Peak life

Negli ultimi tempi percepisco in me un senso di apatia, di svogliatezza. Non è una sensazione puramente individuale, anche mia moglie ed i miei amici se ne sono accorti, manifestando preoccupazione. Purtroppo non c’è molto da fare, essendo le cause parimenti dipendenti dal contesto in cui vivo e dalla mia percezione dello stesso.

Da troppi anni vivo in assenza di cambiamenti significativi, in me ed intorno a me: stesso lavoro, stessa casa, stessi interessi. È vero, non mi posso lamentare, sto bene. Ma anche lo star bene alla lunga viene a noia. Non mi basta star bene, ho bisogno di sentirmi necessario.

Negli anni anche il mondo intorno a me non è cambiato poi molto, c’è stata sì la "rivoluzione internet", ma nel mondo reale le dinamiche sono rimaste identiche, il paese vivacchia, la mia città, Roma, ha gli stessi problemi di invivibilità di dieci anni fa, semmai aggravati da una corsa al mattone insensata e devastante.

A livello planetario tutto sembra dimostrare le tesi dei "peak oilers", ovvero che il mondo stia andando incontro ad una progressiva penuria di combustibile fossile e materie prime senza essere culturalmente attrezzato a farvi fronte, col necessario corollario di ipotesi apocalittiche.

Di questo tipo di problemi, oltretutto, sembro rendermi conto solo io. Il che è preoccupante. È così perché intorno a me le persone sono interessate ad altro che non sia avere una rappresentazione plausibile del futuro che ci aspetta o perché sto scivolando in una forma di paranoia?

Ogni tanto mi torna in mente un romanzo letto molti anni fa, "Noi, marziani", di Philip K. Dick, ruotante intorno ad un ragazzino autistico. L’idea fantascientifica del romanzo è che il bambino soffra di una percezione alterata dello scorrere del tempo, ovvero sia in grado di vedere il destino finale di ogni cosa o persona guardata, osservandone istantaneamente il progressivo declino e distruzione, e ricavandone un senso di ineluttabilità e la percezione dell’inutilità di ogni azione.

Come il piccolo Manfred Steiner del libro ho la sensazione di guardare un mondo a termine continuare la sua folle corsa verso il nulla. Osservo la civiltà consumista che rifiuta di mettersi in discussione continuando a riempire la vita delle persone di oggetti superflui, rinchiudendoli in un paese dei balocchi astratto ed infantilmente gratificante ma, al tempo stesso, negando loro l’esperienza del mondo reale, della propria stessa umanità.

Per altri versi, parafrasando il concetto di "peak oil" (sul quale ho già speso molte parole in passato) potrei dire di trovarmi in una condizione di "peak life": il raggiungimento dello sfruttamento di metà delle risorse disponibili e la prospettiva di una lunga china in discesa. In passato probabilmente si sarebbe definito "crisi della mezza età".

Provo un senso di scivolamento lento ed irresistibile verso il basso, verso il decadimento delle facoltà fisiche ed intellettuali, la progressiva riduzione dell’autonomia personale e, ancora molto lontana (sperabilmente!) la morte. Nessuno negherebbe che sia una percezione plausibile e realistica, e tuttavia il passaggio dall’età giovanile all’età matura sta probabilmente nell’accettazione di questa realtà.

Passaggio che l’umanità del terzo millennio non vuol fare, anche costo di vendere l’anima al demone del consumo sfrenato, della distruzione di risorse, dell’ipoteca sul futuro del pianeta e della nostra intera specie. A metà della mia vita attiva osservo impotente tutto ciò, incapace di porvi rimedio.

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13 thoughts on “Peak life

  1. Ciao Marco! Vivendo in una città, tu hai sempre i probleme davanti ai occhi. Inoltre sei un ambientalista e vedi ogni giorno la pazzia della gente. Molto difficile di staccarsi. Così mi sembra naturale di pensare al "fine del mondo". Provavo la stessa cosa a Roma. Mi sentivo sotto pressione, ero arrabbiato ogni giorno e tutto mi veniva troppo vicino (in quei tempi leggevo anche i giornali). Io questa primavera mi sentivo strano. Ero stanco, non volevo sapere nulla, dicevo addio al nostro blog futura9 … l'amico Helmut pensava ad una depressione, la cosa più semplice, ma io penso che era proprio una crisi spirituale. Da due anni leggo belle cose, sulla vita e la morte e Dio, la filosofia (in questo momento su Avicenna e Ibn Arabi), e man mano ho realizzato un bel distacco dal mondo. Adesso sono contento, molto realistico, gentile – senza progetti, ma sempre con un sorriso. Sono sicuro che questo era un atteggiamento che va per me. Già con 18 anni volevo andare in un convento o diventare prete …  Penso che il può essere utile qualche volta di allargare la distanza fra se ed il mondo. Che fanno fuori, in fondo? Un gran casino. Tanti saluti ciao Manfred.            

