Spingismo e sgarrupi

Ieri è stato il mio “battesimo del fuoco” su un percorso AllMountain/FreeRide. O forse dovrei dire “del ghiaccio”… In ogni caso una di quelle giornate che, riviste a posteriori, appaiono molto diverse.

È ormai da diversi mesi, da quando “la Santa” è entrata a far parte del mio parco bici, che aspettavo il momento adatto per questa “prima“. Da principio mi ha frenato l’incidente, quindi l’operazione al dito, poi un senso di insicurezza, di scarsa confidenza con la bici, di inadeguatezza.

In effetti una bici così è esigente. Ricordo nei mesi scorsi i miei vani tentativi di “stressarla“, di portarla al limite… tentativi regolarmente frustrati. La mia battuta preferita dopo una discesa “tecnica” (inevitabilmente mai abbastanza tecnica per la bici) era diventata: “mi fa un rumore strano… sbadiglia!

Un mesetto fa mi sono ritrovato in Caffarella, ed ho provato a fare uno degli “sgarrupi” più difficili, un canalone scavato nel tufo che in passato non mi ero mai fidato a percorrere con nessun tipo di bici. Ci sono arrivato sopra, ho guardato giù… e non me la sono sentita.

Ho proseguito il giro del parco, fatto altre discese, preso confidenza con la bici, coi freni a disco appena revisionati, con la tenuta delle enormi ruote artigliate (2,50″ davanti, 2,35″ dietro), quindi me ne sono tornato in cima allo strapiombo e stavolta ho trovato l’incoscienza necessaria per buttarmi giù.

E così ho preso coraggio e mi sono aggregato al gruppone misto MtbForum + P.O.R.N.O. Freegrind Area di Cicloappuntamenti e sono partito in sella alla Santa alla conquista della cresta del Pellecchia, armato di buone intenzioni, di un caschetto da discesa (non integrale) e di un paio di ginocchiere in prestito.

Dopo una prima parte di salita su carrareccia è iniziato il sentiero più tecnico in mezzo al bosco, dove tratti percorribili in sella si alternavano ad altri da fare a spinta.

Ma il tripudio dello “spingismo” si è avuto al termine del sentiero, quando abbiamo dato l’attacco alla cima del Pellecchia dal versante ovest: 450 metri di dislivello a salire praticamente in assenza di tracce visibili, guidati solo dalle pennellate di vernice bianca e rossa su alcune rocce e dall’indicazione di “salire“.

Un’ora e passa a tirar su sedici chili di bici tra pietre sporgenti, con la rada vegetazione che pian piano risultava sempre più coperta da un sottile strato di neve, ed il vento che abbassava ulteriormente la temperatura percepita.

Inutile dire che mi sono ritrovato ben presto in coda al gruppo, scortato dal buon Fabrizio e seguito solo da un ragazzo del MtbForum che mi ha dato l’opportunità di non forzare troppo il passo. La presenza di una croce, sulla vetta, mi ha consentito di interpretare concretamente quello che pensavo del tratto appena percorso.

Terminata questa rievocazione della passione di Cristo, però, il panorama dalla cima si è rivelato decisamente mozzafiato. Complice l’aria tersa in direzione est lo sguardo poteva spaziare sulle creste appenniniche più alte e già abbondantemente innevate, dal Vettore al Gran Sasso fin giù alla Maiella.

Dal versante opposto si ammirava la piana di Roma, con il bastione dei Castelli Romani ben delineato rispetto ad un litorale a fatica percepibile. Verso nord il gibbo del monte Soratte spuntava da una pianura ancora velata dalla foschia, con alle spalle i monti Cimini.

Il percorso è proseguito in cresta sempre su un fondo solo occasionalmente pedalabile, con ancora lunghe tratte da fare a piedi e a spinta. Normalmente in uscite di questo tipo non si cammina così tanto… stavolta si è trattato di un’eccezione

Tanto per non farmi mancare nulla, mentre arrancavo di nuovo in coda al gruppo mi si è strappata la catena. Niente di drammatico, mano allo smagliacatena ed in una decina di minuti, con l’aiuto di Fabrizio, ero pronto a ripartire, ma le mani intirizzite e sporche di grasso le ho dovute “lavare” con la neve prima di potermi infilare nuovamente i guanti. Metodo funzionale ma non esattamente piacevole.

Quindi è iniziata la discesa, quando ormai ero già bello che stremato dalla lunga salita e dal freddo. Una discesa ripida, sconnessa e scivolosa. Duole dire che non sono riuscito a godermela davvero, complice la tensione nervosa, lo stato di prostrazione fisica ed alcuni dettagli tecnici non secondari, quali la scelta di pedali e scarpe.

