Sirio B

Negli ultimi mesi, complice la rinata passione per l’astronomia, ho spesso "ammorbato" i lettori di questo blog con reports di nottate osservative. Ora devo farlo di nuovo, ma la storia che segue merita di essere raccontata per considerazioni che, come vedrete, sono legate solo marginalmente all’osservazione del cielo in sé. Tuttavia, per meglio comprendere il quadro della vicenda, sarò costretto a dilungarmi in un un breve (sic!) excursus, mi auguro non troppo "letale".

Questo post racconta dell’osservazione di una stella, e non una qualsiasi. Sirio è eccezionale già per il semplice fatto di essere stata, fin dalla preistoria, la stella più luminosa del nostro cielo. Luminosità in larga misura apparente poiché dovuta alla relativa vicinanza, ma pur sempre un dato storicamente e culturalmente importante. Dal nostro emisfero è osservabile in inverno, nella costellazione del "Cane Maggiore".

Sirio è anche una stella doppia, con una minuscola compagna che gli orbita accanto. La formazione di sistemi stellari multipli, al pari di quella dei sistemi planetari come quello di cui la Terra fa parte, è una naturale e diretta conseguenza delle dinamiche di formazione stellare, innescate dalla condensazione delle nubi di gas e polveri presenti nel piano galattico.

Detto "in soldoni" una nube dalla forma irregolare, collassando, può dar luogo alla formazione di più stelle orbitanti intorno ad un comune centro di gravità: stelle di diversa massa, colore, luminosità. Il cielo è pieno di questi oggetti, facilmente osservabili con telescopi di ogni dimensione, e Sirio non è perciò un’eccezione, se non per quanto riguarda la differenza di luminosità tra le due componenti.


(la foto è tratta da QUI)

La cosa che rende questa stella speciale è il fatto che la sua compagna, denominata per convenzione "Sirio B", è una cosiddetta "stella degenere", una "nana bianca". Stupì, all’epoca della sua scoperta, l’intero mondo scientifico: troppo piccola per essere così calda, troppo massiccia per essere così piccola, troppo densa per essere fatta della stessa materia nota fino a quel momento.

Per spiegare la natura di questa classe di oggetti fu necessario sviluppare un’intera nuova branca dell’astrofisica. Oggi abbiamo un modello sufficientemente affidabile per descrivere l’evoluzione delle stelle nelle ultime fasi di vita, a rischio di eccessive semplificazioni proverò a riassumerlo per sommi capi.

Le stelle si formano dalla contrazione, per gravità, di nubi di gas interstellare. La nube, in pratica, inizia a cadere su sé stessa, ed in questo processo si surriscalda. Quando l’idrogeno nelle zone centrali raggiunge una sufficiente temperatura e densità si innescano reazioni di fusione termonucleare, che producono quantità enormi di energia.

L’energia prodotta nel centro della stella "preme" dal centro verso l’esterno. Dopo un primo turbolento periodo di assestamento si realizza un equilibrio con la forza di gravità, che "spinge" in senso inverso. La stella quindi assume una forma stabile e passa alcuni miliardi di anni a brillare in maniera uniforme.

Questa lunga fase di stabilità ha necessariamente un termine quando le reazioni di fusione atomica che trasformano i nuclei di idrogeno in elementi più pesanti "consumano" la maggior parte del combustibile nucleare. L’energia prodotta diventa insufficiente ad equilibrare il peso degli strati esterni. La massa stessa della stella la "schiaccia" in un oggetto ultradenso, in cui le proprietà della materia diventano molto diverse da quelle che siamo in grado di riprodurre nei nostri laboratori.

(in realtà tutto è molto più complesso, le stelle attraversano fasi evolutive in cui si gonfiano enormemente, espellono nel vuoto buona parte della propria massa, nel caso di sistemi doppi o multipli la travasano sulla compagna più vicina modificandone le caratteristiche, se sono troppo massicce esplodono, ecc, ecc…)

Da notare che la massa iniziale della stella svolge un ruolo importante in questo processo: le stelle più grosse "bruciano" più in fretta di quelle piccole, e la loro vita è di conseguenza più breve.

Dunque Sirio B è una stella collassata, la più vicina e, soprattutto, una delle pochissime osservabili con strumenti relativamente piccoli. E qui finisce la nostra puntata extra di "SuperQuark" per tornare alle vicende personali del sottoscritto: nella stessa serata di "astronomia dal balcone" descritta nel precedente post ho provato anche, "en passant", a dare un’occhiata a questo bizzarro sistema.

