Una piccola Namibia dietro casa

(necessario resoconto osservativo della vacanza in Corsica, ad uso e consumo degli appassionati di osservazioni astronomiche…)

Preparazione

Nell'anno della mia "rinascita" all'astronomia, complice il nuovo strumento da 12" e le incredibili visioni ottenute sin qui dai cieli mediocri del centro Italia, già da diversi mesi ragionavo su una possibile vacanza "stellare", fantasticando di trasportarlo in un sito veramente buio dal quale osservare tutti quegli oggetti che l'inquinamento luminoso, prodotto dalla nostra propensione allo spreco energetico, ha ormai reso pressoché invisibili.

Nel generale disastro prospettato dalle mappe dell'intero Centro Italia spicca, da sempre, la "bolla nera" nel nord ovest della Corsica. Nemmeno la Sardegna ha una zona interamente scura di quelle dimensioni e la Corsica, pur trovandosi tecnicamente "all'estero", risulta da Roma ben più comodamente raggiungibile di tante altre destinazioni potenzialmente appetibili sul suolo patrio, come le Alpi o il Pollino.

Lanciata l'idea e stabilita la zona "utile", Emanuela si è occupata di rintracciare un agriturismo in grado di ospitarci per la prima settimana di agosto, trascorsa la quale da un lato il crescere della Luna, dall'altro le esigenze delle medicazioni al mio dito recentemente operato, ci spingevano a rientrare.

La località individuata, Partinello, sulla carta rispondeva perfettamente ai requisiti "astronomici", trovandosi quasi al centro della zona più buia individuata dalle mappe di Cinzano dell'inquinamento luminoso, oltreché in prossimità di spiagge e parchi naturali per la parte "diurna" della vacanza.

Le mappe di Cinzano sono datate, risalendo a dieci anni fa, ma tutt'ora attendibili, se non in valore assoluto quantomeno in senso relativo. Le zone più buie sono realmente più buie, anche se probabilmente meno di dieci anni fa. Purtroppo anche queste mappe non sono sufficientemente dettagliate per quanto riguarda gli estremi della scala di lettura, ragion per cui preferisco cercare di collocarmi nel punto geometricamente il più lontano possibile da ogni possibile fonte di luce.

La zona "buia" della mappa è risultata consistere in un "tappeto" di parchi, aree naturalistiche e zone protette, montagne e colline aspre e brulle, interamente rocciose o coperte da macchia mediterranea, con radi e microscopici insediamenti abitati.

Logistica

Il viaggio è consistito di circa quattro ore di autostrada per raggiungere Livorno, seguite da circa cinque ore di traghetto, per ritrovarci scodellati sul molo di Bastia a metà pomeriggio, dopodiché abbiamo fatto esperienza dell'estrema tortuosità delle strade Corse. La distanza da Bastia a Partinello (146km) è stata largamente sottovalutata, ed ancor più lo è stato la presenza di curve ed il loro effetto di rallentamento, col risultato che siamo arrivati a destinazione ben dopo le 22.00.

Saltata la prima notte osservativa per ovvi motivi di stanchezza, il giorno successivo abbiamo individuato una ottima postazione osservativa nel piccolo piazzale di fronte al… cimitero! In pratica dalla cima del paese, dove si trovava il nostro appartamento ("Les Asphodeles") proseguendo per poche centinaia di metri si scavalla una piccola cresta e ci si affaccia su una valle interna. La strada termina di fronte al cimitero e, come prevedibile, non è molto trafficata nottetempo.

La postazione si è rivelata ottimale se non per la quota, di soli 300m (con la relativa estinzione atmosferica non proprio irrilevante), per tutta una serie di caratteristiche di contorno del tutto non disprezzabili, prima fra tutte la relativa vicinanza al nostro alloggio.

In più il piccolo piazzale del cimitero affaccia su una valle interna disabitata e priva di strade, e complice la cresta collinare la luce del paese è completamente schermata. La stessa cresta collinare scherma anche il vento dal mare, producendo un microclima ottimale per il comfort osservativo. L'orizzonte è poi sufficientemente aperto in ogni direzione, in particolar modo verso est.

