Il piccolo cowboy

Dopo la sorellina Lucrezia, sabato è stato il turno per Emanuele di liberarsi delle “rotelle stabilizzatrici”. Già dall’ultima passeggiata al parco degli Acquedotti si vedeva che aveva ormai trovato l’equilibrio, ma la particolare costruzione della sua bici, con la pedaliera molto alta, non consentiva di abbassare la sella a sufficienza e ci aveva fin qui dissuaso.

Eh, sì, perché una sella troppo alta significa non riuscire a toccare i piedi a terra… condizione normale per un ciclista esperto, ma impedimento non da poco per un bimbo alle prime armi. Già non è semplice imparare ad andare in bicicletta, farlo senza poter contare sull’appoggio dei piedi a terra in caso di necessità è una piccola impresa.

Sabato mattina, approfittando di una mezz’ora libera, ho proposto a mia sorella di “fare una prova”: se va, va, sennò si rimontano le ruotine finché non sarà cresciuto abbastanza. Approvazione sua, entusiasmo del pargolo, scendiamo in garage e mi metto prontamente all’opera con le chiavi inglesi.

Emanuele non ha ancora quattro anni ma già, anche a detta dei pediatri, dà prova di un notevole senso dell’equilibrio e coordinamento nei movimenti. Completo l’operazione di smontaggio, complicata da una vite spanata, e già lui non vede l’ora di salirci sopra. Provo a spiegargli quello che deve fare ma nemmeno mi sta a sentire.

Il garage affaccia su una specie di cortiletto condominiale, ed è lì che faremo il tentativo. Gli reggo la bici per consentirgli di salirci su. Non fa in tempo ad arrivare in sella che già mi chiede di lasciarlo andare. Lo faccio partire cercando di tenerlo senza invadere troppo la sua ricerca dell’equilibrio e mi rendo conto che l’intuizione era giusta, sa già reggersi dritto sulle due ruote. Ma questo è solo l’inizio.

Quando si ferma finisce per terra, inevitabilmente. Non che mi aspetti grandi pianti, o urla, o strepiti, ma proprio niente del tutto lascia un po’ stupito anche me. D’altro canto mia sorella è da quando aveva due anni che me lo fa notare: quando inciampa e casca lui non piange… si rialza, si spolvera in tutta fretta, borbotta “fatto niente, fatto niente” e riparte. Certi bambini sono fatti così.

Anche stavolta non dice niente, rimette in piedi la bicicletta che non vuole obbedirgli e prova a ripartire. Io gli tengo il portapacchi per aiutarlo e lui, di rimando: “Zio, lasciami! Lasciami!“. Riesce a partire quasi da solo, barcollando pericolosamente di qua e di là, prova a curvare e va giù di nuovo. Eh, con le rotelle era un po’ diverso…

Da qui in poi sembra di assistere ad un rodeo in miniatura, con un minuscolo cowboy di nemmeno quattro anni deciso a domare un cavallo selvaggio che continua a disarcionarlo. Cade e risale, cade e risale… e alla fine la spunta. Ok, campione, hai vinto, siamo pronti per il parco.

E pronti lo siamo davvero. Ormai Emanuele non si tiene più: parte a razzo da solo e fa perfino la curva… passando un po’ sull’erba. Il controllo della bici c’è tutto, non devo nemmeno dirgli di evitare i pedoni, traccia le traiettorie per evitarli con molti metri di anticipo. A questo punto riesce già a fermarsi senza cadere e finire aggrovigliato alla biciclettina. Un giovanissimo esempio di determinazione che non può non dar da pensare anche a noi adulti.

Beh, prima o poi dovremo lasciargli il mondo in eredità, speriamo che per allora sappia domare la propria vita come ha fatto oggi con la sua bicicletta troppo alta. Per me, la piccola grande soddisfazione dell’essere zio.

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5 thoughts on “Il piccolo cowboy

  1. Sabato mattina andava già in piedi sui pedali.Ho pensato che fosse la distanza tra la sella e la pedaliera, e glie l'ho alzata.Mi ha detto "adesso va meglio!".Comincio a preoccuparmi…

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