Presto, lo stiamo perdendo…

Quando, una settimana dopo la famosa caduta in bici, andai a far vedere il mignolo destro da un ortopedico il responso fu: "classico dito a martello, sei settimane con un tutore e se non va a posto lo operiamo". C’era indubbiamente qualcosa di talmente naturale nel modo sereno e distaccato con cui disse "lo operiamo" da farmi pensare, lì per lì, "ma sì, che sarà mai, un mignolo…". Poche ore fa, in attesa di entrare in sala operatoria, la pensavo ben diversamente.

In realtà l’opzione chirurgica era apparsa inevitabile già diverse settimane fa, quando il dito, rimosso il tutore, nel giro di un paio di giorni era ritornato storto tale e quale a prima. Probabilmente avevo aspettato troppo a mettere il tutore, o forse mi avevano dato un tutore sbagliato in farmacia, fatto sta che mi sono dovuto rassegnare all’idea di farmi aprire e ricucire il dito.

Mi ero quindi prenotato per un "day hospital", l’ortopedico intendeva operarmi al più presto per evitare ulteriori peggioramenti, quindi stamattina sono stato raggiunto da una chiamata in ufficio che mi comunicava l’imminenza dell’intervento: nelle prime ore del pomeriggio. Per un mezzo ipocondriaco come me l’aver avuto poco tempo a disposizione per preoccuparmi è stato decisamente un vantaggio.

Ho raggiunto l’ospedale coi mezzi pubblici immerso nella lettura di un bel libro di divulgazione scientifica nel quale si rivangavano le vicende dei bizzarri scienziati ottocenteschi, la qual cosa mi ha consentito di effettuare interessanti paragoni.

Come si sa sono un appassionato di fantascienza fin dalla più tenera età, e sempre, in quegli anni lontani, mi rammaricavo di non vivere già nel futuro. Oggi mi sono reso conto di viverci, nel futuro, e la cosa mi ha offerto un notevole sollievo. Non è il futuro sognato nei miei anni giovanili, ma è pur sempre un mondo fantascientifico rispetto alle vicende ottocentesche delle quali stavo leggendo.

Quando mi hanno portato in barella in prossimità della sala operatoria, l’infermiera ha iniziato ad infilarmi aghi di flebo (antibiotici) ed il chirurgo, avvisandomi di un probabile momentaneo bruciore, a praticarmi l’anestesia locale, non ho potuto fare a meno di pensare ai feriti di un secolo e mezzo fa, cui venivano praticate amputazioni di arti con la sega a mano e senza anestesia, benedicendo in cuor mio l’epoca in cui vivo.

Col dito anestetizzato ridotto ad una sorta di appendice di legno del tutto insensibile sono stato portato in sala operatoria, dove ho ammirato il soffitto per la mezz’ora scarsa di durata dell’intervento. Non tragga in inganno il concetto di "mezz’ora scarsa", la percezione soggettiva è stata di molto più lunga.

Cercavo, inutilmente di togliermi dalla testa le decine di puntate di serial televisivi su ospedali e pronto soccorso di cui, come ogni ipocondriaco latente, vado particolarmente ghiotto, senza poter fare a meno di paragonare le sale operatorie tenebrose e claustrofobiche dei set televisivi con la situazione luminosa e rilassata in cui mi trovavo. Insomma, per quanto orientato al panico, son riuscito a starmene buono e lasciare che l’intervento seguisse il suo decorso.

Ho anche dubitato, giunto alla fine dell’operazione, che fosse poi una buona idea il "day hospital", mi sentivo stanco e desideroso di una buona notte di sonno nella confortante pancia dell’ospedale, ma dopo un’altra mezz’ora passata a contemplare il soffitto della stanza dove mi avevano "appoggiato" in attesa della dimissione quest’idea era già completamente evaporata.

Con Manu ce ne siamo tornati a casa in bus e metropolitana, lei come al solito più preoccupata di me, io già insofferente alle tinture disinfettanti. E così eccomi qua, come si dice "cotta e mangiata", dito fasciato e iperattività tornata ai normali ritmi, per cena bistecche e gewürztraminer. Meno male che viviamo nel futuro… cerchiamo, per quanto possibile, di farlo durare!

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15 thoughts on “Presto, lo stiamo perdendo…

  1. Ma come scusa, già che eri lì non ne hai approfittato per farti fare una serie di trapianti (cuore, fegato, reni..), con i tempoi che corrono in breve tempo non avremo più un SSN, meglio anticiparsi un po', no?!?XDCeska

  2. @ CeskaL'unico che mi servirebbe davvero è il fegato, ma in questo paese ormai, se non trapianti anche il cervello con uno "mediaset formatted", la durata media di un fegato è di pochi giorni.@ PresidentPer un po' niente sgarrupi… :-/

  3. Azz! Operato!Ma poi quel tubo siete andati a toglierlo o è ancora lì?Comunque, auguri di pronta guarigione!Cicleppe.

  4. beh, speriamo che in un  futuro almeno prossimo l'ortopedico riesca a consigliare per il dito a martello un po' di fisioterapia…..Buona ripresa!!! Carla

  5. Aggiornamento.Stamattina sono andato in ospedale per la medicazione ed ho visto cosa gli hanno fatto: c'è una sorta di "bottone" poco sopra l'unghia ed un chiodo metallico ritorto che esce dalla carne del dito… sembrava una scena di "Tetsuo"!@ CarlaUn tendine strappato non si "riabilita", bisogna riattaccarlo.@ LucaGrazie!

  6. Ciao Marcopie!Non sapevo del tuo intervento,l'ho appunto saputo dando un'occhiata al tuo blog.Spero che presto tu possa avere  una completa guarigione.Un caro salutoDer Radler

  7. Grazie a tutti@ StefanovScusa se non ti ho più richiamato per il binocolone, al momento mi hanno avvisato che col dito in queste condizioni non mi potrei guidare l'automobile e sto un po' bloccato a casa…Ci sentiamo più in là, spero presto.

  8. Ieri, a quasi due mesi di distanza dall'intervento (i medici hanno voluto lasciarlo rimarginare per un tempo maggiore rispetto a quanto inizialmente preventivato), anche il "bottone" è stato rimosso, ed ora il dito è di nuovo "sbendato". Non è molto bello a vedersi, un po' gonfio e con qualche crosticina, ed avrà bisogno di un po' di tempo per recuperare la flessibilità originaria, ma si piega (poco) e ritorna dritto, cosa che prima non accadeva. Ora è solo questione di tempo e pazienza, e di stare più attento a non cadere rovinosamente dalla bici.

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