Nel corso della settimana era prevista almeno una puntata osservativa "in quota" per verificare quanto fosse percepibile la differenza di "estinzione", ma non è stato possibile effettuarla a causa dell'orografia del territorio (le strade in Corsica sono poche, estremamente tortuose e si sviluppano in prevalenza nei fondovalle) e del peggiorare delle condizioni meteo negli ultimi giorni.

Una visita diurna al valico di Col de Vergio (1470 m.s.l.m.), il punto "in quota" più vicino, ha evidenziato tempistiche eccessive (quasi due ore di automobile solo andata) e la presenza di vento costante (essendo un valico…). Non erano inoltre presenti punti adatti all'osservazione schermati dai fari delle auto in transito sulla strada prospiciente.

Un secondo potenziale punto osservativo, collocato tra la città di Piana ed il promontorio di Capu Rossu, a bassa quota (390 m.s.l.m.) ma con l'orizzonte sud aperto sul mare non è stato "esplorato" a causa delle fitte velature che hanno impedito di sfruttare le ultime due notti. Per la cronaca, sabato 14, quando siamo ripartiti, ha piovuto per quasi tutto il giorno.

Strumentazione

Come già detto lo strumento principale della "spedizione" era un riflettore dobson Meade LightBridge da 12", la cui qualità è stata abbondantemente verificata nel corso dell'ultimo anno. Dei due cercatori, il Red Dot in dotazione ed un 6×30 Vixen che avevo portato, è stato usato con molto profitto unicamente il primo.

Gli oculari a disposizione:

(con barilotto da 2")
Meade 32mm WA (70°) Serie 4000
Meade 26mm WA (70°) Serie 4000

(con barilotto da 1,25")
Meade 26mm Super Plossl (52°) Serie 4000
Meade 16mm SWA (68°) Serie 5000
Meade 8,8mm UWA (82°) Serie 5000

Completavano il tutto una barlow Meade 3x (in prestito dall'ETX70) ed un filtro nebulare OIII da 1,25" (ragion per cui avevo due oculari da 26mm, quello da 1,25" mi serviva per ospitare il filtro…). A tutto questo si affiancava il mio inseparabile binocolo Vixen 10×50 (mentre il "cinesone" 14×70 è rimasto a casa).

Avevo inoltre con me le fotocopie "da battaglia" del Wil Tirion Sky Atlas 2000.0, le stampe fascicolate del Taki 8.5 magnitude Star Atlas e del Taki Double Star Atlas (più pratiche delle altre, a causa della scala ridotta, per rintracciare oggetti distanti da stelle luminose) e le stampe del Clark's Deep Sky Catalog.

Cielo

Abituati ai cieli nostrani perennemente inquinati dalla luce diffusa la qualità del cielo di Partinello è apparsa da subito sbalorditiva, al punto da reggere il confronto con il cielo del Roque de Los Muchachos visto un anno fa alle Canarie. Lì si era a 2300 m.s.l.m. con la conseguenza che i danni dell'assorbimento atmosferico erano più limitati che in bassa quota ed alcuni oggetti particolarmente ostici (penso alla Helix nebula) risaltavano maggiormente.

Sulla scala di Bortle lo collocherei tra il gradino 3 ed il 2. Per la stima mi baso sul nero assoluto delle nubi, fino all'orizzonte. Non c'era intorno una luce significativa per decine e decine di km. La Via Lattea si estendeva da un orizzonte all'altro, dettagliatissima anche nella zona di Cassiopea-Cefeo. La presenza occasionale di nuvole era verificabile solo dall'assenza di stelle in alcune parti del cielo.

M33 era percepibile in distolta sopra i 45° dall'orizzonte, gli altri elementi di valutazione (luce zodiacale, gegenschein) non li ho scorti dalle Canarie, per cui penso di non avere la preparazione per riuscire a vederli. Oltretutto le creste delle montagne circostanti coprivano interamente la linea dell'orizzonte e, di conseguenza, l'airglow. All'interno del quadrato di Pegaso erano visibili ad occhio nudo non meno di una quindicina di stelle (mia moglie, che ha 12/10 di vista, ne vedeva anche di più). La Crescent Nebula, nel 12" LB col 16mm e filtro OIII (Astronomik), mostrava l'intera forma "a fagiolo" contro un cielo praticamente nero.