"Non è stata un’osservazione preparata in anticipo, non sapevo né la distanza né la direzione in cui avrei potuto trovare l’eventuale compagna, né la sua magnitudine esatta. A dirla tutta non pensavo proprio che l’avrei vista, sapevo solo che era un oggetto quasi impossibile.

Guardo e la prima cosa che mi colpisce è l’enorme quantità di luce diffusa dalla primaria, Sirio A. Tuttavia mi pare di intravedere un puntino estremamente elusivo nel quadrante in alto a destra. Possibile che la compagna si riesca davvero a vedere?

Continuo ad osservare e, sebbene non visibile con continuità, mi convinco che potrebbe essere davvero Sirio B. Cercando tutt’intorno non si vede nient’altro di simile, anche a distanze diverse, quell’increspatura, quel "grumo di luce" puntiforme, è una singolarità, un unicum.


La prima cosa che mi viene in mente è di verificare l’angolo di posizione, ovvero la posizione assoluta rispetto al sistema di coordinate celesti. Questo è tutt’altro che banale in uno strumento in cui l’oculare per osservare è perpendicolare al cammino ottico, ruotato di 45°, e la verticale dell’osservatore una ulteriore variabile indipendente.

Comincio a lambiccarmi su come ricavarlo dalla serie di riflessi dello schema newtoniano, complicato dalla rotazione apparente della volta celeste rispetto ad un sistema altazimutale, quando realizzo che la soluzione è sotto i miei occhi, e non solo, ci sto combattendo dall’inizio dell’osservazione: la stella si sposta da est a ovest (e pure in fretta!).

Il "puntino" segue la stella, quindi è ad est. Considerando un sistema di riferimento con lo zero rivolto verso il nord e la rotazione in senso orario valuto un angolo di posizione sui 260°, la distanza, confrontata "ad occhio" con quella tra le due componenti di Castore (una doppia con separazione di 4" d’arco), la valuto sui 12", la magnitudine è impossibile da stimare, affogata com’è nel mare di luce della primaria.

Chiudo tutto, scendo a casa e vado a consultare Wikipedia. Sirio B si trova ad est della principale (anche se il sistema di riferimento ufficiale è diverso da quello che avevo immaginato…), dieci secondi d’arco di distanza. Perfettamente coerente con quanto osservato."


A quel punto, essendo già collegato ad internet, ho deciso di condividere sul momento il mio entusiasmo con la comunità degli astrofili italiani. Oltretutto, non avendo una grande opinione riguardo alla qualità di alcune parti della mia strumentazione (che, per i feticisti della tecnica, è descritta qui, assieme al racconto della sessione osservativa che avete appena letto), ho ingenuamente domandato se qualcun altro/a avesse in passato effettuato la stessa osservazione.

Il risultato è stato di generale incredulità. Dopo un po’ di scambi anche piccati mi sono reso conto che la stragrande maggioranza dei partecipanti al forum, appassionati di stelle doppie compresi, non solo non l’aveva mai osservata, ma non ci aveva neppure mai provato, non ritenendo un’osservazione tanto "estrema" alla portata del proprio strumento.

La lezione di tutta questa storia qual’è? Per me semplicemente che i limiti di quello che possiamo fare molto spesso ce li creiamo da soli. Che i costrutti mentali, specialmente quelli derivanti da un’eccessiva specializzazione, ci rinchiudono in gabbie dalle quali fatichiamo a liberarci. Che un gesto semplice ed ingenuo può regalarci esperienze che anni di studio ci hanno insegnato a ritenere irraggiungibili.

E in sostanza, come il proverbiale calabrone che "vola perché non sa di essere troppo pesante per poterlo fare", qualche sera fa ho puntato il mio telescopio su Sirio B e, "non sapendo di non poterla vedere", semplicemente l’ho vista.

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3 thoughts on “Sirio B

  1. bella, bellissima storia. tutt’altro che ""letale". continua con i tuoi diari stellari, mammifero, io li leggo voracemente.

    Z (al solito scrivente alla cieca) 

  2. Grazie.
    Penso sempre che se una cosa veramente mi appassiona veramente posso riuscire a farla apparire interessante anche a chi leggerà il racconto.
    Non sempre è così, ma a volte funziona…

  3. Pingback: Diario di un ritorno alle stelle | Mammifero Bipede

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