Pathfinding

Dopo anni di riluttanze mi sono deciso all'acquisto di un navigatore satellitare per escursionismo. Il funzionamento di base è del tutto analogo a quello dei vari "Tomtom" che equipaggiano le autovetture, ma le funzioni "avanzate" sono sicuramente più interessanti. La principale tra queste ultime è la possibilità di dare in pasto allo strumentino una traccia da seguire.

Fino a qualche anno fa per orientarsi si usavano le mappe. Più o meno ad ogni incrocio, o situazione dubbia, ci si fermava e si apriva una carta geografica, si cominciava a confrontare quello che si vedeva a vista con quello che era disegnato sulla mappa, sperando che il disegno fosse sufficientemente dettagliato e/o aggiornato, quindi si imboccava la strada che appariva "più probabile".

Il metodo richiedeva una certa pratica: leggere le mappe è molto meno banale di quanto possa sembrare. In assenza di punti di riferimento, p.e. in mezzo ad un bosco, la cosa può risultare dannatamente ardua. Questo è uno dei motivi per cui la pratica della mountain-bike ha faticato a diffondersi: senza indicazioni adeguate, o una persona che conoscesse il percorso, perdersi e tornare col buio era praticamente all'ordine del giorno.

Nel "terzo millennio" abbiamo saputo fare buon uso di tutti i satelliti messi in orbita nei decenni trascorsi, ed il risultato si chiama G.P.S., acronimo di Global Positioning System. Nella pratica un dispositivo delle dimensioni di un telefono cellulare che "ascolta" i segnali emessi da una costellazione di satelliti ed è in grado di ricavare la propria posizione con un errore di pochi metri.

Quando ci si muove, il percorso effettuato, definito come una serie di punti georeferenziati, può essere salvato in memoria per successivi riutilizzi, condiviso via internet, caricato su altro GPS, ed in sostanza sostituire del tutto la necessità di utilizzare una mappa… almeno finché ci si limita a muoversi su quel percorso. Il GPS stesso può caricare in memoria delle mappe e mostrarle sul display in relazione alla propria posizione.

La modalità a mio parere più interessante sta nella possibilità di definire "a tavolino" degli itinerari, inserirli nel dispositivo e successivamente andarli a percorrere in bici. Esistono a questo scopo strumenti on-line davvero formidabili per "inventare" escursioni, quello che uso da un po' è "MapMyRide".


Il sito sfrutta la cartografia di GoogleMaps, e consente con pochi click di seguire le strade esistenti oppure, ove non ve ne siano, di passare alle foto satellitari per individuare sentieri e piccole tracce non classificabili come strade ma ugualmente percorribili con bici adatte.

Per cui a casa, in settimana, ho studiato la zona da esplorare, cercando di raccordare due tratti di strada particolarmente belli scoperti mentre ero in cerca di un luogo adatto alle osservazioni astronomiche, ho definito una stazione di partenza (Civitavecchia), una di arrivo (Tarquinia), ho disegnato il mio itinerario e l'ho caricato sul GPS.

Ieri, poi, guidare l'escursione è stata un'esperienza straniante. Non dovevo far altro che seguire le indicazioni del display e per il resto godermi il paesaggio. Era come partecipare ad un giro guidato da altri. Il percorso che avevo stabilito a monte evitava tutte le arterie più trafficate e serpeggiava con assoluta precisione tra campi e colline totalmente sconosciuti. Uscire da Civitavecchia imboccando le strade giuste ci avrebbe portato via, coi metodi tradizionali, quasi il doppio del tempo.

Per gli interessati il racconto dell'escursione si trova sul forum Cicloappuntamenti, con tanto di foto e commenti dei partecipanti. Come prossimo passo c'è da andare a scoprire… tutto il resto del Centro Italia che ancora mi manca! Non vedo l'ora…

 

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3 thoughts on “Pathfinding

  1. Evvai! Piano piano si aggiungono altre "diavolerie".Aggiungo che grazie al GPS, portatomi da un amico dagli Stati Uniti qualche anno fa dove costava meno della metá, ho cominciato a scoprire percorsi in Mtb che prima non conoscevo e non mi sognavo nemmeno di percorrere. Dopo gli iniziali dubbi e incertezze ho imparato ad usarlo, a seguire e a costruire nuove tracce. Devo anche precisare che un percorso studiato a tavolino non é sempre fedele a quanto poi trovi sul terreno, e li rientrano in gioco le capacitá e le qualitá proprie di ciascuno.Buone esplorazioniRemo

  2. Il GPS colma l'ennesima lacuna di questo paese disgraziato: l'assenza di una cartografia decente. Quando con Manu abbiamo fatto il viaggio in bici da Praga a Dresda, nel 2004, trovammo mappe degli itinerari ciclabili della Repubblica Ceca scala 1:75.000 precise fino all'ultimo sentierino in mezzo al bosco. E stiamo parlando di un paese uscito dal crollo del muro di Berlino da poco più di un decennio. Roba che noi ce la sognavamo, e ce la sognamo ancora. Le mappe satellitari di Google mi hanno cambiato la vita, ed ora il GPS promette di fare altrettanto.

  3. Sembra un modello simile al mio (Garmin Etrex Legend HCx), che ho preso quasi un anno fa per andarci in MTB… cosa che ho fatto pochissimo, preferendo andare in giro per parchi e montagne a cercare tesori (geocaching).Se non ce l'hai, ti consiglio la cartografia: e' di un dettaglio impressionante, ci sono anche i sentieri nei parchi, e perfino un canale di scolo a Montemario, che ho visto molto da vicino. Mancano le strade militari, ma quelle sono segrete, ufficialmente, e non sono riportate nemmeno sulle mappe cartacee.Buon divertimento!Marcello 

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