Da notare che ad una certa ora della notte (non saprei esattamente dire quale, probabilmente le 3.00) l'intera illuminazione pubblica viene spenta. Tornando all'alloggio alle 5.00 di mattina tutti i lampioni del paese risultavano spenti ed il piccolo "light dome" di Serrata, visibile nel fondovalle ad inizio nottata, era sparito.

Osservazioni

In una settimana, tra stanchezza e cielo velato, sono riuscito ad effettuare tre sessioni osservative. Purtroppo nel rientro a casa, il quadernino sul quale avevo appuntato gli oggetti osservati è andato smarrito (se salterà fuori di nuovo, come spero, provvederò ad aggiornare il post).

La prima si è protratta fino all'una e mezza di notte ed ha riguardato in gran parte tutti gli oggetti più vistosi del cielo serale. Una piccola "Maratona Messier" in cui, oltre ad osservare oggetti familiari sotto un cielo favolosamente scuro ho dato la "prima luce" all'oculare da 8,8mm ed al filtro
OIII acquistati poco prima della partenza.

Nella seconda nottata, protrattasi fino alle 5.00 del mattino per veder sorgere sopra le montagne la Grande Nebulosa di Orione, ho fatto una carrellata di ammassi globulari piccoli e grandi tra Ofiuco e Sagittario ed una caccia alle deboli galassie del cielo autunnale. In questa seconda sessione un andirivieni di nuvole ha obbligato la scelta delle zone di cielo a quelle sgombre, ma non sono mai stato con le mani in mano.

La terza serata è stata quella più breve e funestata dalle nuvole, tanto da indurmi a sbaraccare tutto poco dopo mezzanotte. In larga misura un ripasso delle nottate precedenti, dato che ancora non riuscivo a credere a quello che avevo visto.

Gli oggetti che più hanno tratto giovamento dal cielo buio sono risultati le nebulose diffuse, osservate con il 16 ed il 26mm e filtro OIII e con l'8,8mm senza filtro (dato che il cielo era già del suo molto buio ed a quel livello di ingrandimento, 170x, il filtro non produceva ulteriori miglioramenti).

La nebulosa Laguna, M8, mostrava la stessa identica estensione e forma che nelle foto! La Trifida, nell'8,8mm, mostrava nette le tre bande scure. La Omega, M17, era assolutamente spettacolare, superata nei ricordi solo da quella mostrata dal 65cm Obsession allo starparty di monte Labbro. Anche la Eagle nebula, M16, solitamente quasi impercettibile, era una presenza evidente intorno all'ammasso aperto contenuto al suo interno.

Nel Cigno la Velo evidenziava quasi tutte le strutture osservabili in fotografia e la Nord America, oltre ad un "Golfo del Messico" evidentissimo, appariva circondata da piccole nebulosità. Causa tardivo acquisto del filtro OIII queste nebulose non ho ancora avuto occasione di osservarle dall'Italia nelle medesime condizioni, mentre la Crescent, già menzionata, si era vista molto meno bene da Forca Canapine, in condizioni osservative certo non ottimali.

Altro oggetto "esotico", almeno per i nostri disastrati cieli, la gigantesca Helix nebula in Acquario mostrava ben distinti l'anello esterno più brillante e la zona centrale più scura. In generale tutte le nebulose planetarie deboli e diffuse venivano esaltate dal fondo cielo scuro, mentre quelle di piccole dimensioni non ne erano particolarmente avvantaggiate.

Passando ad altre categorie di oggetti, gli ammassi globulari sono stati una piccola rivelazione. Ne ho osservati letteralmente a decine, riuscendo a farmi un'idea della varietà di questo "zoo" orbitante intorno alla Via Lattea. Non avendone esplorati molti in passato posso fare ben pochi confronti, ma la magnificenza di M13 ed M92, allo zenit, circondati dal nero più totale, era impressionante.