  2. Da troppo tempo vivo facendo i conti con dei cambiamenti significativi in me, alle volte ho pensato di non farcela,  alle volte ho sperato che fosse solo un brutto sogno, alle volte ero fin troppo arrabbiata per pensare. Alla lunga è dura tirare avanti, ma sai che lo devi fare, sai che non puoi buttare via milioni di sogni, sacrifici, gioie e dolori che ti hanno sempre accompagnata e che ormai fanno parte della tua vita. Hai ragione la  cura è sentirsi necessari, utili ma anche compresi  e non una voce fuori dal coro.Purtroppo la maggior parte della gente è  concentrata sul proprio orticello,  sopravvivono  o meglio galleggiano e fino a che nel loro orticello crescono quei due fili d’erba per loro va tutto bene.     È preoccupante ma questa è la cruda realtà.Lo sto vivendo sulla mia pelle portando avanti dei progetti che forse non mi porteranno da nessuna parte, non otterrò gli sperati risultanti,  ma sicuramente potrò  dire  io ci ho provato e ce l’ho messa tutta affinché qualcosa cambiasse, è questo che mi da la forza di combattere. 

  3. @ ManfredFuggire dal mondo è sicuramente una forma di autodifesa, che a volte si rende necessaria.Io ho cercato fin qui di farlo a piccole dosi: fuggire dal mondo nei weekend, arrivare in cima alle montagne con la bicicletta, partire con un telescopio alla scoperta dell'Universo. Dopodiché torno al mondo rigenerato e di nuovo "carico".Col tempo queste piccole fughe non mi bastano più, il mondo mi stanca più in fretta, anelo a fughe più lunghe e sostanziose. Per contro vivo un senso di responsabilità che mi lega alle persone ed alle battaglie che ho condotto fin qui, e mi impedisce di abbandonarle.@ AnonimaQuando parli di "orticello" mi domando se in fondo anch'io non abbia un orticello da coltivare, se mi stia spendendo a sufficienza, se stia dando quello che posso oppure soltanto quello che mi avanza. Ci rifletterò.

  4. O SEGNOR PER CORTESIAdi Jacopone da Todi

    (testo originale)O Signor, per cortesia,manname la malsania.A me la fevre quartana,la continua e la terzana,la doppia cotidianaco la granne etropesia.A me venga mal de denti,mal de capo e mal de ventre,a lo stomaco dolor pognenti,e 'n canna la squinanzia.Mal degli occhi e doglia de fiancoE l'apostema dal canto manco;tiseco me ionga an alcoe d'onne tempo la fernosia.Aia 'l fecato rescaldato,milza grossa, el ventre enfiato,lo polmone sia piagatocon gran tossa e parlasia.A me vegna le fistellecon migliaia de carvoncigli,e li granchi siano quilliche tutto repien ne sia.A me vegna la podagra,mal de ciglio sì m'agrava;la disenteria sia piagae le morroite a me e dia.A me vegna el mal de l'asmo,iongasece quel del pasmo,como al can me venga el rasmoed en bocca la grancia.A me lo morbo caducode cadere en acqua e 'n fuoco,e ià mai non trovi luocoche io affritto non ce sia.A me venga cechetate,mutezza e sordetate,la miseria e povertate,e d'onne tempo en trapparia.Tanto sia il fetor fetente,che non sia null'om viventeche non fugga da me dolenteposto 'n tanta enfermeria.En terrebele fossato,ca Riguerci è nomenato,loco sia abandonatoda omne bona compagnia.Gelo, granden, tempestate,fulgur, troni, oscuritate,e non sia nulla avversitateche me non aia en sua bailia.La demonia enfernalisì me sian dati a ministrali,che m'essercitin li malic'aio guadagnati a mia follia.Enfin del mondo a la finitasì me duri questa vita,e poi, a la scivirita,dura morte me se dia.Aleggome en sepolturaun ventre de lupo en voratura,e l'arliquie en cacaturaen espineta e rograria.Li miracul' po' la morte:chi ce viene aia le scortee le vessazione fortecon terrebel fantasia.Onn'om che m'ode mentovaresì se deia stupefaree co la croce signare,che rio scuntro no i sia en via.Signor mio, non è vendettaTutta la pena c'ho ditta:chè me creasti en tua dilettae io t'ho morto villania. 