Abituato ad andare con i pedali a sgancio ho sottovalutato le problematiche legate a condizioni tanto estreme. Il freeride impone che i piedi siano liberi di appoggiarsi lateralmente, e la presenza di fango e ghiaccio sui pedali, implicando il rischio di non riuscire a sganciarli per tempo, mi ha di fatto impedito di utilizzarli nella posizione più adatta a meglio gestire la bici.

Così, in una posizione impropria, me ne sono venuto giù facendo per la prima volta pratica di una discesa molto impervia e scoprendo finalmente le enormi potenzialità della mia nuova bici. Dove mi aspettavo di slittare e scivolare le ruote giganti magicamente mantenevano la presa, in condizioni assurde la “Santa” si comportava come se stesse passeggiando su un fondo molto più gestibile, passaggi terrificanti su sassi sporgenti venivano “ingoiati” senza apparente sforzo dagli ammortizzatori.

Pian pianino, tra sassi smossi e curve strette, ho cominciato a venir giù in sicurezza, osando un po’ alla volta sempre di più, e sempre ricambiato dalla bici con prestazioni al limite dell’incredibile.

Certo, lo stress è stato tanto, al punto da farmi affermare a metà discesa: “non mi si accendono i neuroni del divertimento”, ma complice il mezzo all’altezza della situazione e l’incoraggiamento degli altri partecipanti sono arrivato in fondo sano e salvo, con l’energia per permettermi un “finalino” in velocità sull’ultimo tratto di carrareccia.
Oggi, poi, superata la stanchezza ed il nervosismo, mi sto godendo i ricordi di una giornata speciale, in cui ho sfidato le leggi della fisica surclassando tutto quello che sapevo fin qui sulla guida in condizioni estreme. Certo, rispetto ai campioni veri, ed anche ad alcuni compagni di avventura, sono ancora un pasticcione titubante ed imbranato, ma ho margini di miglioramento… e non mancherà occasione di riprovarci.
Concludo con un sentito ringraziamento a tutti quelli che mi hanno voluto a questo giro, che mi hanno incoraggiato e supportato, che mi hanno guidato e dato suggerimenti, che mi hanno umiliato facendo acrobazie con bici in condizioni molto peggiori della mia dimostrandomi quanto il confine del possibile fosse al di là delle mie improprie aspettative.

Col necessario ritardo allego anche il video realizzato da Beppe “Pippixe” con le sue telecamerine da casco. L’imbranato col k-way rosso che si vede verso la fine sono io…

Un grazie particolare a Beppe, per il supporto morale e per le foto ed il video che corredano questo post, a Fabrizio, il PresidenteRandagio, a Nick il “signore con la Epic”, a Sergio, Carlo, Ivan, Cristiano e tutti gli altri. Ci si vede al prossimo giro, e vi garantisco che proverò a migliorare tutto il migliorabile. Certo, senza esagerare.

P.s.: rientrando a casa, ecco l’orribile notizia del gruppo di ciclisti sterminato da un automobilista alla guida sotto effetto di sostanze stupefacenti, ed un magone dentro ed un senso di impotenza che perdurano tutt’ora.

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10 thoughts on “Spingismo e sgarrupi

  1. Caro Boss, leggere certe frasi come:- non mancherà occasione per riprovarci… è un sollievo al cuore e alla mente.
    Quando mi hai detto dei neuroni assopiti ci ho creduto davvero, ma sottovalutavo le tue enormi capacità di analisi (a posteriori).
    Quando vuoi sono a tua disposizione…finalmente posso ontraccambiare anche solo in parte tutto quello che mi hai insegnato.
    Fabrizio

  2. Stavolta però mi sa che da sotto non hai sentito rumore di sbadiglio. Se non si sono accesi a te, si saranno accesi alla "Santa" i neuroni del divertimento!
    Sempre belli ed emozionanti i tuoi racconti. Confermo che prima o poi dovrai trascrivere i tuoi post, corredarli delle tue foto e darli alle stampe. Ma vuoi mettere le tue "cronache ragionate" con certe porcherie ciclistiche che si trovano  in giro per librerie?
    magociclo

  3. Caro Marco,

    se sei riuscito a goderti una giornata come quella di ieri, assolutamente estrema per fatica, inconvenienti, difficoltà del terreno, ghiaccio, foglie … , figurati il divertimento che si può provare con il sole, buone condizioni fisiche, equipaggiamento all'altezza, tempo per bighellonare e scherzare …

    Io avevo i muscoli contratti, un pizzico di nervosismo, la paura di scivolare (a differenza di altre gite recenti di freeride), ma poi l'atmosfera avvolgente di CicloApp, gli amici, la bellezza dei panorami, quel senso di libertà personale e di velocità che solo una discesa a perdifiato può dare (lo stesso che nello sci, soprattutto fuori pista) hanno sciolto tutte le incrostazioni.