Pur non essendo la stagione ottimale ne ho approfittato per "spazzolarmi" un po' di galassie, riportandone a casa le migliori visioni mai avute fin qui, anche se il confronto con gli stessi oggetti (M31, M101, M33, C17, C18, C43) osservati bassi dalla Corsica e visti in inverno allo zenit dall'Italia non è risultato tanto dissimile quanto mi aspettavo. Questa in sé è una buona notizia, dato che evidenzia come una finestra osservativa utilizzabile, quella verso lo zenit, non è ancora eccessivamente penalizzata dall'inquinamento luminoso come le zone più prossime all'orizzonte.

Conclusioni

Il cielo della Corsica vale sicuramente il viaggio. Oltretutto c'è la possibilità di abbinarvi una vacanza coi controfiocchi in posti davvero molto belli, e con un mare spettacolare (qui potete trovare alcune foto). Io sono molto convinto di tornarci, magari in una stagione diversa per osservare la parte di cielo che mi manca.

Cartoline dalla Corsica

Campanile (Partinello)

Casa antica (Partinello)

Toro brado si abbevera alla fontana del paese (Partinello)

Osani

Da Osani

Spiaggia della Gradella (Osani)

Partinello

Punto panoramico (sullo sfondo monte Senino)

Marina di Porto

Ota

Gole della Spelunca

Foresta di Aitone

"cascate" della foresta d’Aitone

Fiume Fango (con bagnanti)

Ponte genovese sul fiume Fango

Panorama dal Col de Palmarella

I calanchi di Piana

Salita alla torre di Capu Rossu

Veliero

Capu Rossu

La torre di Capu Rossu

Calanchi di Piana

Mare al tramonto

Golfo di Girolata

Porto di Girolata

Porto di Girolata


Spiaggia (Girolata)

Fontanile (Partinello)

Cielo serale

Spiazzo delle osservazioni astronomiche (cimitero di Partinello)

Osservare

Quest’anno, complice un dito "infortunato" e le cure del caso, io e Manu ci siamo ritagliati una vacanza tranquilla. Niente bici, niente località "esotiche", un po’ di mare, escursioni a piedi e… stelle. Domandandomi quale luogo fosse più facilmente conciliabile con tutto il resto, con la discriminante di un cielo particolarmente buio e della raggiungibilità con l’automobile, la risposta è stata: Corsica.

Partiremo quindi col telescopio al seguito, un oculare ed un filtro nebulare nuovi di zecca, a scoprire le meraviglie del cielo più buio nel raggio di molte centinaia di chilometri. Speriamo bene!

Vorrei salutare questa partenza con un commento che mi è uscito di getto in risposta ad un post sulle osservazioni visuali, pubblicato da Marco Cagnotti sul suo blog scientifico Stukhtra, intitolato: Perché sono un "guardone". La tesi di Marco, e da parecchio anche la mia, è che l’emozione del contatto diretto, non mediato, con l’Universo non sia riproducibile guardando delle foto. Qui sotto il mio commento.



Osservare non è solo guardare.
C’è intanto lo studio degli oggetti che osservi, il sapere cosa sono, e questa è cultura.
Poi c’è la preparazione, l’aspettativa, il desiderio, l’attesa del momento.
Poi si parte, in macchina, il bagagliaio pieno di oggetti interconnessi, lo strumento, gli oculari, gli accessori, le mappe, le luci e lucine, "ho preso tutto, o mi sto scordando qualcosa?"
E si finisce da soli, o in compagnia di pochi altri "pazzi", in cima a una montagna sperduta, lontani anni luce dalla civiltà (dei consumi).
E si monta tutto, stazionamento, allineamento, collimazione, stabilizzazione termica, mentre il cielo scurisce lentamente.
Quindi è il momento del piccolo miracolo, fotoni fossili in viaggio da migliaia o milioni di anni vengono raccolti, convogliati nei nostri occhi, a ricostruire immagini fantasmatiche di un universo sostanzialmente al di là della nostra comprensione.
Io penso che sia il massimo esercizio di trascendenza che sia concesso alla nostra specie.
Anche se non abbiamo una parola per esprimerlo migliore di "osservare".