Rosarno, Italia

Assisto esterrefatto agli avvenimenti di Rosarno, Calabria, Italia, alle violenze, alle deportazioni, e mi domando se questo è davvero il paese in cui sono cresciuto, ed in cui vivo. Assisto alle dichiarazioni faziose di un ministro degli interni, espressione di un partito fieramente razzista, che addossa la colpa di tutto all’immigrazione, volutamente ignorando il perdurante abbandono di quel pezzo di penisola, come di molti altri, all’arbitrio di organizzazioni criminali e trafficanti di schiavi e droga.

Assisto al vuoto assoluto di pensiero e di azione dell’intera classe politica, dei sindacati, della coscienza civile. Assisto allo svuotamento di senso e significato delle notizie da parte di giornalisti che hanno ripudiato la propria libertà intellettuale ed umana per asservirsi anima e corpo ai potenti di turno. Assisto alla lenta e progressiva normalizzazione dell’orrore e mi chiedo perché non abbiamo più la forza di ribellarci, o anche solo l’idea di provare a farlo.

Quando uno Stato, in tutte le sue espressioni, recede dal perseguire un crimine, finché quel crimine non diventa "normalità", allora quello Stato diventa complice dei criminali.

Quando uno Stato rinuncia intenzionalmente al controllo sull’applicazione delle proprie leggi per favorire interessi di parte, allora quello Stato diventa disonesto al pari di chi quelle leggi infrange.

A Rosarno, come in mille altre parti d’Italia, ci sono agricoltori strangolati dalle speculazioni dei grossisti. Coltivatori i cui prodotti vengono pagati una miseria, nella totale latitanza delle istituzioni. A Rosarno, come in mille parti d’Italia, la soluzione "dal basso" a questo problema è lo sfruttamento di manodopera clandestina, persone senza tutele e senza diritti costrette a vivere in condizioni indegne di un paese civile, in una moderna rivisitazione della schiavitù e dell’apartheid.

Questa situazione è stata tollerata ed avallata dalle nostre istituzioni, che avevano la responsabilità ed il dovere di intervenire. Intervenire sulle speculazioni, intervenire sul taglieggiamento a qualsiasi livello (il "pizzo"), intervenire sullo sfruttamento, intervenire sulle condizioni di vita disumane. Se uno Stato non fa questo, se non garantisce a tutti pari diritti e pari opportunità, allora a che serve?

Il quadro della situazione italiana è a tal punto degradato da far disperare che se ne potrà mai uscirne fuori a testa alta. Resteremo a guardare all’Europa come ad un sogno di civiltà che si fa di giorno in giorno più remoto ed irraggiungibile, mentre le organizzazioni mafiose prendono lentamente ma inesorabilmente il controllo delle nostre città, delle nostre istituzioni e delle nostre vite.

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9 thoughts on “Rosarno, Italia

  1. E cosa ne dici del commento di Maroni sullo sciopero del 1 marzo? Quando dice che gli immigrati che scenderanno in piazza verranno identificati ed espulsi?!? Ma e il diritto di scioperoi?!? Siamo tornati ai tempi della rivoluzione industriale?!? E i sindacati non dicono niente? Non organizzano cose di supporto del tipo "espellete anche me"?!?!?

    Yod

  2. Vabbè, ma pure tu che ancora stai a sentirlo a Maroni.. sarà che io piuttosto preferisco cambiare canale e sorbirmi l’ennesina replica delle Winx
    O_o

    Mamaa

  3. Yod; qui diritti sono per i cittadini itagliani e che cazzo, non vorrai mica che vengano estesi al genere umano?
    Questi bifolchi ci hanno portato ad unepoca preilluminista.
    M!!!

  4. L’epoca "preilluminista" è solo una fase di passaggio, l’obiettivo vero è il ritorno al Medioevo. Secondo me pensano di far risalire il PIL ed uscire dalla crisi organizzando da capo le Crociate.

    Per quanto riguarda questo paese sottoscrivo il pensiero di Gipi:

  5. Peccato che chi ha scritto il commento n.6, non conosca nemmeno la sua lingua madre e chiami bifolchi gli altri… riflessione… parlava di se stesso?

  6. @ anonimo #8
    Conosco M!!! di persona, e temo vi sia stato un fraintendimento…
    La prima parte del suo commento era volutamente ironica (garantisco), la seconda invece era seria, e il "bifochi" si riferiva a chi ha dato addosso agli immigrati, non agli immigrati stessi.
    Più che "scarsa padronanza della lingua madre" penso in questo caso si tratti di a) scrivere sempre di corsa e b) dare per scontato il contesto e la comprensione di quello che si è scritto.

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