    E' stato bello anche vedere nei tuoi occhi e in quelli di Cri-max la gioia della scoperta,  la sorpresa e lo stupore di chi per la prima volta si dice: " L'ho fatto anch'io ? ". 

    Si, siamo increduli di tanta bellezza, specialmente rispetto ad un mondo così imbecille e ostile. Teniamocela stretta. Anzi no, facciamola conoscere. Come hai fatto negli ultimi anni.

    Ciao

    Nicola

  4. @ Fabrizio
    Quello che posso averti insegnato non dev'essere poi granché, visto che mi hai superato di slancio e adesso sono io che ti arranco dietro…
    Il fatto è che si può anche essere bravini (e io lo sono stato, a suo tempo) ma quando ci si trova accanto un fuoriclasse non c'è "bravino" che tenga.

    @ Mago
    Ero troppo sfinito fisicamente e preoccupato psicologicamente per concentrarmi su qualcosa di diverso dalla semplice sopravvivenza, ma da questa condizione ho saputo trarre il meglio. La paura della discesa mi ha reso estremamente freddo e lucido, ed ho manovrato la bici sfidando i miei timori di slittare, perdere l'equilibrio e/o la presa sul terreno. La bici ha fatto il resto, in un gioco di squadra che una volta tanto non mi vedeva nel solito ruolo impacciato.
    Ti ringrazio per la stima dei miei "scritti", ma temo che questo blog sia davvero troppo eterogeneo per dar vita ad un prodotto editoriale di largo interesse. E poi, a rileggermi, io continuo a trovarmi noioso.

    @ Nicola
    Tu sei il contraltare di Fabrizio per quanto riguarda l'età contrapposta ad una giovanile incoscienza. Un animale di montagna che non arretra davanti a nulla e si "beve" discese assurde come quella di ieri con una bici molto meno performante della mia. La tua stessa presenza a questi giri, come quella di Stani, rappresenta per me una sfida e parte della "molla" che mi muove.

    Ho scritto sul forum che ho passato la giornata di ieri pensando "sono troppo vecchio per queste cose", e poi di aver cambiato idea "ex post". Ovvio che non ho più lo smalto e l'incoscienza dei miei anni migliori, ma non è ancora arrivato il momento di appendere fantasia e voglia di accettare le sfide al fatidico "chiodo". Dovrete abituarvi all'idea di avermi in bici, brontolone e borbottone, ancora per un bel po'.

  5. Marco, ho letto con vero piacere il tuo resoconto e sono felice del risultato finale. Sono ancor più felice al pensiero che lasci la porta aperta e ci saranno altre occasioni per stare insieme.
    Cicloappuntamenti cresce bene. Non parlo di livelli tecnici, di capacità, ma di voglia di divertirsi in compagnia e quella di Cicloappuntamenti è la migliore compagnia possibile.
     

  6. ciao boss sono ivan. bravo bravo è bravo continua cosi.siiiiii  si spigne si camina si pedala si casca si scende veloce piano chi se ne frega l'importante è,, in queste uscite come dice pipixe divertirsi, è se i neuroni non si sono accesi alla prima si accenderanno alla seconda.la mtb sempre secondo me è sinonimo di:rilassati goditi il  intorno è divertiti.io personalmente sono stato benissimo. grazie marco è grazie a tutti. basta continuo sul forum.scusa qusta mia irrusione.un saluto affetuoso

  7. @ M!!!
    Accontentare il "bambino che è in me" diventa sempre meno facile col passare degli anni. Anche lui è diventato esigente.

    @ Beppe (l'ho capito che eri tu anche se anonimo)
    cicloappuntamenti cresce meglio delle previsioni, non già in termini di quantità quanto di qualità delle persone che si lasciano coinvolgere. Speriamo che il "meccanismo virtuoso" non si inceppi…

    @ Ivan
    Domenica ti ho visto scivolare e rischiare di volar giù dal sentiero. In quel momento l'unica mia preoccupazione era riportare a casa la pellaccia, e tempo ed intenzione di divertirmi ne avevo pochi. Ma ora ho chiaro che "si può fare", e la prossima volta me la godrò sicuramente di più.

  8. pipistrello, la tua bat-bike formato trolley,  smontabile, ripiegabile, tascabile, ribaltabile, estraibile, impagabile ma un tantino temibile, sicuramente amabile…
    dicevo, la tua bat-bike ha sicuramente tutte le rotelle al posto giusto …
    ma tu e i tuoi amici, siete sicuri di averle, le rotelle?

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