    (parafrasi)Signore per cortesia,fammi venire la lebbra.Infliggimi la febbre quartana,la febbre cronica e la terzana,doppia febbre quotidianae grande idropisia.Infliggimi il mal di denti,l'emicrania e il mal di ventre,dolori lancinanti allo stomacoe angina alla gola.Infliggimi dolori agli occhi e al fianco,a quello sinistro un ascesso;per un po' rendimi tisicoe per sempre nevrotico.Fa' che mi si infiammi il fegato,mi si ingrossi la milza e mi si gonfi il ventreche mi si piaghi il polmoneprovocandomi tosse opprimente e paralisi.Fa' che mi vengano delle fistole,riempimi di bubboni;e, per quanto sia possibile,invadimi di cancri.Fa' che mi venga la gotta al piede,aggiungimi dolore agli occhi;la dissenteria sia devastantee le emorroidi…mi tocchino pure quelle.Fa' che mi venga l'asmae, per soprammercato, l'angina pectoris,la rabbia come ai canie la stomatite ulcerosa.Fa' che mi colpisca l'epilessiacosì da farmi cadere nell'acqua e nel fuoco;fa' che non trovi luogonel quale non abbia afflizione.Fa' che io divenga cieco,muto e sordo,miserabile e pezzente;fa' che mi trovi in perenne isolamento.Fa' che io puzzi di tale fetoreda indurre qualsiasi essere umanoa fuggirmi: me meschino,vittima di tante malattie.Fa' che io sia abbandonato da tutti,da ogni piacevole compagnia,e confinato in quella tremenda cavache è chiamata Riguerci.Fa' che non vi sia avversità alcunadi cui io non sia in balia:gelo, grandine, tempesta,fulmini, tuoni e tenebre.Ad assistermimi siano dati demoni infernali,che mi infliggano le peneche a mio discapito mi sono guadagnato.Una vita simileduri per me fino alla fine del mondo;poi, quando l'anima mia si separerà dal corpo,mi tocchi una vita crudele.Scelgo per mia sepolturail ventre di un lupo che m'abbia divorato:e che i miei resti vengano cacatitra spine e rovi.A chi mi vedesse apparire dopo mortoconsiglio di prepararsi a contrastarmie di approntare dure persecuzionicontro quell'incubo.Ogni uomo che mi sentirà nominareSarà bene che trasalga a tal puntoda doversi fare il segno della croce,se non vorrà che gli capiti qualcosa di terribile.Oh, mio Signore, non è ancora giustaespiazione quanto ho fin qui invocato:tu mi creasti per slancio d'amoree io t'ho ucciso per ignoranza e ingratitudine.

  5. (ovviamente con spirito scherzoso, che non si sa mai con queste pemesse che non ti faccia davvero ispirare dal quel buontempone del frate umbro!)

  6. Ma dai, si scherza, altrimenti si rischia di sprofondare in ragionamenti da giovani romantici ed esistenzialisti da cui non si esce più! E poi, pensa a quante strade e piazze sono dedicate oggi a frà Jacopone nei più bei borghi dell'Umbria!Comunque sappi che oggi mi sento depresso anch'io… sarà la consapevolezza di avere un figlio che ha già festeggiato il suo primo compleanno a farmi sentire vecchio?G.

  7. Mah, forse questa forma di "depressione" dipende dal fatto che il mondo intorno non cambia.Marco nel suo articolo ha fatto cenno a molti temi.Si è parlato, ad esempio, di mattone, di petrolio, ecc.Sono temi molto gradi e non basta questo poco spazio per discuterne esaurientemente.In merito alla cementificazione del territorio, vorrei però dire solo che essa è la diretta conseguenza della economia tutta italiana.Da noi ormai non si produce più nulla, se non mattoni.La colpa di tutto ciò tutta nostra, non dobbiamo cercare i colpevoli chissà dove.Ognuno di noi, quando ha un centensimo in tasca pensa che l'unico investimento possibile, e redditizio, sia quello.Alla fin fine, seppure ci consideriamo in una "pseudo avanguardia", poi i nostri comportamenti economici restano quelli tradizionali.Scatta la logica della rendita, nel senso economico della parola.Dovremmo, invece, iniziare ad investire su qualcosa che possa cambiare il nostro futuro, in senso positivo.Magari potremmo investire, pure nel nostro piccolo, sull'idrogeno, su fonti rinnovabili, su di un'auto elettrica, ecc.Non so, ma io ho inteso che questo fosse quello che ci voleva dire Marco.Gennaro

