utilizzare.

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