  8. Ciao Gennaro, intanto grazie per la tua riflessione.Sull'investire in case penso che basterà attendere molto poco per veder crollare il mercato immobiliare. E' già successo negli Stati Uniti, dove le conseguenze dei rincari petroliferi sono state più immediate che qui da noi, non avendo il filtro delle tasse a mascherare gli aumenti.Su cosa occorra investire non ho le idee ben chiare nemmeno io, o più che altro non sono in grado di stabilire che cosa potrà ancora avere valore in un mondo "post picco". Sicuramente terra da coltivare, generatori energetici (eolici e/o pannelli solari), case a basso impatto energetico, che non si scaldino come forni d'estate e non gelino d'inverno, con l'acqua calda prodotta da boiler (ma avremo ancora l'acqua corrente?).La prima cosa che dovremmo imparare a fare è immaginare un mondo diverso, non dipendente dal petrolio ma autosufficiente. E' faticoso perfino cercare di inquadrarlo un mondo del genere, troppo lontano dalla nostra esperienza quotidiana…

  9. Il bene casa non penso che svanirà così velocemente. Ma posso sbagliarmi, ovviamente.La situazione italiana è diversa da quella americana, lì investono su tutto e la casa non ha un valore così estremo come da noi. Non so, magari dipende dalla filosofia della "frontiera".Il diverso materiale usato, poi, è significativo.Qui le case sono fatte per essere tramandate per generazioni, basta guardare ai paeselli sparsi qua e là, ad esempio, li hanno abitati da secoli.Anche i grattacieli americani hanno una data di scadenza !Neppure sono convinto che il petrolio finirà così presto.Leggevo che sono state messe a punto tecnologie per sfruttare i giacimenti europei, soprattutto quelli in Polonia, estraendo petrolio da terreni sabbiosi.Gli esperti parlano di fine del petrolio a buon mercato, ma non di fine del petrolio.Il bene rifugio di questa crisi sembra essere l'oro: vedi le quotazioni attuali.Tornando ai problemi nostrani, se ne potrebbe uscire alla grande con la ricerca, ma questo non è un paese che investe nel futuro.La scienza dà grandi aspettative sotto ogni punto di vista, non solo economiche, avendo, come la Chiesa una visione millenaria.Siamo atrofizzati, piegati sulle "vecchie glorie" della rendita.Qualche mese fa mi sono riletto "Cristo si è fermato ad Eboli".Non penso che siano stati fatti passi avanti.E' magari cambiato il contesto, ma la sostanza è sempre la stessa.Credo che di diverso ci sia il fatto che la classe politica si sia aperta alla "gente", siamo più democratici.Ma questa apertura ha avuto un prezzo:  per matenere i privilegi, hanno corrotto il popolo.Ti scrivo dal Molise, magari da te la visione è diversa.Gennaro

  10. Il "bene casa" non tramonterà, ma sarà ridimensionato dall'inevitabile perdita di posti di lavoro.Nei decenni delle "vacche grasse" petrolifere abbiamo scoperto come far lavorare un solo contadino (con trattore e fertilizzanti) per dar da mangiare a decine di persone. Dopodiché si è posto il problema di cosa far fare alle persone rimaste disoccupate, e le si è messe a fabbricare "beni di consumo" (consumismo) e carta (burocrazia).In una prospettiva di disponibilità energetiche decrescenti la produzione industriale diminuirà, quella agricola pure ed i trasporti delle merci diventeranno via via più lenti e costosi. E' facile immaginare che le opportunità di sussistenza offerte ad oggi dalle città non sopravviveranno a lungo.C'è il precedente storico di Roma dopo il crollo dell'organizzazione imperiale: la città passò dal milione di abitanti a circa 15.000, in prevalenza stanziati in prossimità del Tevere.Quindi nelle grandi città le case centrali, o a ridosso di infrastrutture logistiche (stazioni, mercati, le fabbriche superstiti) manterranno valore, mentre le "periferie dormitorio" finiranno abbandonate a sé stesse e le ville "nel verde" facile preda di bande di malviventi.E' una prospettiva terribile, ma vista la stupidità con cui abbiamo agito negli anni passati non mi sento di sperare in meglio.Esaurimento del petrolio e giacimenti "atipici". Ti suggerisco di farti un giro sul blog Petrolio e su quello di ASPO, dove le diverse opportunità sono state attentamente analizzate da esperti. Il risultato è che i giacimenti "atipici" (sabbie bituminose, "deep water", artici ed altro) ci sono, ma la resa energetica per unità investita nell'estrazione (EROEI = Energy Returned On Energy Invested) è comunque troppo bassa per sostenere l'attuale livello di consumi. Quando dovremo contare solo su quelli (ammesso che ciò accada) li pagheremo molto più cari del petrolio attuale. Cari al punto, per capirci, che tra recessione economica e costi maggiorati l'uso delle automobili private diventerà insostenibile al cittadino medio, e con esso l'intera organizzazione attuale delle nostre città.Se hai presente Cuba, penso che non vivremo in un mondo troppo diverso da quella realtà… senza ovviamente commercio estero e turismo.

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